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Progetto Michelerio

Piano interrato

Piano ammezzato

Piano terreno

Piano primo

Prospetto 1

Prospetto 2

RELAZIONE ILLUSTRATIVA
1) INQUADRAMENTO URBANISTICO E CENNI STORICI.
1/1)Inquadramento urbanistico-descrizione sommaria del complesso edificato
Il complesso immobiliare dell’Opera Pia “Michelerio” sorge su un’area della superficie di 6335 metri quadrati nella zona nord-occidentale della Città di Asti, entro l’antico “recinto dei nobili” delle mura medioevali della cittadina.
Il complesso occupa un intero isolato racchiuso a nord da Via Carducci, ad est da P.za Cairoli e da Via Caracciolo, a sud da Corso Alfieri e ad ovest da Via Varrone.
Il perimetro del piano particolareggiato approvato nel 1993 si estende a tutta la piazza fratelli Cairoli e alle mezzerie stradali del corso Alfieri, della via Varrone , della via Carducci e della Via Caracciolo , così che la superficie dell’area interessata dallo strumento urbanistico esecutivo risulta essere di mq. 9647,24 come dal rilievo topografico allegato alla documentazione originale del piano.
I fabbricati di maggior pregio e rilievo storico-architettonico che formano il complesso sono:
-Il corpo di fabbrica principale a due piani fuori terra, di impianto cinquecentesco, che racchiude il grande cortile quadrangolare interno e che si attesta a nord al corpo della primitiva chiesa del Gesù.
-La cinquecentesca Chiesa del Gesù, facente parte del Convento delle Clarisse Osservanti, con la sobria facciata delle linee rinascimentali ed arricchita da affreschi settecenteschi; trasformata in parte nell’ottocento per esigenze dell’Opera Pia.
La chiesa è separata in due parti distinte, divise dall’altare doppio, a levante vi era la zona della clausura, a ponente, la zona aperta al pubblico articolata su quattro cappelle due “in cornu epistolae”, , e due “in cornu evangeli”.
- Lo stabile a tre piani fuori terra che si eleva con la facciata a nord su Via Carducci e risvolta verso Via Caracciolo con il proprio fronte est di recente restaurato e destinato a civile abitazione.
- Un insieme di fabbricati, parte a due e parte a tre piani concludono l’isolato ad ovest lungo la Via Varrone formando un cortile davanti alla facciata della Chiesa del Gesù ed uno a lato del corpo centrale anch’essi di recente restaurati e destinati a civile abitazione e a sede dell’agenzia territoriale per la casa di Asti.
L’accesso principale e l’ingresso di rappresentanza a tutto il complesso si hanno da Corso Alfieri, mentre l’accesso carraio principale è posto su Via Varrone ad ovest.
La piazza fratelli Cairoli , realizzata nei primi anni del secolo scorso perimetrando con un alto muro modanato una superficie semicircolare è stata ricavata per larga parte dagli orti e giardini del Michelerio ed è compresa nel perimetro del piano particolareggiato; ad essa il PRG vigente attribuisce funzione di area per la viabilità e il parcheggio.

1/2)Note storiche sulla genesi del complesso dell’opera pia Michelerio e sulle aree limitrofe
Il complesso dell’Opera Pia Michelerio nasce nella prima metà del ‘500 come monastero del Gesù, sede dell’Ordine delle Monache Osservanti del Gesù, dette poi Urbaniste.
L’esigenza di erigere un nuovo complesso si manifestò come una necessità conseguente all’avvicendamento di più ordini religiosi nei vari monasteri esistenti al tempo, del decadimento fisico di taluni di questi edifici religiosi nonché dei mutamenti che la struttura urbana andò assumendo in quegli anni. Il convento benedettino di San Marco, che sorgeva sul sedime dell’odierno Santuario della Madonna del Portone, inizialmente venne gestito dall’Ordine dei Benedettini Crocefissi, quindi attribuito alle Clarisse Osservanti che lo occuparono dal 1526 sino al 1539, in comunione con le monache Clarisse Conventuali di Santa Caterina dal 1532.
Causa le condizioni di profondo degrado in cui versavano i fabbricati componenti il complesso di San Marco ed ancor più la forte necessità di dar opera a nuove strutture di tipo militare a rafforzare la cinta muraria, si decise per la demolizione del vetusto monastero e per la costruzione di un nuovo edificio atto ad ospitare l’ordine religioso.
Nel 1540 venne dato inizio alla fabbrica e nel 1549, sul sedime di edifici preesistenti abbattuti, si prese a costruire la Chiesa in testata del complesso religioso.
Sappiamo da fonte certa che la Direzione dei lavori fu affidata ad un certo Pedro Del Ferro, capomastro, su progetto dell’ingegnere U. Seregno al tempo impegnato alla fabbrica di Milano.
Nel 1558 i lavori vennero portati a termine ma soltanto quaranta anni più tardi, nel 1589, la chiesa, dedicata al S.S. Nome di Gesù fu consacrata.
Il monastero godette di relativa prosperità per tutto il XVII secolo ed oltre e conobbe anche presenze illustri tra cui va annoverata la principessa Caterina di Savoia, figlia del Duca Filiberto, che entrò monaca nel 1625 e qui visse per venti anni.
Il complesso conventuale così come conformato nelle sue parti funzionali e nella sua organizzazione interna ci viene consegnato dalla rappresentazione della città di Asti del Theatrum Sabaudiae redatta dall’abate Tesauro nel 1682.
Nel 1725 il pittore astigiano Giancarlo Aliberti venne chiamato ad affrescare la volta della chiesa del S.S. Nome di Gesù ove dipinse un pregevole Paradiso.
La stessa chiesa nel 1755 fu ancora abbellita da un coro ligneo donato dall’Abbazia di Solaro di Breglio.
Nel 1767 ebbe inizio la prima ristrutturazione del complesso, forse la più significativa, quella che nelle forme e nei caratteri principali ci consegna immutata l’immagine delle masse edilizie così aggregate.
Il progetto di ristrutturazione ed ampliamento, forse di Benedetto Alfieri, fu condotto inizialmente da Giovanni Maria Molino sulla traccia del ben più illustre architetto.
Nelle intenzioni del progettista, il complesso edilizio risultava essere distribuito intorno ad un nucleo centrale chiuso da quattro bracci porticati prospettanti un cortile interno a guisa di chiostro.
La manica nord era costituita dal corpo di fabbrica della chiesa e da due aule; la porzione orientale del lotto, a sua volta suddivisa da un porticato passante, era destinata ad orti e giardini quintati a settentrione da un edificio risvoltante.
L’area a ponente era invece occupata dai fabbricati accessori e da abitazioni a loro volta così suddivisi:
Un nucleo di fabbricati chiuso verso l’esterno, occupato dalle monache di clausura, che si articolava intorno ad un cortile porticato con rustici ospitanti le attività di servizio e di mantenimento; un altro gruppo di fabbricati, formato dalle abitazioni degli inservienti e del confessore, possedeva un proprio ingresso autonomo dall’esterno e si caratterizzava per un cortiletto porticato antistante la chiesa aperta al pubblico.
I lavori iniziati nel 1767 riguardarono proprio la costruzione delle maniche destinate ai rustici del lato occidentale del complesso.
Si richiese allora una regolarizzazione del lotto che comportava un allargamento dell’innesto sulla Via Maestra (c.so Alfieri) con la strada in direzione del Duomo.
Le modifiche furono approvate con Patente Regia del 14 ottobre 1768.
Nel Settembre del 1802, in seguito alla soppressione dei monasteri imposta dalle autorità francesi occupanti, il complesso passò alla proprietà del Demanio Nazionale.
La valutazione degli immobili delle Monache del Gesù effettuata in quel periodo dal governo Francese, ammontava a L.84.216. Per avere un termine di paragone del valore attribuito al Complesso, basti pensare che nello stesso periodo la Colleggiata di S. Secondo fu stimata L.84.000.
Nel corso del XIX Secolo il Complesso venne destinato a molteplici utilizzi tra cui vale la pena di ricordare nel 1809 l’insediamento dell’Ospizio delle figlie povere, che alloggiava Suore di parecchi ordini e che divenne poi Ospizio di Mendicità.
Nel 1817 il Complesso venne fatto sgomberare per adibirlo a Ospedale Militare e dieci anni più tardi vi tornarono i Frati Minori Osservanti preposti alla conduzione di un orfanotrofio per i figli dei militari invalidi e dei veterani di guerra.
Tra gli interventi che si resero necessari per adattare la struttura del Complesso alle esigenze dei nuovi utilizzi, il più rilevante fu la realizzazione nel 1852 di nuove solette intermedie all’interno dell’edificio della chiesa per aumentare la superficie disponibile per i dormitori.
Nel 1870 venne aperta dalla Società anonima per la vendita dei Beni del Regno l’asta per la Vendita del Complesso che venne aggiudicata al Can. Cerruti; questi trasferì il suo pio Istituto, che poi divenne Opera Pia Michelerio, nei locali del “Quartiere del Gesù” composto di sette corpi di fabbrica con cortili e portici, acquistato all’asta nel 1870.
Il complesso del” Michelerio” trae infatti la propria denominazione dalla benefattrice dell’Opera Pia, Clara Michelerio, che agli inizi del 1860 aveva acquistato una casa nel quartiere di Via San Brunone al Varrone e, con l’assistenza del Canonico Cerruti, aveva iniziato la sua attività assistenziale rivolta ad accogliere, ospitare ed educare i giovani orfani della Città di Asti e del circondario.
Nel periodo fino al 1890 furono condotti importanti lavori di manutenzione e di ricostruzione, senza però alterare i caratteri tipologici fondamentali del complesso.
Nei primi anni del Novecento vennero realizzati interventi di trasformazione dell’area con la realizzazione della attuale piazza Cairoli, che fu eseguita nel corso dell’anno 1901 ed implicò l’occupazione di una porzione dell’area di proprietà dell’opera Pia; nel 1905 viene costruita una nuova porzione di fabbricato residenziale su via Caracciolo.
Negli anni tra il 1920 e il 1930 vengono effettuati interventi di una certa consistenza come il radicale restauro della facciata principale su Corso Alfieri, nel 1925, e la costruzione del corpo di fabbrica su via Varrone.
Nel 1927 viene realizzato il fabbricato angolare tra corso Alfieri e via Varrone, sorto come scuola di panificazione per opera di un benefattore dell’Istituto.
Nel 1933, al posto dell’antico coro della chiesa del Gesù si costruisce un teatrino.
L’Opera Pia Michelerio cessò l’attività in Asti nel 1971, e fino ad allora vennero eseguite regolarmente le necessarie opere di manutenzione.
In seguito l’edificio è stato occupato fino alla fine degli anni “80 , da diverse piccole attività, prevalentemente a carattere artigianale e commerciale e da sedi di associazioni e gruppi di animazione culturale.
Il complesso veniva ceduto all’inizio degli anni “90 dall’ opera Pia Michelerio, disciolta, allo I.A.C.P.,ora Agenzia Territoriale per la Casa di Asti che promuoveva la redazione di un piano particolareggiato da parte del comune di Asti, volto al riuso dell’intero complesso , ormai in condizioni di abbandono e di accelerato degrado.
Per iniziativa dello I.A.C.P. di Asti alla fine degli anni “90 venivano recuperate con destinazione residenziale, nell’ambito del piano particolareggiato nel frattempo approvato nel 1993 ,gli edifici posti all’angolo tra la via Caracciolo e la via Carducci e un edificio posto sul fronte della via Varrone; successivamente l’ATC di Asti ristrutturava il corpo di fabbrica posto all’angolo tra la via Carducci e la Via Varrone, in adiacenza alla Chiesa del Gesù destinandolo a sede dei suoi uffici.
Per contrastare l’incipiente degrado della restante parte della struttura ed in particolare della Chiesa del Gesù e dei corpi di fabbrica del quadriportico centrale la proprietà ha avviato , da circa un anno, una serie di interventi di manutenzione straordinaria che ,senza incidere sulle destinazioni previste o da prevedere e senza alterare l’assetto strutturale e distributivo del complesso, sono finalizzati alla conservazione degli immobili e al ripristino di condizioni minime di decoro.

1/3)Riferimenti documentari sulla genesi del complesso
La documentazione più antica, che permette di leggere, con una certa chiarezza, la distribuzione dei diversi nuclei di edifici che formano l’antico monastero delle Monache Chiarisse sotto il Titolo di Gesù, divenuto poi Opera Pia Michelerio, consiste nella mappa del 1767, (AST,Camerale Piemonte,Tipi annessi alle Patenti, sec. XVIII, n.16)che ne indica la ristrutturazione e l’inglobamento funzionale degli edifici rustici.
L’attenzione di Micaela Viglino Davico, nel saggio” L’assetto urbanistico di Asti nel XVIII secolo”, in “Benedetto Alfieri, l’opera astigiana” , si sofferma sopratutto sugli aspetti delle modificazioni delle realtà esistenti in relazione allo sviluppo della città, dandone peraltro una interessante descrizione illuminante circa la logica con la quale la struttura era stata organizzata:
“Il complesso edilizio risultava strutturato intorno ad un nucleo centrale chiuso da quattro bracci di fabbrica prospettanti verso l’interno su uno spazio a giardino con portico perimetrale; la manica a nord era costituita dalla chiesa a due aule, per le monache in clausura e per i fruitori esterni. La fascia orientale del lotto edilizio risultava occupata da un grande Giardino Potaggiato suddiviso in due settori da un portico passante e chiuso a nord da una manica edilizia ad L. L’area a ponente , rispetto al corpo principale del monastero, era sede di fabbricati di servizio, articolata in due zone;in quelle di clausura, intorno al cortile rustico principale porticato ed altre corti minori si articolavano i locali di deposito, il forno, le scuderie, la stanza per l’imbianchimento della lingeria; nella zona dei rustici, con accesso esterno erano localizzate le abitazioni per le inservienti, il pozzo, gli accessi alle camere del confessore, un cortile porticato antistante la chiesa aperta al pubblico. I lavori di ristrutturazione del 1767 riguardano la ricostruzione delle maniche rustiche sul confine occidentale dell’isolato che , a tale data , risultano in corso di edificazione nella parte non soggetta a clausura.

Il progetto generale , datato Asti , 15 settembre 1767, è sottoscritto dall’architetto e misuratore G.Ma. Molino. Ha come titolo : Configurazione regolare e dimostrativa della Pianta o Piano attuale del Venerando Monastero del Gesù di questa città, le contrade che quello circondano, il sito che si desidera occupare, e quello che si cederebbe dal detto Monastero, ad uso pubblico in corrispettivo del suddetto, formato esso Piano da me Architetto sottoscritto a richiesta della Revd.ma Donna M.a Cristina Rovero San Severino Abbadessa di detto Monastero. Sta in AST, Camerale Piemonte, Patenti Controllo Finanze, Reg.47, fg. 95. Una copia del disegno, datata Torino, 6 ottobre 1767 è firmata Ant. o Vitt. o Gallo Arch. o e Mis.re; sta in Ast, Camerale Piemonte, Tipi annessi alle Patenti sec. XVIII, n 16.
Nelle “Carte Sotteri” esiste un’altra copia del progetto del Molino recante la data del sett. 1767: “Pianta dimostrativa .... piano attuale del venerando Monastero del Gesù di questa città di Asti, contrade che quello circondano, il sito che si desidera occupare e quello che si cederebbe dal detto Monastero ad uso pubblico del corrispettivo del sud. – formato esso Piano da me architetto sottoscritto a richiesta della Rev. da Madre Donna Maria Cristina Rovero Sanseverino Abadessa di detto Monastero.”
Da quando detto dalla Viglino e da una ulteriore analisi delle mappe citate, già conosciute da P. Giacinto Burroni O.F.M e pubblicate nel suo testo: I FRANCESCANI AD ASTI, edito nel 1938 dalla tipografia del Michelerio stesso , appare chiaro come la situazione precedente il 1767, in corrispondenza dei lotti 1 e 2, comportasse l’esistenza di edifici rustici di servizio al monastero stesso, ma non strettamente connessi con percorsi funzionali, come appare dal progetto citato.
Il Burroni aggiunge che dalle “Carte Sotteri” si deduce che il progetto fu eseguito in parte nel 1767, più tardi per intero, per ponente e settentrione, su di un nuovo progetto più consono al Monastero ed alla città.

2)ANALISI DELLO STATO DI CONSISTENZA DEL COMPLESSO EDIFICATO
Le descrizioni, le valutazioni le indicazioni e le analisi dello stato di fatto che seguono e che costituiscono il punto 2) della presente relazione, articolato in ulteriori sottopunti , trovano riferimento e illustrazione nella documentazione fotografica di rilievo (allegato N. 1 alla relazione) e nelle planimetrie descrittive dello stato di fatto facenti parte del progetto di variante al piano particolareggiato.
2/1)Le condizioni igienico sanitarie e manutentive del complesso.
Dal punto di vista delle condizioni manutentive il complesso può essere distinto in due parti:
La porzione di edifici abitativi posta all’angolo tra la via Carducci e la via Caracciolo, , l’edificio residenziale posto sul fronte della via Varrone e il corpo di fabbrica in cui sono siti gli uffici dell’ATC posto all’angolo tra la via Varrone la Via Carducci comprendente parte del quadrilatero centrale sono in buone o ottime condizioni igienico sanitarie e manutentive in quanto, appunto, di recente restaurati e ristrutturati e resi pienamente agibili per funzioni residenziali o direzionali.
-Le restanti parti del complesso e cioè la maggior parte del quadrilatero centrale attorno al chiostro, la chiesa sconsacrata “ del Gesu” prospiciente la via Carducci , il corpo di fabbrica all’angolo tra la via Varrone e i corso Alfieri sono in abbandono da alcuni decenni , da quando cioè è terminata la loro funzione di collegio orfanotrofio, con l’ eccezione per alcune residuali utilizzazioni per magazzino o laboratorio artigianale che si sono protratte fino a pochi anni or sono come accennato nei capitoli precedenti della presente relazione.
Questi ultimi locali sono in cattive condizioni igienico-sanitarie dovute , oltre che alla mancanza o al degrado degli impianti igienico sanitari e termici ,alla disattivazione degli allacciamenti alla rete idrica e a quella di elettrificazione.
I serramenti, ove non divelti e asportati, sono sconnessi e mancano dei tamponamenti in vetro, gli intonachi e i pavimenti sono stati rovinati dall’ umidità risalente per le parti non cantinate e da inzuppamenti dovuti alle perdite del tetto.
Un recente intervento manutentivo, a tutt’oggi in corso, della proprietà sta provvedendo a rinnovare le finizioni delle facciate sia interne , verso il chiostro, che esterne ,verso il corso Alfieri lungo il fronte principale dell’edificio e lungo il fronte posteriore nord verso la via Carducci e a rifare le coperture.
Il tetto del complesso , nelle porzioni non ancora restaurate è in condizioni manutentive del tutto insufficienti,o lo è stato sino a pochi mesi or sono così che diffuse e numerose perdite hanno inzuppato in varie parti i solai e le volte del sottotetto e i sottostanti elementi costruttivi.
I locali cantinati sono stati di recente ripuliti dalla massa maggiore di detriti e rifiuti accumulati nel tempo, ma sono comunque a malapena accessibili per la mancanza di rete elettrica e la cattiva condizione delle scale di accesso; data l’ assetto planialtimetrico del complesso i fenomeni di presenza di umidità nei muri delle cantine sono fortunatamente circoscritti e non tali da generare problemi connessi alla stabilità delle opere murarie.
Le precarie condizioni igieniche sono aggravate dalla difficile difendibilità degli edifici non utilizzati da intrusioni, condizione che in un recente passato ha consentito e piccoli atti di vandalismo e utilizzazioni occasionali di alcuni locali come rifugio notturno di soggetti emarginati ; allo stato attuale la presenza di un cantiere costituisce temporanea difesa dell’immobile, ma è evidente l’urgenza di una rinnovata presenza di insediamenti stabili.
Il problema del complessivo recupero del comparto del Michelerio si pone quindi non solo come problema di risanamento fisico e puntuale di alcuni immobili, ma anche come problema di riqualificazione urbanistica di tutto il contesto urbano circostante.

2/2)La consistenza statica degli edifici e delle loro strutture
La porzione del complesso Michelerio già restaurata è in buone condizioni statiche ; nell’ambito degli interventi di ristrutturazione e di restauro le murature sono state ricucite là ove sconnesse, i tetti sono stati completamente rifatti, i solai sostituiti o consolidati con strutture in cemento armato o acciaio, le volte consolidate con calotte o placcature in cemento armato o intirantature così che le strutture sono utilizzabili per i normali usi di civile abitazione o uffici secondo i canoni normativi vigenti, come per altro attestato dalle avvenute collaudazioni statiche.
La porzione non ancora restaurata, è caratterizzata da strutture murarie verticali di buon spessore, realizzate in mattoni pieni, che non denotano nel complesso gravi segni di dissesto, anche se il degrado degli intonachi e la conseguente azione del gelo combinata con la carente regimazione delle acque piovane hanno generato alcune situazioni di degrado del paramento murario, soprattutto nei pilastri del chiostro cui si sta ponendo rimedio nell’ambito degli interventi
Le volte del cantinato e del piano terra, di vari tipi e sagome sono solidamente costruite e sono per la gran parte in discrete condizioni dal punto di vista statico,con l’eccezione di alcune lesioni localizzate dovute ,come già indicato per i muri verticali, ad infiltrazioni d’acqua che hanno danneggiato i conci della muratura o degradato le malte di connessione.
Fenomeni di degrado e danni localizzati, ma diffusi, sono più marcatamente presenti nelle volte del piano primo, sia perchè realizzate con strutture leggere, con funzioni non portanti, facilmente soggette ad assestamenti ,sia perchè le infiltrazioni del tetto hanno in molti punti ammalorato le malte in gesso di sigillatura dei cannicciati appesi alla struttura del tetto e le monette delle volte sottili generando in qualche punto cedimenti parziali .
Va comunque rimarcato che un complessivo intervento di restauro, risanamento e consolidamento e riuso del complesso dovrà prevedere, anche per le parti in cui non sono manifesti e visibili dissesti o lesioni delle strutture, la realizzazione delle opere necessarie per garantire l’idoneità delle strutture stesse alle sollecitazioni generate dai carichi per legge previsti per le nuove utilizzazioni in progetto.

3)LE PREVISIONI URBANISTICHE VIGENTI SULL’AREA.
2/1)Le previsioni del piano regolatore vigente
Le previsioni del piano regolatore generale vigente in termini di standards urbanistici e di parametri edilizi sono quelle desumibili dalla tabella allegata ( allegato n.2) estratta dalle norme tecniche di attuazione del piano regolatore.
vigente

3/2) Il piano particolareggiato vigente oggetto di variante.
Inoltre il comune di Asti approvava, nel gennaio 1993, il piano particolareggiato dell’area denominato “Michelerio” il cui perimetro comprendeva il complesso edilizio delimitato a sud dal Corso Alfieri, a ovest dalla Via Varrone, a nord dalla via Carducci e ad est dalla via Caracciolo e dalla Piazza Cairoli.
Il piano prevedeva in sintesi l’utilizzazione residenziale di due corpi di fabbrica, uno affacciato sulla Via Varrone e un altro sull’angolo via Carducci-via Caracciolo, l’utilizzazione per terziario (oggi uffici dell’ente proprietario) del corpo di fabbrica posto all’angolo tra via Varrone e via Carducci, il consolidamento di destinazioni terziarie-direzionali di vario genere per il quadrilatero centrale e un loro significativo incremento (circa 1800 mq. in più) da ottenersi,per la maggior parte, scavando il chiostro centrale e facendo affacciare su una sorta di cavea così ottenuta una serie di locali interrati esistenti o da realizzare alla quota delle cantine.
Il corpo di fabbrica di edificazione novecentesca posto all’angolo tra il corso Alfieri e la Via Varrone veniva destinato dal piano ad attività direzionale commerciale da attuare nell’ambito di una complessiva rimodellazione planovolumetrica volta a creare un accesso capace di attrazione e richiamo dal Corso Alfieri verso l’androne carraio sito nel lato ovest del quadrilatero centrale.
Il piano prevedeva, infine, la realizzazione di un grande spazio di parcheggio sotterraneo nell’area di proprietà pubblica della Piazza Fratelli Cairoli attiguo a spazi di parcheggio interrato previsti, all’interno del complesso edificato, in aderenza con il corpo est del quadrilatero centrale.
Quest’ultimo intervento era volto, oltre che a rispondere ad un fabbisogno generale della città, a sanare le maggiori esigenze di standards urbanistici per spazi di parcheggio (stimate in circa 800 mq.), connesse al consistente incremento di carico urbanistico causato dalla progettata realizzazione dei nuovi locali a destinazione terziario-commerciale al piano interrato del quadrilatero centrale del Michelerio, in affaccio alla piazzetta da scavarsi nel chiostro.
Il piano è , a tutt’oggi, parzialmente attuato per quanto riguarda le parti residenziali in affaccio su Via Varrone e su via Caracciolo-via Carducci, nonchè per quanto riguarda la parte di uffici dell’ATC nella porzione d’angolo tra via Varrone e via Carducci e le relative demolizioni di bassi fabbricati in fregio alle vie.
L’attuazione è avvenuta in forza di singole concessioni edilizie ed è stata gestita direttamente dalla ATC di Asti, proprietaria degli immobili ristrutturati.

4)FINALITA E CONTENUTI DELLA VARIANTE AL PIANO PARTICOLAREGGIATO.
La presente variante al piano particolareggiato ha finalità e contenuti diversi, per le parti del complesso non ancora recuperate,da quelli originariamente previsti,tali comunque da generare minor carico urbanistico e minori e meno intrusive modificazioni all’impianto edificato esistente.
Le finalità e i contenuti della variante al piano particolareggiato, a confronto con i contenuti del piano particolareggiato originario sono in sintesi i seguenti:
4/1) Eliminazione della previsione di scavo nel cortile centrale e di conseguente creazione, nei nuovi locali così realizzati sotto il porticato del chiostro, di nuovi spazi commerciali e direzionali in quantità eccedente le destinazioni terziario-commerciali consolidate all’atto dell’approvazione del piano particolareggiato.
Mantenimento della previsione di destinazioni terziarie al piano cantinato solo per la porzione di fabbrica in affaccio sul Corso Alfieri nel corpo sud-ovest del quadrilatero centrale già in parte fuori terra allo stato attuale.
4/2) Conseguente destinazione del chiostro centrale, sostanzialmente immutato nel suo assetto , a spazio di servizio per l’intero complesso e per la città realizzando una sorta di piazzetta raggiungibile, oltre che dagli esistenti accessi dal Corso Alfieri, anche da nuovi accessi da prevedersi dalla Via Carducci e dal Corso Alfieri, confermando parzialmente le previsioni del piano vigente.
Si otterrà in tal modo un vantaggio generale per la città, arricchita dalla piena accessibilità al pubblico di uno spazio pregevole, ora inaccessibile, vocato ad utilizzazioni di prestigio e, al contempo, un vantaggio per la proprietà degli immobili che otterrebbe la valorizzazione del sistema edificato su di esso prospiciente.
4/3) Significativa riduzione delle superfici in progetto a destinazione terziaria fino a riportarle sostanzialmente alle quantità accertate quali esistenti all’atto della redazione del piano, con possibile inserimento sostitutivo di quote residenziali di particolare tipologia e pregio, cogliendo un’indicazione in tal senso già esistente nelle norme di attuazione del piano vigente.
4/4)Previsione di un ampio spazio comprendente i due corpi della ex chiesa del Gesu, prospiciente la Via Carducci, e la parte nord del quadrilatero destinato ad attivita culturali di tipo museale nella ipotesi di realizzazione in detti spazi del Museo paleontologico della città.
L’intervento di recupero avrà , in tal modo, un limitato impatto sia urbanistico sia edilizio sul complesso monumentale rappresentato dal quadrilatero centrale e dai due corpi della ex chiesa del Gesù ed assumerà una fisionomia più marcatamente conservativa .
4/5) Realizzazione di parcheggi pertinenziali all’insediamento nell’area, sita ad est del quadrilatero centrale tra il corpo di fabbrica principale e il muro dell’esedra di Piazza Fratelli Cairoli per la superficie di circa mq. 1200 articolati su due livelli.
4/6)Mantenimento della previsione del piano regolatore generale vigente per quanto riguarda la destinazione a parcheggio pubblico della piazza fratelli Cairoli in cui non viene però più prevista la realizzazione di strutture sotterranee per parcheggi pubblici ulteriori in quanto la diminuzione delle superfici destinate a terziario nel Michelerio fa si che non si generino fabbisogni di aree a standards aggiuntive; quanto sopra al fine anche di non pregiudicare le future decisioni dell’amministrazione comunale di Asti relative ai confini e alle caratteristiche delle future zone a traffico limitato nel centro storico
4/7) Mantenimento delle previsioni di utilizzazione per terziario commerciale (ristorazione o attività similari) delle porzioni di fabbrica site nell’angolo tra la Via Varrone e il Corso Alfieri con modifica solo dell’assetto planimetrico previsto dal piano, volta a mantenere quello esistente e realizzare sul fronte di corso Alfieri una quinta di porticati e accessi tale da definire fisicamente il perimetro dell’area, riproponendo le sagome del fronte risvoltato sul corso Alfieri , ma tale anche da renderla al contempo fortemente accessibile.
La creazione di nuovi accessi al quadrilatero centrale del chiostro, anche riproponendo percorsi e accessi dell’originario impianto cinquecentesco(quale quello previsto dalla via Caracciolo) costituisce elemento fondante del piano di recupero che si pone quale obbiettivo la valorizzazione del sistema edificato esistente tramite una sua maggior accessibilità dalla città.
4/8)Identificazione e prima suddivisione del complesso in unità funzionali con specifiche destinazioni d’uso e identificazione a livello di progetto di massima degli spazi connettivi quali spazi di distribuzione , percorsi di collegamento verticale e orizzontale capaci di rifunzionalizzare l’edificio per le destinazioni d’uso previste, di qualità alta.
Come rilevabile dalle tavole di progetto di piano sono previste quote di terziario commerciale e direzionale e quote di residenzialità nella manica verso il corso Alfieri nelle due maniche risvoltate a est e a ovest e attrezzature culturali e museali nella manica retrale a nord e nell’edificio della ex chiesa del Gesù in cui si prevede la parziale eliminazione , nella parte più pregevole della chiesa , del solaio d’interpiano realizzato nell’800, al fine di ridare visibilità e prestigio alla volta affrescata nel suo originario contesto.
La progettazione del connettivo viene fatta nell’ottica di mantenere e recuperare l’originario assetto edificato valorizzandone l’affaccio verso il chiostro centrale e valorizzando l’accessibilità al chiostro centrale dalle vie circostanti e dal parcheggio.
In quest’ottica , oltre a prevedere percorsi verticali interni “tecnici” di connessione tra i due piani si prevede la valorizzazione delle scale esistenti e la ricostruzione della scala originariamente esistente all’angolo sud ovest del quadrilatero centrale, visibile nelle piante seicentesche dell’immobile.
Gli interventi previsti dalla variante le quantità di superfici recuperate e da recuperare a varie destinazioni sono desumibili dalle tavole di progetto di piano e dalle allegate tabelle sinottiche (allegati N. 3 e n. 4)

5)LE OPERE DI URBANIZZAZIONE ESISTENTI E PREVISTE - GLI STANDARDS URBANISTICI
5/1)Le opere di urbanizzazione primaria
Il complesso sorge all’interno del centro storico , ed è delimitato da un quadrilatero di viabilità esistente attualmente attrezzato in modo adeguato dal punto di vista delle urbanizzazioni primarie.
Sono infatti presenti nelle vie circostanti il complesso le reti di distribuzione di elettricità, dell’acqua potabile, di telefonia e di gas metano.
Va pero rimarcato come, pure essendo sufficiente l’insieme delle infrastrutturazioni primarie per le esigenze attuali è presumibile che la rivitalizzazione e la riutilizzazione del complesso comportino aggravi di utilizzazione delle reti di urbanizzazione.
Da indagini compiute risulta infatti che , mentre le restanti reti infrastrutturali sono di adeguata potenzialità e dimensionamento per servire anche le rinnovate utenze del complesso restaurato, l’anello dell’acquedotto che percorre la via Varrone, la via Carducci e la via Caracciolo necessita di interventi di potenziamento.
D’altro canto il restauro del complesso edificato del Michelerio porta a valutare l’opportunità di un’ adeguata valorizzazione degli spazi viabili circostanti ed in particolare del corso Alfieri che nel tratto frontistante il Michelerio è asfaltato e non lastricato, come nelle restanti parti del centro storico, e ,peraltro, in mediocri condizioni di manutenzione.
In considerazione di quanto sopra le opere di urbanizzazione primaria indispensabili all’intervento di recupero previsto risultano essere quelle connesse al rifacimento dell’anello di acquedotto che percorre la Via Varrone, la via Caracciolo e la via Carducci, dello sviluppo complessivo di 356 ml.circa, che può essere valutato ,comprendendo anche i costi per i ripristini dei manti stradali in porfido o acciottolato, in euro 90,00 al ml. per un totale presunto stimato di Euro 32.040,00
Pare però opportuno, come sopra accennato, che l’intervento di recupero si faccia portatore di una riqualificazione complessiva che potrebbe consistere nel rifacimento in lose di pietra delle pavimentazioni stradali del corso Alfieri per il tratto ora in asfalto, frontistante il complesso, della superficie di circa 1536,00 mq. opera il cui ammontare complessivo è preliminarmente stimabile in Euro 184.320,00.
Alla realizzazione di detti interventi, non indispensabili dal punto di vista infrastrutturale, ma certamente opportuni per la riqualificazione urbana non solo del complesso del Michelerio, ma anche delle adiacenze l’intervento di recupero dovrebbero intervenire gli attuatori del piano particolareggiato nell’ambito delle singole concessioni, per quota a scomputo dell’ammontare di competenza degli oneri di urbanizzazione tabellarmente computati, considerando non oneroso l’intervento di realizzazione del museo che costituisce esso stesso opera di secondaria urbanizzazione.

5/2)Standards urbanistici - opere di urbanizzazione secondaria
Poiché la variante al piano particolareggiato proposto non genera incrementi di carico urbanistico rispetto alla situazione preesistente, in quanto non prevede la creazione di maggiori spazi a destinazione terziaria, non sarebbe necessaria la previsione la cessione di aree per standards urbanistici
Va invece sottolineato come la prevista realizzazione di un complesso di spazi destinati a museo ed attività culturali costituisca una “super-dotazione” di opere di urbanizzazione secondaria a servizio dell’intera città e uno strumento di arricchimento e completamento della rete di servizi culturali che caratterizza la parte occidentale del centro storico con un incremento complessivo di aree per standards la cui entità complessiva è desumibile dalla tabella S/B allegata alla presente relazione.
A complemento appunto di questo contenuto di arricchimento e valorizzazione di una trama di spazi pubblici e servizi pubblici la variante al piano prevede l’asservimento ad uso pubblico della piazzetta delimitata dal chiostro e dei percorsi di accesso pedonale; abbandonata l’ipotesi di una cavea con affacci commerciali di nuovi locali sotterranei la variante modifica le finalità del piano attenuandone i contenuti di pura valorizzazione immobiliare e arricchendo significativamente i contenuti di dotazione di servizi pubblici e di riqualificazione urbana.
Ciò non ostante grazie all’opportunità di realizzazione del museo per iniziativa dell’ ente parchi e della regione Piemonte e al significativo alleggerimento degli oneri d’intervento e del fabbisogno di standards connesso alla eliminata previsione della cavea la variante al piano trova un suo equilibrio economico di attuazione grazie appunto alla sua logica conservativa che ,sfruttando la valorizzazione degli affacci commerciali e terziari su spazi pubblici di pregio consente un’attuazione economicamente giustificabile.
Il quadro complessivo degli interventi di infrastrutturazione primaria e secondaria e dei loro costi è desumibile dalle tabelle “S” ed “S/A” che costituiscono gli allegati n. 5 e n. 6 alla presente relazione.
Nelle citate tabelle viene riportato , come spazio destinato in modo vincolante ad opere di infrastrutturazione secondaria il solo spazio netto della ex chiesa del Gesù, intendendosi che gli spazi accessori al museo, previsti dal piano siano vincolati a detta destinazione.
La realizzazione del servizio culturale museale , pur costituendo opera di urbanizzazione secondaria ( e la relativa superficie area a standard) non dovrà venir accollata agli attuatori del piano , trattandosi di servizio di interesse più ampio ed esteso.

6)LE MODALITA’ DI ATTUAZIONE DELLA VARIANTE AL PIANO PARTICOLAREGGIATO-FASI TEMPORALI
6/1)Modalità di attuazione
Le modalità di attuazione della variante al piano potrebbero in sintesi essere le seguenti, normate anche dalle norme tecniche di attuazione allegate al piano:
6/1/1)Attuazione degli interventi sulle parti ancora da restaurare del complesso Michelerio e tramite permessi di costruire singoli con funzione attuativa del piano particolareggiato da rilasciarsi sulla base delle progettazioni esecutive dei vari lotti comprendenti le varie unità d’interventi previste dal piano , singolarmente trattate o raccordate tra di loro per gruppi funzionali.
I singoli permessi di costruire saranno condizionate in ragione proporzionale delle superfici trasformate alla esecuzione diretta o alla monetizzazione delle opere di infrastrutturazione primaria mentre, per omogeneità di cantiere la realizzazione delle infrastrutturazioni secondarie consistenti nel recupero della piazza centrale e degli accessi sarà effettuata direttamente dai soggetti operatori delle trasformazioni previste dal piano contemporaneamente agli interventi sui corpi di fabbrica frontistanti.
6/1/2)Attuazione del restauro degli spazi destinati a museo nell’ambito di un unico progetto esecutivo , conseguente la variante al piano particolareggiato.
6/2)Fasi temporali e priorità
Le fasi temporali e le priorità di attuazione della variante al piano particolareggiato per quanto riguarda gli edifici e le pertinenze possono essere definite come in appresso:
6/2/1) Fase 1 –Priorità 1- nei primi tre anni successivi all’approvazione della variante al piano particolareggiato.
Risistemazione e restauro del cortiletto ad ovest del corpo principale e del relativo accesso carraio dal corso Alfieri con accessi pedonali e spazi di parcheggio e dell’edificio all’angolo tra il corso Alfieri e la via Varrone simultaneamente alla realizzazione e degli interventi di recupero sulle unità poste nel quadrante sud occidentale del complesso
6/2/2)Fase 2-Priorità2-Nei primi 6 anni successivi all’approvazione edl piano di recupero.
Recupero e restauro del cortile – chiostro centrale con rifacimento delle relative pavimentazioni in concomitanza temporale con il recupero degli spazi della ex chiesa del Gesù a destinazione culturale e museale

RELAZIONE FINANZIARIA
Il costo presunto complessivo degli interventi di recupero ancora eseguire nell’ambito del piano particolareggiato “Michelerio” ,articolato nelle sue varie parti, può essere preventivamente stimato come dall’allegata tabella sinottica (allegato n. 1 alla relazione finanziaria)
La tabella parcellizza gli interventi in ragione della loro natura attribuendo a ciascuna tipologia un costo unitario presunto stimato sulla base dei costi correnti di interventi simili
A concludere la valutazione finanziaria complessiva dell’intervento viene riportata la tabella di stima delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria depurata dei costi per la realizzazione degli spazi museali il cui onere non è da considerarsi connesso all’attuazione del piano particolareggiato (Tabelle S/1 e S/A/1 allegati n. 2 e n. 3 alla relazione finanziaria).


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