Sull’area, dove oggi si trova la chiesa di Santa Caterina, si trovava una delle antiche porte romane di ingresso della città, quella che accoglieva i flussi di persone provenienti dalla strada per Torino. La sua struttura, che doveva ricordare la più nota Porta Palatina di Torino, era composta da due torri che affiancavano un ingresso ad arco. Oggi delle due torri ne resta solo più una, posta sul lato sud di corso Alfieri, e conosciuta col nome di Torre Rossa. Si tratta di una struttura molto importante, una delle più antiche e ben conservate della città. Per una migliore descrizione va considerata composta da due parti: la prima, solida e tutta realizzata in mattoni cotti, è la parte di origine romana; la seconda, composta dagli ultimi due ordini di finestre, è la parte medievale, riconoscibile anche dall’utilizzo alternato di cotto e arenaria, tipico del romanico piemontese. Tradizione vuole che in questa torre sia stato rinchiuso il santo patrono della città prima di essere martirizzato. Ed è proprio grazie a questa tradizione che la torre, una volta persa la sua funzione di porta palatina, è sopravvissuta, utilizzata nell’XI secolo come torre campanaria nella nuova chiesa di San Secondo, detta appunto della Torre Rossa. In quell’occasione l’ex-torre palatina è stata adeguata al gusto del tempo e alzata di due piani. Dal punto di vista architettonico i due ordini rispecchiano pienamente il gusto romanico astigiano: il primo piano, in cotto e probabilmente più antico del secondo con finestre ad arco a tutto sesto. Il secondo piano (foto 2), realizzato probabilmente tra il XII e il XIII secolo, presenta invece una struttura in cotto e arenaria con 8 finestre al cui interno, ai lati, sono presenti due colonnine su cui poggia un secondo arco che ne restringe l’apertura. Le finestre sono alternate tra loro da una colonnina in arenaria. I due piani medievali terminano entrambi con un ordine di archetti. Una curiosità: se si osserva la torre si può notare che essa presenta una leggera pendenza dovuta molto probabilmente all’eliminazione delle strutture romane che componevano la porta palatina e degli edifici che la circondavano fino agli anni ’30 (foto 3-4).
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