Le campagne di scavo del 1997 e 1999, contestuali al cantiere per l’ampliamento del Museo, hanno rilevato la presenza di un’ampia area pavimentata con lastre rettangolari di pietra spesse mediamente 12 cm, larghe da 60 a 90 cm e di lunghezza variabile. Frammenti di tali lastre o loro impronte sono state lasciate a vista sotto il corridoio a griglie metalliche nella parte ovest del Museo. Secondo gli archeologi l’area pavimentata è riferibile al foro di Asti. L’ipotesi che nel sito di S. Anastasio vi fosse l’area forense è rafforzata anche dal ritrovamento, all’altezza della cripta, di un largo basamento in muratura (ora ricoperto e quindi non visibile) su cui poggiava presumibilmente un monumento onorario, elemento spesso presente nei fori d’età imperiale.
Elementi di recupero provenienti con ogni probabilità dal foro di Asti sono visibili nella parte più antica della cripta : si tratta di alcune colonne marmoree , di alcune basi tra cui due rocchi di colonna scanalata , di due capitelli corinzi. Altri elementi romani si trovano nella prima sala del Museo, dove sono esposte l’ara dei duoviri edili (prima metà I sec. d.C.) e la lapide funeraria di Lucio Campio (inizio II sec. D.C.). Quest’ultima, ritrovata nel 1889 in Via S. Secondo nella cantina dei Bogliacini che la donarono al Comune, reca scolpito nella parte inferiore, entro una cornice rettangolare, un coniglio (o una lepre) intento a rosicchiare un grappolo d’uva. Si tratta della più antica raffigurazione dell’uva visibile ad Asti.
L’ara dei duoviri, ritrovata intorno al 1960 durante i lavori di costruzione dell’edificio di Corso Alfieri 213, è così chiamata perché i due personaggi maschili, entrambi della famiglia Genucia, che compaiono nell’iscrizione ricoprono la carica di duoviri, magistrati eletti con il compito di sovrintendere a tutte le proprietà pubbliche, ai mercati, alle feste, e di organizzare i giochi pubblici (ludi).
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