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Il sistema monetale
Le riforme di epoca carolingia avevano determinato una circolazione
monetaria, in tutta l'Europa centro-settentrionale, basata unicamente
sull'argento, così come si era definita nel precedente regno merovingio-franco.
Il sistema base prevedeva due unità maggiori, utilizzate solo
per i conteggi, la lira (dal latino libra ) equivalente a 20 soldi (dal
latino solidus ). Un soldo era realizzabile, in moneta corrente,
con 12 denari, oppure con 24 oboli . Dunque nel 1143 la chiesa
astigiana avrebbe pagato ad un certo Ottone quanto dovuto per l'acquisto
del terreno con 2.076 denari come quelli esposti in mostra.

Mentre
ai tempi di Carlo Magno il denaro era una moneta in argento puro (g 1,7),
quando Asti iniziò ad emetterli si trattava di pezzi
in mistura, ovvero in una lega di rame con argento in misura inferiore
al 50%, dal peso oscillante tra 0,90 e 0,60 grammi. Analisi effettuate
su denari astigiani nel XIX secolo hanno rilevato percentuali d'argento
comprese tra il 33% ed il 20%. Il peso medio dei 13 denari esposti è di
g 0,70.

Vengono
presentati inoltre in questa sede, dalle collezioni della Fondazione
Cassa di Risparmio e della Cassa di Risparmio di Asti, gli altri tipi
di monete prodotti ad Asti nel periodo comunale: il grosso (1/3
di soldo = 4 denari) d'argento - tipo di moneta introdotto a Venezia
dal doge Enrico Dandolo (1194-1201) - e l'obolo in mistura, che riprendono
le stesse tipologie già viste per i denari, così come il doppio
grosso - su imitazione dell'Ambrosino di Milano (1250-1310) - ed
il grosso tornese in argento, che prende il nome dalla moneta
coniata dai re di Francia sul modello dei denari dell'Abbazia di S. Martino
a Tours a partire dal 1266 (valore: 1 soldo), del quale si mantiene la
particolarità di avere due cerchi concentrici di legende.