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Cultura e Beni culturali
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Leggenda di San Secondo Patrono della città..Gli atti del martirio di San Secondo furono pubblicati, per la prima volta, dai bollandisti e a questi si ispirarono gli storici locali che trattarono della vita del Santo. A partire dal Savio (1896), tuttavia, si cominciò a dubitare della esattezza della fonte, che, dal punto di vista storico, presentava numerose contraddizioni. Anche negli ultimi anni sono state avanzate tesi diverse sull'origine del culto: P. Dacquino, ad esempio, riteneva che Secondo non fosse un martire della milizia romana, bensì un vescovo vissuto in epoca longobarda. Successivamente G.P.Silicani riconosceva in lui il protovescovo storico (o ideale) della città vissuto in epoca tardo-romana (V secolo). Comunque sia, la storia del Santo da tempo immemorabile suggestiona l'immaginario degli astigiani e alla sua storia leggendaria, s'ispirarono gli artisti barocchi che nella chiesa a lui dedicata ne rappresentarono i fatti più significativi della vita. La leggenda ci tramanda che Secondo, di nobili origini romane, forse appartenente alla famiglia dei "Vettii" o della "Gens Licinia", era un idolatra fervente e grande amico di Saprizio, prefetto delle Alpi Cozie.

Iniziato al Cristianesimo da Calogero (che era detenuto nelle carceri astigiane), partì poi con Saprizio per un viaggio verso Tortona e proprio durante il tragitto accaddero prodigi eccezionali. Accolto a Tortona da Marziano, vescovo della città, venne da questi esortato a persistere sulla via della conversione e della carità, e ad andare a Milano presso i confessori Faustino e Giovita. Secondo, giunto a Milano, ebbe la benedizione di Giovita che lo invitò a portare il sacramento dell'eucarestia a Calogero e Marziano. Ritornato a Tortona, Secondo riuscì ad entrare nelle prigioni in cui Marziano era stato nel frattempo rinchiuso da Saprizio che lo aveva anche già condannato a morte; qui Secondo gli rimase accanto per tutta la notte e il giorno seguente, dopo il supplizio, ne seppellì il corpo. Saprizio, resosi conto della conversione di Secondo al Cristianesimo, cercò di convincerlo a rinunciarvi, dapprima con le lusinghe e poi con la forza: Secondo, nonostante le torture subite, rimase irremovibile nella sua scelta.

Saprizio allora lo condannò a morte ma, durante la notte precedente il supplizio, Secondo fu liberato da un angelo mandato dal cielo e trasportato ad Asti, nel carcere dove già si trovava Calogero. Saprizio, scoperta la fuga, tornò ad Asti, mandò Calogero ad Albenga, dove venne martirizzato, mentre Secondo, il 30 marzo del 119 d.C., venne portato all'esterno delle mura astigiane e decapitato. La leggenda narra ancora che il Santo fu sepolto sul luogo in cui fu ucciso e che qui sorse in seguito la chiesa a lui dedicata. A prova della benevolenza del Santo si deve ricordare la liberazione della città dall'assedio minacciato nel 1526 dal condottiero Fabrizio Maramaldo, al servizio dell'imperatore Carlo V, al tempo comandante del presidio di Alessandria. Quest'ultimo infatti, avendo tentato di entrare tra porta San Pietro e borgo San Lazzaro, presso il rio Valmanera, fu respinto e allontanato dalla popolazione che aveva invocato con fervore la protezione della Vergine e di San Secondo. Questa vittoria fu attribuita proprio all'intercessione divina e in particolare all'aiuto del Santo patrono Secondo. L'importante vicenda fu raffigurata nell'affresco tuttora visibile nella parete destra del coro della collegiata a lui dedicata.


San Secondo d'Asti e la critica storica
..Esiste, nel culto cattolico, un certo numero di santi di nome Secondo (nome latino molto diffuso). Un altro san Secondo molto venerato in Piemonte e soprattutto verso il Biellese è quello di Torino (gli è dedicata una chiesa nel capoluogo regionale vicino a Porta Nuova). Alla luce di recenti studi (Dacquino, Silicani) il san Secondo d'Asti è certamente una figura storicamente individuabile in un vescovo di Asti. Questi probabilmente si guadagnò fama e riconoscenza battendosi per la pacifica convivenza tra il nucleo originario di abitanti della città gallo-romana di Hasta e gli occupanti longobardi : l'occupazione longobarda avvenne altrove con modalità molto violente, mentre ad Asti si realizzò senza danni ; al contrario, Asti fu scelta come capoluogo del vastissimo ducato assegnato a Gundoaldo, fratello della regina Teodolinda, e tale posizione di preminenza politico-amministrativa spiega il suo successivo sviluppo economico e mercantile. In tal caso san Secondo d'Asti non fu un martire in senso stretto ma un testimone della fede, facilmente individuato come vero protettore (patrono) della città.

Le numerose e più antiche rappresentazioni non lo raffigurano mai con la palma del martirio né come un ecclesiastico (salvo una problematica effigie su una moneta del XIII secolo) e nemmeno come soldato, ma piuttosto come un magistrato o come un giovane borghese. La figura del giovane soldato martire (molto appropriata al san Secondo di Torino) si sarebbe sovrapposta a quella del vescovo astigiano al momento del trapasso dei poteri dai longobardi ai franchi (IX secolo), che avrebbero cercato di cancellare in tal modo dalla memoria del popolo un personaggio gradito al precedente regime. Il tradizionale "panegirico" del santo è tratto dalla redazione pubblicata dai "Bollandisti" (sec. XVII). Un problema a parte sono le reliquie del santo, dal momento che anche a Venezia (chiesa dei Gesuati alle Zattere) si afferma di conservare lo scheletro completo e che un vescovo di Asti nel sec. XIII si affrettò a smentire le voci di un trafugamento delle reliquie del martire da parte dei veneziani, attribuendo loro, invece, il furto delle spoglie mortali dell'omonimo vescovo.

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