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Un ripostiglio monetale da Genova

Nel marzo 1853 il sindaco di Asti, cav. Giacomo Giovanelli, avuta in
qualche modo notizia di un grosso rinvenimento di monete medievali a
Genova, cercò di ottenere esemplari di zecca astigiana rivolgendosi
a quel Comune. Possediamo la risposta del sindaco di Genova, Domenico
Elena, il quale, contattato il rinvenitore, marchese Giuseppe Maria Durazzo,
ne ottenne 14, che subito trasmise ad Asti. Apprendiamo così che
le monete in questione facevano parte di un più grande ripostiglio,
venuto in luce nel corso degli scavi di fondazione per la ristrutturazione
del palazzo del marchese. Questi era riuscito a recuperare (probabilmente
dagli operai, autori materiali della scoperta) 1.200 monete, tra le quali
solo 32 erano di Asti: si può presumere che il grosso del rinvenimento
fosse costituito da monete genovesi, altra importante zecca medievale
(che aveva avuto dallo stesso Corrado III diritto di battere moneta nel
1138).

Il
marchese Durazzo di Gabiano era uno degli ultimi esponenti di una delle
più illustri casate genovesi, con numerose residenze nel
centro cittadino e nei dintorni, discendente da immigrati dall'Albania
(fine XIV secolo), che avevano fatto fortuna con il commercio di tessuti
e che ebbero per otto volte l'onore di esprimere un doge della repubblica.
Fu, tra l'altro, collezionista di monete.
Si presenta qui per la prima volta al pubblico il piccolo nucleo sopravvissuto
(un esemplare è stato sottratto in un momento imprecisato), che
dal 1886 è custodito presso l'Archivio Storico: si tratta di denari in
lega d'argento della zecca comunale di Asti, tutti simili per tipi e
aspetto macroscopico. La semplicità degli schemi e la mancanza
di elementi figurati sono quelli caratteristici delle monetazioni medievali:
al gioco grafico con le lettere della parola REX del diritto si alterna,
al rovescio, una croce. I campi e gli spazi per le parti scritte sono
separati da cerchi ottenuti con motivi a righe o a globetti.
In mancanza di altre informazioni sul contenuto del ripostiglio, non
siamo in grado di datarlo in modo preciso e, di conseguenza, anche la
cronologia della moneta astigiana rimane generica, dal momento che sinora
gli studiosi non sono riusciti a precisarne meglio l'evoluzione cronologica,
anche a causa del conservatorismo dei tipi, che rimasero per due secoli
i medesimi (1140-1312). Non deve comunque stupire la presenza di moneta
di Asti a Genova: i traffici commerciali portavano, infatti, le monete,
come le merci, a spostarsi su lunghe distanze e, sin dall'epoca romana,
il rapporto tra la costa e la pianura nord-occidentale era garantito
da strade che dal capoluogo ligure giungevano al Monferrato e,
attraverso Torino, oltr'Alpe.