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Parco Valmanera

PROPOSTA DI INSERIMENTO DEI BOSCHI DI VALMANERA SITUATI NEL COMUNE DI ASTI NEL SISTEMA DELLE AREE PROTETTE DELLA REGIONE PIEMONTE (Legge regionale 22 marzo 1990, n. 12).
Deliberazione del C.C. n.47 del 21/04/2005

Alla periferia nord della città di Asti si estende una zona boschiva denominata “ Boschi di Valmanera”, formazione relitta dell’antica copertura vegetale che copriva un tempo le colline del Monferrato, da sempre meta di gite, escursioni, passeggiate dei cittadini , tanto da essere conosciuta come i “ boschi degli Astigiani” .

Dal punto di vista scientifico , storico e culturale sono stati prodotti negli anni numerosi articoli, ricerche , tesi di laurea , ecc. che ne hanno evidenziato il grande valore naturalistico ed ecologico; anche in conseguenza di ciò l’area è stata individuata, nell’ambito del progetto Bioitaly del Ministero dell’Ambiente, quale Sito di Importanza Comunitaria ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (HABITAT) ai fini della costituzione della Rete Natura 2000.

L’estensione del Sito è di circa 2190 ettari comprendendo, oltre al territorio situato nel comune di Asti, anche porzioni dei comuni di Castell’Alfero, Cossombrato e Villa San Secondo, come si evince dalla planimetria unita alla presente come allegato A.

Il Comune di Asti è proprietario di un lotto di circa 26 ettari nel versante rivolto verso ovest e per questa zona più altri 20 ettari, con deliberazione di Giunta la n. 1111 dell’11 luglio 1996, era già stato proposta l’istituzione di un’Area protetta regionale.

Il Comune di Asti è altresì proprietario del complesso storico di Villa Paolina sito all’imboccatura sud dei boschi, gestito dal WWF-ITALIA come Centro di Educazione Ambientale, circondato da 10 ettari di parco istituiti a oasi WWF dal 1992 .

A seguito di recente incontro con il responsabile del Settore Pianificazione Aree Protette della Regione Piemonte si è evidenziata la necessità di procedere a una proposta organica di gestione di tutte le aree di interesse naturalistico della provincia di Asti sotto un unico Ente individuato nell’Ente di gestione dei Parchi e delle Riserve Astigiani.

Alla luce di questa soluzione che tende a completare ed a razionalizzare il sistema di tutela e di valorizzazione delle aree di interesse naturalistico in provincia di Asti, coerentemente con le previsioni contenute nei documenti del Progetto di Piano Territoriale di Coordinamento, si ritiene opportuno proporre l’istituzione ad Area protetta della zona dei Boschi di Valmanera.

Tale area, unita a quelle delle altre aree istituite od in corso di modificazione ( Riserva naturale speciale di Valleandona e Valle Botto), porterebbe a 3.661 ha la superficie tutelata in provincia di Asti pari al 2.5% del territorio provinciale complessivo, rispetto allo 0,5% precedente (la % delle aree tutelate in Piemonte è attualmente pari all’8%).

Le Aree protette, come quella costituenda di cui sopra , oltre ad assolvere al compito prioritario di conservazione della natura ed al risanamento ambientale, sono anche occasioni per creare opportunità economiche ed imprenditoriali per la popolazione locale, in sintonia con la vocazione turistica che la frazione di Valmanera e la città di Asti stanno assumendo negli ultimi anni.

Tale Area protetta potrà comportare in termini di positiva ricaduta di immagine per l’intero comprensorio comunale e dell’importanza di promuovere uno sviluppo sostenibile e un turismo di qualità attento alle tematiche ambientali e alla salvaguardia della natura nell’ambito di un territorio dalle caratteristiche peculiari, unico per quanto riguarda un capoluogo di Provincia, a cui i cittadini astigiani sono da sempre affezionati.

LE FILLITI DI “VILLA PAOLINA”
di Cecilia Binello

Nell’arco di tempo tra la primavera 1995 e l’autunno 1996, durante i lavori di restauro del Centro di Educazione Ambientale del WWF “Villa Paolina”, ubicato nella periferia nord della città di Asti, nei Boschi di Valmanera, è stato rinvenuto un affioramento di sedimenti pliocenici contenenti delle filliti.
In modo specifico, il sito di “Villa Paolina”, c.na Bussa in I.G.M., si trova nella immediata cintura nord di Asti, in località Valmanera, e rientra nella tavoletta “Camerano Casasco” a scala 1:25000 IV NE del foglio n°69 della cartografia ufficiale italiana, nella sezione 175070 Asti Nord a scala 1:10000 della Carta Tecnica Regionale e nel foglio n°69 a scala 1:100000 della Carta Geologica d’Italia.
“Villa Paolina” è un complesso di edifici Liberty inserito in un parco di rara bellezza e ricchezza naturalistica. Di proprietà del Comune di Asti, quest’ultimo l’ha concesso al WWF, che ne ha fatto un C.E.A. (Centro di Educazione Ambientale). Il WWF è tutt’oggi impegnato nel restauro degli edifici, secondo criteri di bioarchitettura e tecnologie innovative a basso impatto ambientale, nel rispetto dello stile proprio della Villa.
In modo particolare gli attivisti della Sezione di Asti del WWF contribuisco in prima persona, nel tempo libero, nei lavori di restauro degli edifici e di riassetto del parco. Ed è proprio in una di queste giornate di lavoro di alcuni anni fa che è avvenuto il ritrovamento delle filliti. L’affioramento era situato sul versante a ridosso della Villa, in occasione, in un primo momento, della realizzazione con tecniche di ingegneria naturalistica di una palificata volta a sostenere tale versante a rischio di frana, quindi durante la ristrutturazione di un vecchio edificio adiacente al versante stesso e confinante con la palificata. L’affioramento oggi non è più visibile in quanto sulla palificata si è infittita la vegetazione e l’edificio, completamente restaurato, lo ha coperto. (1 fig.)
Immediatamente alcuni attivisti, tra i quali la sottoscritta che stava allora svolgendo la tesi di laurea proprio sull’evoluzione della vegetazione nella zona dei Boschi di Valmanera, si sono entusiasmati all’idea di poter analizzare e classificare tali fossili, affascinati dalla ricchezza naturalistica che essi rappresentavano, a maggior ragione se inseriti nell’ambito del Centro di Educazione Ambientale.
Fu quindi contattato il dott. Edoardo Martinetto dell’Università degli Studi di Torino che accolse senza indugio la possibilità di analizzare l’affioramento di “Villa Paolina”: così ebbe inizio lo studio che ora desideriamo descrivere.

INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Dal punto di vista geologico tale versante, come tutta la Valmanera, presenta la formazione delle “Sabbie di Asti”, appartenenti alla facies astiana, litologia sensibile all’azione dilavante delle acque meteoriche. Si tratta di un complesso sedimentario di sabbie fini, giallastre, generalmente quarzose, acide, incoerenti e localmente cementate; depositatesi nel Pliocene inf.-medio (5-2,5 milioni di anni fa), sono di ambiente costiero, ed infatti il loro contenuto fossilifero, concentrato in veri e propri banchi, è costituito da organismi vissuti in fondali poco profondi. La zona in questione, effettivamente, doveva essere di mare poco profondo, forse addirittura di ambiente di marea o lagunare, comunque chiusa, riparata da onde a forte energia che avrebbero portato in sospensione il limo e disperso le foglie stesse. Ad ulteriore conferma di tutto questo va citato l’unico mollusco rinvenuto, Chamelea gallina L. (classe Bivalvia), conservato come modello interno e con le valve in connessione (indice di autoctonia): è un tipico indicatore di fondali marini bassi e sabbiosi. Discreto anche il numero di icnofossili rinvenuti, indicatori della presenza passata di organismi fossatori.
Come si può notare dalle fotografie del sito (2 fig.), le sabbie gialle presentano delle intercalazioni sabbioso-limoso planari: sono queste che contengono i fossili vegetali.
Si può affermare che gli strati fossiliferi di “Villa Paolina” non siano lenticolari, poiché analoghi livelli fossiliferi si rinvengono anche (almeno per quanto ho potuto osservare di persona) circa 300 m più a valle, in una cava di sabbia ben visibile dalla strada principale della Valmanera.

METODOLOGIA DI STUDIO
Durante gli scavi per la realizzazione della palificata è stata prelevata una cospicua quantità di materiale fossile: esso consiste in un elevato numero di filliti, cioè fossili vegetali conservati per impronte. Nel nostro caso si tratta quasi esclusivamente di foglie conservate per impronte di colore per lo più rosso-bruno, dovuto alla presenza di ossidi di ferro depositatisi in seguito all’alterazione della sostanza organica.
Dal momento che nessuno di questi ha mantenuto la cuticola, lo studio si è basato solo sul minuzioso esame morfologico.
Dopo aver analizzato circa 200 fossili, si è potuto classificare con un buon margine di sicurezza un’associazione di 108 esemplari, che sono stati catalogati e fanno parte della collezione di “Villa Paolina”: questi sono gli esemplari meglio conservati, nonchè considerati i più caratterizzanti l’intero affioramento. Infatti per arrivare ad una sicura, o quantomeno molto probabile, determinazione di una fillite, è necessario poter esaminare con chiarezza alcuni elementi fondamentali quali il margine fogliare, il picciolo, l’apice e le nervature; purtroppo parecchi esemplari, in questo senso, si sono presentati “incompleti” a causa sia della fragilità del sedimento, sia dei lavori in corso sull’affioramento. L’identificazione del materiale è stata effettuata sulla base dell’iconografia e descrizioni di G. Pavia (1970) e soprattutto dell’esperienza.

CONCLUSIONI
Le specie determinate sono risultate indicatrici di tipica flora continentale: è presumibile che le foglie siano state trascinate in questa zona costiera dalle correnti fluviali, magari in seguito a piene o ad eventi alluvionali, ed a questo proposito va ricordato che non lontano da qui, nel Villafranchiano, sfociava il delta di un fiume. Quindi sono state sepolte rapidamente e su fondo irregolare, e questo è il motivo per cui troviamo frequentemente filliti con il lembo fogliare non parallelo agli strati: in altre parole sono presenti più piani di stratificazione conservanti foglie fossili, non sempre piano-paralleli.
Da un’analisi generale dell’associazione si può concludere che sia stata prodotta da una vegetazione caducifolia, con specie indicatrici di ambiente temperato-umido, come Fagus sp. che domina nettamente sulle altre. Interessante, dunque, la specie sempreverde Ocotea heeri (Gaudin) Mai (Lauraceae).


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