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Territorio
In rapporto ad ambiente/rischio, tra i vari tipi di pericolosità esistenti
sul nostro territorio certamente i più comuni, di tipo naturale,
sono quelli di frana e di alluvione, cioè, di carattere idrogeologico.
A questi occorre aggiungerne alcuni altri di tipo antropico: inquinamento
e di carattere sociale sociale. 
DEGRADO AMBIENTALE – alluvioni. La città si sviluppa a settentrione dalla confluenza del Borbore nel Tanaro, era costituita, fino a metà del secolo scorso, da un antico nucleo delimitato approssimativamente, verso Ovest dall’attuale corso Don Minzoni, e via Brofferio, corso Ferrari e via Lamarmora, verso Sud. Le espansioni urbanistiche succedutesi nel corso degli anni hanno determinato una progressiva occupazione di aree fortemente soggette all’attività dei due corsi d’acqua. La città iniziò così a svilupparsi nella zona meridionale, lungo la direttrice di corso Savona. Con la stesura di un Piano regolatore (adottato nel 1974) furono realizzati due quartieri popolari in aree che erano state interessate dalle esondazioni nel settembre 1948 (nuovamente inondate nel 1994).

DEGRADO AMBIENTALE – dissesto idrogeologico. I fenomeni di dissesto sono processi che si manifestano ciclicamente in un ripetersi cadenzato di pulsazioni di maggiore e minore intensità, ma con meccanismi simili tra loro. I processi morfologici che interessano il territorio astigiano possono essere distinti in :
processi versanti ( frane di vario tipo)
processi lungo i corsi d’acqua d’ordine inferiore (erosioni trasporto solido)
processi lungo i corsi d’acqua nei fondovalle principali e in
pianura (erosioni di
sponda, tracimazione, allagamenti)
Nei primi due è compresa tutta la casistica di fenomeni che si attivano in ambiente alpino o collinare avendo come agente dinamico principalmente la gravità o le acque correnti superficiali incanalate; nell’ultima categoria si trovano tutti i processi legati all’attività di un fiume di fondovalle o di pianura, sia essa ordinaria sia quella che si esplica durante le piene straordinaria. La loro prevenzione è legata al preventivo riconoscimento della tipologia dei fenomeni di instabilità e dei loro meccanismi evolutivi, della frequenza con cui questi si attivano nonché della loro distribuzione spaziale. La conoscenza del territorio nella sua globalità, quindi è un presupposto indispensabile per la salvaguardia e la gestione dell’assetto “idrogeologico”. Una corretta programmazione degli interventi deve considerare necessariamente sia gli aspetto fisico-ambientali, sia la compatibilità tra questi e le potenziali trasformazioni del territorio stesso. Una struttura tecnica ideale è organizzata in 3 nuclei di attività interdisciplinari:
1° - studio dei processi naturali e divulgativi dei dati raccolti ed elaborati attualmente dal Settore “studi e Ricerche Geologiche. Sistema Informativo Prevenzione Rischi della Regione Piemonte, completati e aggiornati da altre informazioni reperite puntualmente sul territorio locale.
2° - monitoraggio e valutazione delle problematiche meteorologiche realizzato dal Settore Meteoidrogeologico e Reti di Monitoraggio regionale aggiornato con dati locali.
3° - gestione normativa e progettazione interventi di bonifica attuate dai Settori di Prevenzione Territoriale del Rischio Geologico e dal Settore Progettazione Interventi Geologico Tecnici e Sismico della Regione Piemonte, implementato con regolamentazione locale che consiste nella stesura del Piano d’emergenza comunale.

Frana di materiale limo-sabbioso
RISCHIO INQUINAMENTO - Asti ebbe un notevole sviluppo industriale intorno agl’anni ’60, sull’onda dell’allora tendenza economico/produttiva sorsero parecchie fabbriche di tipo piccolo/medio, ma alcune anche grandi. Tra le più importanti possiamo ricordare la Morando, la Vetreria, l’IBM, la Way-Assauto, la WEBER, che ebbero una notevole importanza nella vita degl’astigiani. Con la successiva crisi industriale parecchie fabbriche, in particolare piccole e medie, successivamente, alcune grandi, dovettero chiudere i battenti. Attualmente esiste solamente una fabbrica con un notevole ciclo di lavorazione che potrebbe comportare qualche preoccupazione a rischio inquinamento: L’A.V.I.R. già collocata, appositamente, in zona scarsamente urbanizzata. Pertanto, possiamo affermare con un cauto ottimismo che attualmente il rischio derivante da questo tipo di attività umana, è da considerarsi quasi nullo, comunque, abbondantemente controllato. Esiste comunque un rischio indiretto, ma credibile, dovuto agl’effetti di possibili rilasci di sostanze tossiche e/o inquinanti nell’aria provenienti da altri luoghi, esempio dal Cuneese o zone transalpine. Tali sostanze giungerebbero quasi certamente nelle nostre zone per effetto della particolare direzione predominate, Nord-Ovest, del vento: vedi…….altre per via fluviale: vedi….Esistono, inoltre, altre possibilità imprevedibili, alcune dovute a cattive gestioni del passato: vedi l’inquinamento dei pozzi della zona di S.Fedele a causa del versamento nel terreno di rifiuti della lavorazione da parte della ex Way-Assauto nel…., oppure, di tipo speculativo: incendio della S.L.U. nel 1998. Un fattore di rischio è costituito dall’Autostrada Torino-Piacenza dovuto al possibile transito di automezzi con trasporto di materiale tossico e/o inquinante a seguito di possibile incidente nel tratto astigiano della stessa autostrada.
RISCHIO SOCIALE - Altro rischio che sta sempre di più interessando le città anche quelle di provincia, considerate sino a ieri sicure, è quello di carattere sociale, cioè, relativo a tutti quei rischi derivati dalla promiscuità di culture, dalla soddisfazione di esigenze sempre più pressanti e favorite da una campagna propagandistica, dal semplice aumento di unità in spazi sempre più ristretti. Il passaggio da città rurale ad agglomerato metropolitano comporta un cambiamento negli stili di vita, a volte, lungo da assimilare e non del tutto accettati che possono favorire atteggiamenti di intolleranza dovuti ad ansietà ed insicurezza dell’individuo.

Progetto Sicurezza della Città: Telecamere in città