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Furono inoltre chiamati a contemplare l'opera alcuni tra i più rinomati artisti del tempo: Gaetano Spelluzzi di Milano eseguì le decorazioni; ad Angelo Moja di Torino furono affidati quinte e fondali (se ne conservano ancora 2 dei 13 originali, già restaurati da Nicola Aramengo); il giovane Costantino Sermo è stato incaricato degli affreschi del Ridotto, il cui soggetto rappresenta la caduta di Fetente; a Francesco Gonin di Torino, uno fra i più celebri pittori italiani dell'epoca, vennero affidate le decorazioni del soffitto della Sala rappresentante le Muse e le Arti che al comando di Giove scendevano a ingentilire l'umanità, nonché il sipario dipinto - anche questo restaurato da Nicola - rappresentante l'apoteosi di Vittorio Alfieri che preceduto dalla Fama, circondato da Geni plaudenti, sollevato dai personaggi delle sue opere, sale verso l'immortalità. In soli due anni il teatro è stato progettato, edificato ed inaugurato il 6 ottobre 1860 con l'opera "Mose" di Rossigni e con il balletto "Enrico IV Re di Svezia" del coreografo Gioachino Coluzzi e musicato appositamente dal M° Enrico Bernardi.
La mattina dell'inaugurazione il buon Zaccaria aveva fatto preparare una lastra di pietra identica ai gradini dell'ingresso del teatro e la fece recapitare, decorata con nastri tricolori, al Sindaco con gli auguri di buon appetito.
Negli anni che seguirono il teatro visse stagioni di intensa e gloriosa attività, assumendo un ruolo di primaria importanza nella vita cittadina, tanto da spingere i componenti della Società ad offrire la proprietà e la gestione al Comune (che preferì sovvenzionare le attività piuttosto che accettare la donazione e assumersi la gestione diretta).
All'inizio del '900 si sentì però l'esigenza di trasformare ili Teatro in un luogo più rappresentativo dell'intera società astigiana , in un luogo di crescita culturale collettiva piuttosto che status sociale di poche famiglie: bisogna allargare letteralmente il teatro per consentire più fruitori possibili.
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