I Temi del Corteo storico

PROTAGONISTI

Rioni, borghi e comuni: notizie e tema storico

in ordine di sfilata

 

montechiaro   COMUNE DI MONTECHIARO

Colori: bianco e celeste

Rettore: Roberto Fava

 

Il Comune di Montechiaro, situato a 15 km da Asti in posizione collinare, fondato dagli astigiani nel XIII secolo, conserva un pregevole centro storico medievale, con resti di fortificazioni. Poco fuori dall’abitato, su di un poggio, si erge la Chiesa di San Nazario, gemma del romanico risalente, probabilmente, al XII secolo. Suggestiva anche  la pieve di Santa Maria Assunta di Pisenzana con fondazioni protoromaniche, chiesa cimiteriale sino al 1894.

Il Comune di Montechiaro ha vinto il Palio nel 1981.

Il corteo nuziale di Valentina Visconti e Luigi di Valois

Il Comune di Montechiaro apre il corteo storico del cinquantennale della ripresa del Palio di Asti con la rievocazione del matrimonio, avvenuto nel 1389, di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo, signore di Asti e di Milano, con Luigi di Valois, duca di Turenne nonché fratello del re di Francia Carlo VI.

Luigi di Valois giunge con il principe Amedeo d’Acaia e il duca di Mantova Francesco Gonzaga, mentre notabili e dignitari innalzano i vessilli raffiguranti il suo stemma gentilizio, uno scudo azzurro seminato di gigli dorati e lambellato di grigio.  

Valentina Visconti è invece accompagnata dalle dame e dalle nobildonne della sua corte, recanti il simbolo araldico familiare, il Biscione con un uomo di colore tra le fauci. Valentina portava in dote Asti e numerosi paesi del territorio, tra i quali figurava Mons Clarus, villa nova fondata dal comune astigiano nel 1200 quando novantatre homines dei preesistenti borghi di Pisenzana, Mairano, Malesco e Cortanze diventarono cittadini astesi giurando fedeltà al Comune di Asti, che s’impegnò nell’edificazione, nel consolidamento e nella difesa della villa nova, solido avamposto contro il Marchese del Monferrato.

 

..     RIONE SAN SECONDO

Colori: bianco e rosso

Rettore: Mauro Nebbiolo

 

Il Rione San Secondo, comunemente  detto “del Santo” porta il nome del Santo Patrono. Situato nel cuore della città, comprende, tra l’altro, Piazza Alfieri, sede della corsa.

La Collegiata di San Secondo (risalente, nelle forme riconducibili a quelle attuali, al sec. XIII) ha sede nel rione, e conserva, nella cripta, una preziosa urna d’argento che custodisce le spoglie mortali del Santo nel cui nome si corre il Palio.

Su piazza San Secondo si affacciano i più importanti palazzi della Città: Palazzo Civico di gusto settecentesco su preesistenze medievali,  Palazzo degli Antichi tribunali in cui si amministrava la giustizia, e Palazzo del Podestà.

San Secondo ha vinto il Palio nel 1982 , nell’edizione del Giubileo del 2000 e nel 2007.

I Vizi in cavalcata e le Virtù in parata

Nella seconda metà del XV secolo, a seguito delle ferventi predicazioni di San Bernardino da Siena, in molte chiese dell’area subalpina, ad Asti così come in altre località, furono realizzati cicli pittorici che ne recepivano il messaggio dottrinale basato su simboli e immagini di facile comprensione e di profondo impatto emotivo. Uno dei soggetti più utilizzati come monito ed esortazione per i fedeli fu la “cavalcata dei vizi”: in esso i sette vizi capitali venivano rappresentati come personaggi femminili facilmente riconoscibili dall’aspetto e dall’atteggiamento, condotti incatenati all’Inferno su cavalcature allegoriche. La Superbia, vista come cagione ed origine di tutti i peccati, era impersonata da una sprezzante regina armata di spada, e cavalcava il leone; l’Avarizia, in sella alla scimmia, era magra ed ossuta, e portava un osso spolpato. La Lussuria era una donna sensuale e discinta accompagnata dal caprone; l’Invidia livida e malevola era associata ad un cane. La florida Gola portava con sé le vivande che amava sopra ogni altra cosa, come il lupo vorace che la trasportava. L’Ira furiosa fino all’autolesionismo era associata all’orso, l’Accidia trasandata e sciatta all’asino. L’ordine della cavalcata di dannazione era fisso, al punto che per ricordarlo con facilità fu coniato l’acronimo SALIGIA, composto dalle iniziali di ogni vizio nella posizione ad esso riservata. Contrapposto ai vizi, ad indicare l’unica strada per ottenere l’eterna salvezza, si raffigurava il “settenario delle Virtù”, rappresentate come dame dall'aspetto celestiale che incedono a piedi, recando i simboli che le identificano: delle tre virtù definite “teologali”, la Fede portava la Croce simbolo della Salvezza, la Speranza il ramo d’ulivo noetico, la Carità il pane per i bisognosi. Le quattro virtù dette “cardinali” erano la Giustizia con la spada e la bilancia, la Prudenza difesa da una corazza e recante un libro, la Fortezza con la lancia e lo scudo, la Temperanza intenta a travasare acqua da due brocche senza spanderne. Oltre quaranta chiese, che hanno conservato sino ad oggi simili cicli figurativi tra Piemonte e Liguria di Ponente, dimostrano la straordinaria fortuna che il tema incontrò nelle nostre terre.

 

..    RIONE SAN SILVESTRO

Colori: oro e argento

Rettore: Maria Teresa Perosino

 

Il Rione San Silvestro si trova nel cuore della città nei pressi della Torre Troyana o dell’Orologio. La chiesa attuale, da cui prende il nome e i colori, è stata consacrata nel 1870; sorge sul sedime della primitiva chiesa romanica consacrata da Papa Urbano II nel 1096.

La figura storica a cui si ispira il Rione è quella di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo Visconti, signore di Asti e di Milano.

San Silvestro ha vinto un solo Palio, quello a cui è stata abbinata la Lotteria nazionale, nel 1992.

22 settembre: la festa di San Maurizio

Insieme a San Silvestro, Sant’Espedito, San Gaudenzio e San Michele, San Maurizio è protettore del Rione Oro Argento. Comandante di una legione romana inviata nell’Elvezia dall’imperatore Maximiano, Maurizio si rifiutò di perseguitare le popolazioni cristiane e venne giustiziato presso Agauno nel 287 dopo Cristo. Il culto del martire si diffuse attraverso la Savoia e la Valle d’Aosta e poi lungo la Via Francigena verso la Terrasanta, con fondazione di chiese e ricetti ospedalieri per i pellegrini a lui intitolati. Quale uomo d'arme nella iconografia tradizionale viene rappresentato con l’armatura e l'insegna dalla “croce trifogliata bianca in campo nero od oro”, compare anche sugli edifici a lui dedicati.

Per i Pellegrini che giungono ad Asti percorrendo la via Longobarda, ai piedi del Castelvecchio, nel territorio di San Silvestro, viene costruita la chiesa di San Maurizio con annesso ospedale, presente ancora nel 1455. Nel 1345 la chiesa ha un custode e rettore e, secondo il registro diocesano, è al settimo posto fra le venti parrocchie della cinta urbana.

L’edificio dedicato al martire, protettore di fabbri ed armaioli, era posto al centro di un complesso di botteghe artigiane, detto “Ventina degli Spadari”, ove a fine Trecento operavano coniatori e pittori di stendardi, oltre a mercanti, lombardi e a funzionari orleanesi.

A ribadire l'importanza del culto di San Maurizio nelle terre pedemontane nel 1434 Amedeo VIII di Savoia istituì  l'Ordine Cavalleresco di San Maurizio, strumento religioso e politico del suo governo.

Il Rione Oro Argento rievoca una festa in onore di San Maurizio con il popolo di San Silvestro che lo ringrazia per la protezione nel lavoro quotidiano. Seguendo le tradizioni degli antichi laudari religiosi medioevali il Santo viene  rappresentato in tutta la sua fierezza, con esaltazione delle reliquie e dei simboli che lo identificano.

 

..    BORGO SAN PIETRO

Colori: rosso e verde

Rettore: Anna Maria La Mattina

 

Il Borgo si colloca a est su una antica area suburbana, nei pressi dell’antica strada romana. L’elemento indubbiamente più importante del borgo è il pregevole complesso monumentale di San Pietro che comprende la rotonda del Santo Sepolcro (XII secolo), la casa priorale, l’ospedale dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme e la cappella Valperga (XV secolo). Il complesso ospita anche il Civico Museo Archeologico.

San Pietro ha vinto il Palio nel 1968, nel 1969, nel 1973 e nel 1983.

Hec somnia.  Esperienze oniriche nel medioevo

Per gli uomini del Medioevo i sogni, premonitori, rivelatori o istigatori, erano considerati preziose esperienze del soprannaturale, in costante contatto con la vita quotidiana:  il mondo terreno era considerato il riverbero del mondo spirituale e il confine tra sogno e realtà era vago. I sogni erano manifestazioni del divino e visioni di esseri fantastici, apparizioni di santi e miracoli erano fenomeni piuttosto comuni.

Molteplici i sogni che poeti, scrittori e artisti inseriscono all'interno nelle loro opere, quale il sogno di Dante, che nel canto IX del Purgatorio viene trasportato da un’aquila dalle ali dorate fino alla sfera del fuoco.  Ma tutti sognano nella società medievale: uomini e donne, nobili e popolani, anche i bambini, che si credeva sorridessero nel sonno perché cullati dalla melodia delle sfere. Tuttavia la Chiesa metteva in guardia dai sogni fallaci, ritenendo l'esperienza onirica ambivalente e pericolosa; da una parte le visioni potevano avere una natura divina, dall'altra nascondere messaggi del demonio. Si veniva messi in guardia anche dagli incubi e dai succubi: i primi sottraevano energia,  mentre i secondi erano ritenuti demoni donna di straordinaria bellezza, che miravano a sedurre gli uomini piegandoli alla loro volontà. La Chiesa considerava con sospetto gli oniromanti e condannava l'interpretazione dei sogni, opponendosi, con scarso successo, all'uso del libro della sorte, dell’almanacco dei sogni e del libro dei sogni.

Ma la fede nel potere dei sogni resta forte e diffusa, come dimostra la vicenda del milanese Gian Paolino Brivio, capitano di Asti (1425 – 1439), che venne guarito da una cancrena alla gamba dal santo martire Pietro da Verona apparsogli in sogno.

Il Borgo San Pietro affronta il tema del “somno et vigilia”, con i suoi simboli onirici, portatori di significati più grandi di quelli  del quotidiano dell'uomo medievale.

 

..    RIONE SAN PAOLO

Colori: oro e rosso

Rettore: Giovanni Schillaci

 

Il Rione San Paolo, situato al limite meridionale del centro storico medievale, è sicuramente uno dei più estesi ed uno dei più antichi. Già nel 1292 si trova traccia della chiesa di San Paolo che, secondo  gli studiosi, era stata eretta presso il muro di cinta della città.

L’attuale chiesa di San Paolo, da cui prende il nome il rione, è stata costruita intorno al 1790 in stile corinzio e custodisce, tra l’altro, il Palio che il Rione ha vinto nel 1975, settecentesimo anniversario della corsa. San Paolo ha poi vinto nel 1978, nel 1979, nel 1993 e nel 2015.

La “Danse de Macabre”: allegoria del rapporto tra uomo e morte

Pestilenze, guerre e carestie ponevano quotidianamente l'uomo medievale a confronto con la morte. Canti, composizioni poetiche, affreschi ed opere moraleggianti avevano per tema la brevità della vita e l'ineluttabilità del destino: uno dei motivi più celebri è la “Danse de Macabre”, la danza macabra, illustrata in innumerevoli affreschi dal XII al XV secolo in Italia ed Europa, presente anche nell'Astigiano con una testimonianza presso la Canonica di Vezzolano.

In questo genere di ciclo pittorico, uomini e donne di diversa estrazione sociale danzano metaforicamente con la Morte e talvolta scambiano con essa un dialogo amaro e rassegnato.

La stessa Chiesa, a più riprese, ha usato questa iconografia per ricordare ai fedeli la caducità della vita e la vanità delle cose terrene dinnanzi alla Morte.

I personaggi della “Danse macabre” si riconoscono dagli abiti: monaco, papa, imperatore, soldato, mercante, contadino o nullatenente, vengono presi per mano da morti avvolti in sudari e fatti ballare in una processione. Poco a poco, i membri della danza lasciano la fila e sono condotti via dalle nere figure, a simboleggiare la dipartita costante e progressiva di tutti gli uomini.

Il Rione San Paolo vuole rappresentare questa allegoria in bilico tra la vita e la morte. Il corteo si apre con i potenti, imperatori, papi, cardinali e nobili per poi procedere via via con dame e cavalieri, fino ad artigiani, contadine, poveri, ragazzi e bambini.

Le varie raffigurazioni della Morte, avvolte dai loro sudari, si aggirano invitando gli uomini a ballare mentre alcuni musicanti scheletrici accompagnano la Danza con i loro strumenti.

Alcune di queste raffigurazioni sono il perfetto contraltare del vivente di cui hanno preso il posto è ne indossano gli attributi mondani: corone per i re oppure strumenti di lavoro per gli artigiani.

Fanno da cornice alcune dame recanti un motto, che riassume così il senso della scena: “O tu che serve a Dio del bon core, non havire paura a questo ballo venire. Ma alegramente vene e non temire, poi chi nasce elli convien morire”.

 

..   BORGO TORRETTA

Colori: bianco, rosso e blu

Rettore: Giovanni Spandonaro

 

Il Borgo si trova alle porte della città, a occidente. La sua denominazione ricorda l’antica torre che era utilizzata per vigilare la frequentatissima strada per Torino. Dal 1578 al 1801 fu attivo il Convento dei Cappuccini di cui si conserva ancora parte dell’edificio e rimane il ricordo nell’omonima località situata ai limiti del Borgo. Alla ripresa del Palio ha corso sotto la denominazione Torretta – Santa Caterina fino alla separazione, avvenuta nel 1969; dal 1970 il Borgo ha corso autonomamente con la denominazione Torretta – Nostra Signora di Lourdes. Ha vinto il Palio nel 1976, nel  2004 e nel 2013.

L’epoca d’oro dei mercanti

Nel Medioevo le associazioni mercantili astigiane, Societas mercandie e Societas Mercatorum de Ast tenevano le redini della città: i mercanti astigiani in patria esercitavano un'influenza determinante sulla vita politica, all'estero praticavano il commercio al minuto e intessevano relazioni d’affari con ministri, principi e con i sovrani in ogni parte d’Europa. Svolsero la loro attività in tutto il bacino del Mediterraneo, facendo del porto di Genova la loro base operativa. Qui giungevano dall'Oriente pietre preziose, seta, cotone, droghe, oppio, pepe, incenso, profumi, zucchero, zafferano, cannella, aloe, cassia, mirra, canfora, brasile indispensabile per tingere i panni, allume per fissarne il colore e anche qualche schiavo: le merci venivano poi vendute sulle piazze del nord Europa.

Gli Astigiani si occupavano del commercio delle materie prime e delle merci confezionate, di ciò che serve ad ornarsi e ad armarsi, a nutrirsi e a vestirsi,  specialmente delle tele di canapa e dei panni di lana, che importavano grezzi ed esportavano a torselli, lavorati e tinti, triplicando i prezzi. In città erano numerosi gli artigiani, che possedevano telai a due licci, maestri nell’intrecciare, ordire e formare l’invergatura. Gli Statuti stabilivano che il podestà entro un mese dall'inizio dell'incarico dovesse eleggere quattro inquisitori (due fabbricanti e due mercanti) con il compito di investigare se i panni erano prodotti a regola d’arte, “sicut debent fieri”. I quattro inquisitori, nel formulare eventuali denunzie, dovevano essere concordi almeno in due: “duo ad minus insimul in concordia”.

Un’altra attività redditizia era costituita dal commercio del vino delle nostre colline. Più remunerativa era la vendita delle pellicce: nel vasto dominio astese erano ancora numerose le foreste e quindi non mancavano gli animali da pelliccia. Un decreto di Gian Galeazzo Visconti, conte di Virtù e signore di Asti, emesso il primo aprile 1386, lamentava che animali selvatici aggredissero le persone e assicurava 50 soldi a chiunque avesse presentato una pelle di lupo “cum omnibus quattuor pedibus” e 10 soldi per ogni pelle di volpe.   

 

..    RIONE SAN MARTINO SAN ROCCO

Colori: bianco e verde

Rettore: Daniele Bruzzone

 

Nella parte sud occidentale della città si estende il Rione San Martino San Rocco che occupa, per tre quarti, quello che fu il centro antico di Asti dove si possono ammirare le torri e le dimore di nobili famiglie astigiane quali i Pelletta, i Malabayla e i Roero. Questi ultimi, importanti mercanti e banchieri, ebbero torri, palazzi e caseforti nella via omonima che ancora oggi congiunge corso Alfieri con piazza San Giuseppe e piazzetta San Rocco, cuore del Rione. A testimonianza dell’importanza del casato dei Roero, in epoca medievale in quella via non era consentito il passo ai funerali ed era interdetto il passaggio di condannati.

San Martino San Rocco ha vinto il Palio nel 1984, nel 1985 e nel 2012.

Giochi e passatempi nell'Asti medievale

Giovan Giorgio Alione definiva Asti, sua città, come una "terra de solacz", ossia di divertimenti: infatti, oltre alle feste annuali della corsa del Palio e della processione del Corpus Domini, gli Astigiani coglievano ogni occasione di svago.

Tra i tanti passatempi praticati, con dadi, pedine o carte, un ruolo importante aveva il gioco d’azzardo, più o meno tollerato nel corso dei secoli, ma sempre approvato se svolto nella "baratteria" (casa da gioco), i cui proventi affluivano nelle casse del Comune: ad Asti, infatti, la reva ludi taxillorum (gabella sul gioco dei dadi) nel 1462-1463 fruttava al Duca d’Orleans una delle entrate maggiori. Vista l'impossibilità di controllare o reprimere la tendenza al gioco, esso veniva in genere considerato lecito se praticato in un contesto morigerato e controllato: non si condannava dunque l'azzardo in sé, ma le modalità con cui esso si svolgeva. Il gioco si praticava ovunque: sotto le logge e i portici, ai crocevia delle strade e soprattutto sulle piazze dei mercati, essendo proibito nelle case private, nelle botteghe e nei luoghi semichiusi. Si faceva eccezione per la casa del podestà, in cui, solo in occasione delle festività natalizie, dipendenti e amici potevano giocare ai dadi, alle tavole e agli scacchi, così come riportano gli Statuti astigiani. Secondo il giuramento dei tavernieri, non era permesso giocare nelle locande: i trasgressori venivano puniti con una sanzione di 3 lire astesi e il giocatore doveva pagare un supplemento di 20 soldi. Uno dei giochi più amati, seppur pericoloso per la quiete e la morale pubblica, era quello dei dadi, spesso fonte di liti e disordini. Molto diffusa era la "Zara" (o "Azar"), che consisteva nell'indovinare il punteggio dei tre dadi prima del lancio. I giochi con le tavole venivano considerati, insieme agli scacchi, il tipico divertimento della nobiltà:  l'arithmomachia, o ludus philosophorum, consisteva nel creare proporzioni matematiche tra pedine numerate ed era il passatempo privilegiato dalle persone colte. Dadi e tavole non erano gli unici giochi: i bambini e le fanciulle si dilettavano all'aperto con il cerchio e rincorrendosi a "mosca cieca", mentre era riservato agli uomini l'utile e nobile esercizio del tiro alla balestra, di cui si organizzavano frequenti tornei. Vivamente osteggiato era invece il ludus pugillorum (il pugilato dell’epoca), praticato prevalentemente tra le classi popolari.

 

..    RIONE SANTA CATERINA

Colori: rosso e celeste

Rettore: Nicoletta Sozio

 

Il nome del Rione deriva dalla pregevole chiesa parrocchiale (sec. XVIII) dedicata a Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto. Adiacente alla chiesa si ammira la Torre rossa o di San Secondo in laterizi e arenaria, che nella parte inferiore conserva la struttura di porta palatina di epoca romana (I secolo d.C.), sopraelevata poi in età medievale (XI secolo). Il primo Palio e’ stato vinto nel 1970. Ha poi nuovamente vinto nel 2003 e nel 2014.

Il corallo “fiore di sangue” principio di virtù

Il corallo è simbolo di vita nei miti di molte culture, è ornamento ma anche talismano potente per disperdere il male e le disgrazie. Il cristianesimo ha raccolto e assimilato l’eredità di diverse credenze ed ha esaltato il corallo nell’iconografia, trasformando i rossi rami che il mito voleva nati dal sangue della Medusa in prezioso simbolo del sangue di Cristo.

Il colore del corallo ha un significato magico: il rosso si riteneva maschio, il bianco femmina così che, trasformato in “pietra da latte”, reso polvere e disciolto in acqua, veniva ingerito dalle partorienti. Invece quello macchiato era detto “ubriaco” e non aveva proprietà.

I coralli rappresentavano il dono per eccellenza dato alle giovani spose e ai neonati. Era infatti consuetudine far indossare ai neonati pendenti formati da rametti di corallo, ma anche somministrare come medicinale la polvere da esso ricavata per la prevenzione e la cura delle crisi epilettiche, degli incubi e dei dolori della dentizione.

Inoltre si riteneva proteggesse contro i fulmini e il pericolo di morte improvvisa degli infanti; polverizzato e disciolto in acqua serviva per combattere febbri e coliche, per accelerare le doglie oppure per scongiurare l’aborto, diventando così il simbolo della forza rigeneratrice e della fecondità femminile. Mescolato al vino favoriva il sonno, unito ai colliri disinfiammava. Per la sua somiglianza con la forma e il colore dei vasi sanguigni e la sua capacità di solidificarsi, la leggenda  vuole che esso sia nato dal contatto di alcune alghe con la testa recisa di Medusa, che avrebbe trasmesso le proprietà del suo sguardo nel corallo stesso; per questa peculiare origine era considerato utile nella cura per le emorragie e le anomalie del ciclo mestruale e come coagulante per ferite, ulcere e cicatrici.

Il corallo pescato in Liguria giungeva ad Asti e da qui era smerciato nel resto d’Europa. Gli orafi, argentieri e “corallari”, lavorandolo realizzavano dei piccoli capolavori molto richiesti, che consentivano ampi margini di guadagno.

Grani rossi di corallo erano utilizzati per realizzare le corone del Rosario. In alcune  pale di altare oggetti in corallo – fili di perle o di rametti di notevoli dimensioni – decoravano troni o baldacchini che accolgono Maria e Gesù Bambino.

Il corallo è presente nelle raffigurazioni  del Bambino del XIV e XV secolo, quale ad esempio la bella tela della Madonna con Bambino o Madonna delle ciliegie presso l’altare laterale della chiesa di Viatosto.

 

..    BORGO SAN MARZANOTTO

Colori: oro e blu

Rettore: Marisa Cerato

 

San Marzanotto, borgo arroccato sulle colline a sud della città, al di là del Tanaro, è l’antico “Sanctum Marcianus”, citato nel diploma mediante il quale Federico Barbarossa nel 1159 conferma alla Città di Asti le località del distretto. 

Fuori dall’odierno abitato, su una collina che si affaccia sulla valle del Tanaro, sorge, a testimonianza dell’epoca medievale, il castello di Belangero, antico feudo della nobile famiglia Asinari.

San Marzanotto non ha ancora al suo attivo alcuna vittoria.

Gli Asinari

Gli Asinari sono una delle famiglie più antiche del patriziato medievale astigiano, tra le più influenti e attive nel commercio e in seguito nell'attività di prestito su pegno. Le prime notizie certe sulla famiglia Asinari risalgono alla fine del XII secolo, quando iniziarono ad aprire e gestire attività commerciali nell'astigiano e nel genovese. Lo stemma della famiglia, su uno scudo blu con il bordo rosso e argento, porta al centro una torre d'oro, il cimiero raffigura un asino nascente, il motto, riportato alla base dello stemma, recita "tutto al fin vola". La famiglia, a capo di vaste ed importanti attività finanziarie all'estero, si suddivise in diversi rami: gli Asinari di San Marzano,  attivi prevalentemente in Borgogna, gli Asinari di Camerano che scelsero come area d'azione i Paesi Bassi e la Svizzera, i rami di Casasco, di Dusino e di Costigliole. Il feudo di Camerano ebbe come capostipite Tommaso, mentre Guglielmo del ramo di Casasco, forse il più facoltoso, fu attivo prevalentemente in Renania. Gli Asinari seppero creare una fitta età di interessi commerciali che li legavano ad altre numerose famiglie astigiane operanti all'estero. Del ramo di San Marzano, che in Borgogna dalla fine del Duecento godeva dei diritti sulle raffinerie di sale di Salins, Giorgio Asinari con altri soci, aprì banchi in Svizzera, Francia (Orléans) e a Colonia nel quattordicesimo secolo. Il capostipite degli Asinari di San Marzano fu Bonifacio che lasciò tutte le sue ricchezze ai figli Bonifacio e Tommaso.

Dagli Asinari di San Marzano derivarono gli Asinari di Costigliole con capostipite Alessandro e successivamente il fratello Bonifacio, ma questo ramo della famiglia si estinse ben presto a causa della mancanza di eredi maschi.

 

..    COMUNE DI CANELLI

Colori: bianco e azzurro

Rettore: Giancarlo Benedetti

 

Canelli, centro spumantiero noto a livello internazionale, si trova a 30 km a sud di Asti. Il paese, dominato dall’imponente mole del castello Gancia, ha il suo fulcro nella produzione vinicola di alta qualità dovuta, soprattutto, a terreni particolarmente vocati per la coltivazione del vitigno moscato, “padre” del rinomato Asti Spumante.

Canelli ha vinto il Palio nel 1974.

Vini e uve: pedaggi, tasse, leggi e privilegi

Gli Statuta Revarum Civitatis Ast, pervenuti nella versione del 1377, sono la raccolta degli ordinamenti che regolano nel Comune di Asti e nel suo distretto la riscossione di gabelle, dazi e pedaggi. Poche erano le città che ebbero ordinamenti fiscali così precisi, i quali permettevano una costante e cospicua entrata di denaro nelle casse comunali, anche se una parte spettava all'appaltatore ed ai vari signori che si susseguirono al governo della città.

Fin dall’epoca dei Liguri e dei Romani, il territorio di Asti è famoso per le sue uve ed i suoi vini. Il vino è merce primaria per il consumo e al dazio relativo sono dedicati vari capitoli negli Statuta, che regolano la vendita di vino al dettaglio, l'importazione di vino e uve, la vendita del vino all’ingrosso, la mescita. Giornalmente alle tre porte di Asti (San Pietro, San Quirico, Sant’Antonio) i gabellieri esigono il pedaggio sulle merci che entrano in città, sotto pena della loro confisca, compresi gli animali da soma, nel caso si eluda il pagamento. Godono di franchigia i religiosi, i frati e le monache dei Conventi di Sant’Agnese, Sant’Anastasio, Santo Spirito e Sant’Anna; durante la dominazione orleanese sono esenti anche il Duca, il Governatore ed i Castellani, ma solo per il consumo famigliare. Per portare l’uva in città, si pagano tre soldi a “carrata”, ovvero bigoncia da carro, sei denari ogni soma, due denari per cesta.

Nel capitolo del vino all’ingrosso si scopre che vige una legislazione particolare per vini e produttori cittadini: “…chiunque in Asti città, nei suoi borghi e sobborghi venderà vino, o lo regalerà o lo impresterà ad un cittadino astese pagherà per ogni sestaria (diciotto litri) di vino puro, o mischiato, tre soldi in moneta d’Asti. Se invece si farà ad un forestiero, oppure a chi non paga tributo al Comune, la tariffa sarà di sei denari….”. Vengono elencate condizioni che definiscono il “forestiero”; vengono però esclusi da questa categoria sacerdoti e poveri che abitano in città: essi “a ragione” vanno considerati cittadini di Asti. Analoga procedura di pagamento da parte dei mercanti avveniva, secondo la tradizione, anche per il vino inviato al duca d’Orleans, signore di Asti, ed alla corte francese di Luigi XII.

Interessante anche la citazione nel Codice relativa al vino tagliato o “loira” e all’uva “agresta” usata per le “salse asprigne”, condimento per le carni lesse.

 Il corteo rievoca mercanti e popolani di Canelli che portano in città prodotti vitivinicoli e pagano ad una porta della cinta muraria gli importi dovuti nelle mani dei gabellieri e dell'appaltatore.

 

..    BORGO VIATOSTO

Colori: bianco e azzurro

Rettore: Roberto Boero

 

Il Borgo Viatosto – anticamente detto Ripa Rupta – si trova all’estremo nord della città, su un colle, graziosamente raccolto intorno alla chiesetta della Madonna di Viatosto, intatto, pregevole esempio di romanico.

Dal sagrato della chiesa si può godere il singolare panorama della città di Asti.

Viatosto, insieme con Don Bosco, ha vinto il Palio nel 1967, 1971 e 1980. Dal 1981 Don Bosco e Viatosto hanno costituito due Rioni distinti.

La simbologia all'interno della chiesa di Viatosto

L’interno della bella chiesa di Viatosto è ricco di decorazioni il cui significato spesso sfugge ai visitatori o ai fedeli, ma che riflettono il prestigioso Medioevo astese. Il Borgo Viatosto le ricostruisce in parte per il corteo storico, mantenendo l’effettiva disposizione degli emblemi presenti nelle tre navate.

Secondo la leggenda, grazie alla protezione della Vergine, Asti scampò alla terribile pestilenza del 1340: forse per motivi devozionali, di certo per ragioni di prestigio, numerosi sono gli emblemi e gli stemmi di importanti famiglie astigiane presenti all’interno della Chiesa di Viatosto. Essi rimandano all'aristocrazia locale, agli ordini religiosi, alle confraternite attive in città che con generosi donativi finanziarono la decorazione della chiesa.

Apre il corteo l'Agnello con un vessillo crociato avvolti da un cordone, simbolo cristologico e emblema della Corporazione dei Lanieri. Seguono due conchiglie e le insegne della Città di Asti.

E’ quindi la volta della croce ottagona dei Cavalieri Gerosolimitani e di una stella, forse simbolo di un altro ordine religioso. Due archi composti da foglie di quercia dividono idealmente l’area relativa all’altare dal resto dell’edificio sacro. Nei capitelli anteriori sono raffigurati il Sole e la Luna.

E' poi la volta dello stemma della nobile casata degli Asinari. Grazie al generoso lascito di un suo membro, Emanuele, fu  possibile l’ampliamento alle dimensioni attuali del tempio intorno alla metà del XIV secolo.

Segue l'insegna araldica della famiglia Roero: tre ruote d’oro che, secondo la leggenda,  componevano il carro sul quale venne portato in trionfo il capostipite della famiglia dopo aver ucciso il comandante nemico durante la crociata che portò alla liberazione di Gerusalemme. E’ infine la volta dello stemma della casata dei Ricci.

Poco dopo l'entrata sono raffigurati due leoni e la spiga di grano, simbolo del Borgo. Sul portale sono rappresentati gli stemmi delle famiglie Scarampi e Layolo.

Chiude la sfilata la raffigurazione di una foglia di vite, presente della parte alta dell'esterno della chiesa, che rievoca la tradizionale coltivazione presente ancora oggi nelle colline circostanti.

 

..    COMUNE DI CASTELL’ALFERO

Colori: azzurro, bianco e oro

Rettore: Paolo Tognin

 

Ammesso alla corsa per la prima volta nel 1989, Castell’Alfero, situato a 12 km da Asti in posizione collinare, è rinomato per la produzione vinicola e per il castello dalle linee settecentesche già appartenuto ai Conti Amico, ora sede del Comune.

Nota ai più la frazione Callianetto che, secondo la tradizione, avrebbe dato i natali alla popolare maschera piemontese “Gianduia”. Castell’Alfero ha vinto il Palio nel 1997 e nel 1998.

Il primo podestà di Asti – Guido Da Landriano 1190

Guido da Landriano, console e comandante dell’esercito della Lega, uomo di vasta esperienza militare, ebbe un ruolo decisivo nella lotta contro il Barbarossa. Podestà di Ferrara nel 1179,  il 30 aprile 1183 giurò di mantenere salda la pace che stava per essere stipulata davanti ai messi imperiali, il vescovo di Asti e il marchese Enrico Guercio. Guido sarebbe quindi tornato alla vita civile: possedeva terre nel milanese e nella campagna di Torrevecchia e inoltre svolse il ruolo di amministratore dell'eredità di una vedova.

La sua carriera politica si chiuse nel 1190 con un ultimo, prestigioso incarico: fu il primo podestà di Asti, un ufficio per il quale venivano prescelti forestieri provenienti da città alleate; ad Asti lasciò un ricordo estremamente positivo tanto che, quasi un secolo dopo, il cronista Ogerio Alfieri lo ricordava come  un uomo buono e onesto, che molto si era adoperato per il comune astigiano.

Guido da Landriano portò con sé ad Asti, oltre alla sua famiglia privata, anche una “famiglia pubblica”, ovvero un nucleo di collaboratori di sua fiducia, una specie di corte costituita da giudici, notai e uomini d'arme destinati a mantenere l'ordine pubblico.

Intorno agli anni della podesteria di Guido andò definendosi anche la villa di Castell'Alfero, precoce esempio di intervento insediativo del comune di Asti alla ricerca di un consolidamento del controllo territoriale lungo il corso del torrente Versa. 

 

..   COMUNE DI SAN DAMIANO

Colori: rosso e blu

Rettore: Annamaria Spadafora

 

Situato a 15 km da Asti, il Comune di San Damiano è centro agricolo di primaria importanza, soprattutto per la produzione frutticola e vinicola.

Fondato nel 1275, nello stesso anno in cui ad Asti si consolidava la tradizione del Palio, conserva la storica pianta rettangolare e una medievale torre cilindrica.

Il Comune di San Damiano ha vinto il Palio nel 2011.

 

La simbologia medievale della luna tra scienza, misteri e credenze.

Per l'uomo medievale la luna racchiudeva molti significati: era legata alla donna, alla fertilità, alla morte e alla rinascita. Inoltre, era un simbolo di processi ciclici. Nell'iconografia sacra la luna era associata alla Vergine Maria, raffigurata con la falce di luna, il principio femminile che porta la luce nel buio della notte.

Secondo alcuni studi, il 30 agosto 1168 si verificò il lunistizio (massima declinazione lunare che si verifica ogni 18 anni e mezzo) e su questo particolare asse di orientamento lunare fu impostato il progetto architettonico della chiesa di Santa Maria di Vezzolano, di fondazione agostiniana: proprio Sant'Agostino aveva teorizzato il ruolo della luna come simbolo mariano della chiesa.

Ma fin dai tempi più antichi nelle credenze popolari  le fasi lunari influenzavano tutti gli aspetti della vita umana: alla luna nuova o nera, magica ed esoterica, si imputavano presagi, guarigioni dalle malattie e stregonerie; il suo passaggio rappresentava uno dei momenti più intensi dell’intero ciclo lunare. La luna piena invece, associata ad un cerchio o ad una ruota, simboli di fortuna e del trascorrere del tempo, era collegata al parto, alle nascite e alla raccolta delle erbe officinali. La luna crescente era considerata di buon auspicio per la semina delle colture e delle messi,  di cui poteva influenzare positivamente la maturazione; per la loro forma a mezzaluna anche le corna di toro furono considerati simboli lunari e associati al ciclo della vita e della fertilità. La luna calante segnava la fine della raccolta delle uve e dei frutti che, attraverso il processo di distillazione, davano vita ad estratti racchiusi in misteriosi alambicchi.

Le fasi lunari avevano un rilievo importante anche in tutti i processi alchemici, che associavano la falce sottile della luna al principio femminile  in opposizione al sole,  principio maschile.

Gli astronomi del Medioevo catalogarono e raffigurarono le costellazioni, attribuirono nomi alle stelle, misero a punto calendari più accurati con strumenti di misurazione, studiarono le eclissi e raffinarono le mappe che tracciavano i movimenti celesti. Riuscirono a determinare la posizione della luna e dei cinque pianeti visibili a occhio nudo per qualsiasi momento del giorno e della notte, un prezioso aiuto per i naviganti. Osservando la posizione dei corpi celesti era anche possibile determinare l’ora del giorno e tenere aggiornato un calendario. Il corteo rosso blu rappresenta la simbologia lunare attraverso simboli astronomici, oggetti e strumenti di misurazione riferiti a studi e tavole dei primi anni del Quattrocento.                                 

 

..   COMUNE DI MONCALVO

Colori: bianco e rosso

Rettore: Filippo Raimondo

 

Importante centro monferrino, Moncalvo dista 20 km da Asti ed è noto per la sua indiscussa tradizione enogastronomica e per essere stato capitale del Marchesato di Monferrato. Ricco di storia, le cui vestigia si possono ammirare ancora oggi – Chiesa di San Francesco, bastioni, Chiesa della Madonna - ha dato i natali a Rosa Vercellana (la Bela Rusin, Contessa di Mirafiori) moglie morganatica di Vittorio Emanuele II. Di antica tradizione e grande richiamo la Fiera Nazionale del Tartufo (ottobre) e la Fiera del Bue Grasso (dicembre).

Moncalvo ha vinto il Palio nel 1988, nel 1989, nel 1994 e nel 1995.

Il cervo dei Monferrato: emblema di potenza

Esiste un animale che caratterizza a livello iconografico tutto il percorso dinastico dei Marchesi di Monferrato: il cervo. Presente già all’epoca dei primi Aleramici, sotto la dinastia dei Paleologi diventa animale di corte per eccellenza. Nei bestiari il cervo viene descritto come una creatura benefica, purissima e caparbia, simbolo di Cristo e spesso veicolo di miracoli e prodigi: Sant’Eustachio si convertì al cristianesimo dopo aver visto il crocifisso tra le corna del cervo che stava cacciando. In epoca medievale presentare il cervo nel blasone familiare non  era consueto, essendo un simbolo cristologico.

È peculiare, pertanto, che il cervo figuri nel cimiero dei Marchesi di Monferrato: un braccio armato di spada posto tra due corna di cervo e un’aurea corona. Nella sua Historia Montis Ferrati, Benvenuto San Giorgio esalta le virtù del cervo comparandole alle caratteristiche della casata marchionale, quali l'amicizia, perché i cervi si aiutano l’un l’altro per superare le difficoltà, e l'astuzia nel fuggire gli avversari. Il cervo non è solo figura araldica, ma anche una presenza stabile alla corte dei Monferrato, dove dimora in cattività nei fossati dei castelli tra i quali l’oppidum Montiscalvi. La sua presenza è anche testimoniata nei dipinti parietali e sui soffitti delle residenze marchionali, come a Casale, dove si trovano affreschi di cervi accosciati, con balzana di Monferrato al collo e racchiusi in recinto. Il cervo è una delle figure animali più riprodotte nelle opere d’arte quattrocentesche, dai disegni del Pisanello a quelli di Giovannino De’ Grassi. Nel Duomo di Casale Monferrato si trova un interessante bassorilievo raffigurante un cervo, che diventa anche oggetto di decorazione di reliquari, pissidi, acquasantiere e porta ceri.

La figura del cervo è usata dai Marchesi di Monferrato quale simbolo di potenza nelle monete, nei gioielli e in qualsivoglia insegna di sovranità. Anche nelle sempre più elaborate feste di corte, il cervo dei Monferrato è esaltato dai teatranti che personificano l’animale, ma anche dai signori che indossano particolari maschere per rendere omaggio al nobile amico, che si crede si lasci sedurre dal suono di una bella voce o dall'armonia di uno strumento musicale.

 

..   BORGO DON BOSCO

Giallo e blu

Rettore: Marco Scassa

 

Borgo di recente costituzione, si trova nella zona degli “antichi sbocchi nord” di Asti ed è caratterizzato da ampie aree destinate a verde pubblico oltre ad essere la zona residenziale della città, in cui sorge anche il nuovissimo ospedale. La chiesa, costruita nel 1962, è dedicata a  San Giovanni Bosco, figura di educatore e sacerdote di origine astigiana, la cui opera ha di gran lunga valicato i confini cittadini. Originariamente il Borgo Don Bosco ha partecipato al Palio con l’attiguo Borgo Viatosto aggiudicandosi il Drappo nel 1967, 1971, 1980. Dopo la separazione da Viatosto ha ancora vinto nel 1996.

La duchessa Maria di Clèves, signora di Asti 

Maria di Clèves,  terza moglie di Carlo, duca d'Orléans, figlia di Adolfo primo duca di Clèves e di Maria di Borgogna, e nipote di Giovanni senza Paura, il 6 novembre 1440 sposò a 14 anni Carlo d'Orleans (quasi cinquantenne) che, caduto prigioniero degli Inglesi nel 1415 nella battaglia di Agincourt, poté pagare il riscatto dalla prigionia (200.000 scudi d'oro) proprio grazie alla dote di Maria. Il matrimonio, avvenuto a Saint-Omer, è raffigurato in un arazzo del XV secolo conservato a Bruxelles. La sposa incoraggiò la propensione letteraria del marito e la loro corte di Blois fu animata da artisti, poeti ed eruditi che formarono una sorta di accademia letteraria. Nel 1470 molti dei componimenti poetici di Regnaud le Queux e Robert du Herlin, composti in onore della duchessa, furono riuniti in una raccolta andata perduta. Anche la duchessa compose alcune poesie e due rondeaux, che sono giunti fino a noi ("L'abit le moin ne fait pas" e "En la forest de longue actente"). Alla corte di Maria e Carlo erano presenti molte illustri casate astesi, quali i Ricci e i Malabaila, nonché i nobili Benoit Damien (Benedetto Damiano), coppiere e consigliere di Carlo, ed il poeta Antonio Astesano, che in seguito diventerà comandante del castello di Monterainero in Asti, quando il duca riprenderà possesso dell’Astigiano. La morte di Carlo, il 5 gennaio 1465, lasciò Maria di Clèves con due figlie e l'erede al trono, Luigi, di soli tre anni. Divenne quindi reggente del ducato di Orléans, di Valois, della contea di Blois, di Pavia, Beaumont, Signora di Asti e di Coucy oltre che pretendente al ducato di Milano. Nel 1483 lasciò pieni poteri al figlio Luigi XII, il "padre del popolo" che fu re di Francia dal 1498 al 1° gennaio 1515.

Il corteo giallo blu del borgo Don Bosco rievoca la corte orleanese, animata da poeti ed artisti, e la figura di Maria di Clèves sotto il cui governo Asti conobbe un periodo di pace, prosperità e di sviluppo culturale.

 

..   COMUNE DI BALDICHIERI

Colori: argento, azzurro e oro

Rettore: Federico Robino

 

Baldichieri, centro agricolo di antica tradizione situato sulla strada romana a 10 km a ovest di Asti, è già menzionato in un manoscritto del 1041 (diploma dell’Imperatore Enrico III) con il nome di “Mons Baldecherii”. Il castello medievale che anticamente sorgeva sulla sommità del colle è stato danneggiato a più riprese, in più eventi bellici, sino alla sua completa distruzione nel Settecento, durante la guerra di secessione spagnola. Pregevole la parrocchiale dedicata a San Secondo Martire dal cui sagrato si gode un singolare panorama delle colline circostanti.

Non si e’ ancora aggiudicato il Drappo.

Il mercato astese e la pietra del banco del pesce

Nel Quattrocento, la collegiata del Santo è anche conosciuta con il nome di chiesa di San Secondo dei Mercanti, perché fa da sfondo alla fiorente attività commerciale che si tiene sulla piazza antistante e nelle vicine botteghe, presso le quali è possibile trovare ogni tipo di merce. Fabbri, calzolai, spadari e armaioli, vasai, tessitori e sarti, mobilieri e intagliatori, vetrai e orafi, producono ormai non solo prodotti di lusso per le corti, ma anche oggetti per l’uso quotidiano del popolo. I migliori artigiani del contado si trasferiscono in città in modo da essere vicini al mercato e venire tempestivamente informati di ogni tipo di novità. Il mercato diventa così un luogo animatissimo e gli scambi sono un forte richiamo non solo per i ricchi signori, ma anche per persone di ogni ceto e rango. La piazza è, inoltre, fonte di attrazione anche per i venditori provenienti da località lontane. Non manca, infatti, il commercio di prodotti orientali, i quali suscitano grande attenzione e curiosità. La giornata, già alquanto vivace di suo, può essere ulteriormente ravvivata da un rituale a dir poco infamante: la “dichiarazione di fallimento” per condannare bancarottieri, commercianti e debitori insolventi. I “falliti”, beffeggiati e offesi, sono costretti, con la sola camicia e in braghe (in alcuni casi a natiche scoperte e testa rasata) a sedersi violentemente sulla “pietra del vituperio” pronunciando ripetutamente ad alta voce la frase “cedo bona” (rinuncio ai miei beni). Questo tipo di pena, più morale che fisica, è ritenuta efficace perché non ha il solo scopo di esporre a pubblico ludibrio l'insolvente o il fallito, ma serve a mettere tutti a conoscenza del fatto che il soggetto è un pessimo pagatore e che bisogna guardarsi da lui per prudenza. Nei giorni di mercato, i più affollati, per la punizione viene utilizzata, non a caso, la pietra del banco del pesce, allo scopo di enfatizzare il disonore. Su tale pietra viene inflitta questa pena infamante che, seppur lasciando in vita il condannato, ne causa la morte sociale.

Il Comune di Baldichieri intende rappresentare alcuni momenti del mercato astese ed il rituale della pena di “dichiarazione del fallimento” sulla pubblica piazza.

 

..    BORGO TANARO TRINCERE TORRAZZO

Colori: bianco e azzurro.

Rettore: Thomas Neri

 

Il vasto Borgo Tanaro Trincere Torrazzo si stende a sud della città e prende il  nome dal fiume Tanaro che lambisce Asti a meridione. Borgo popolare per eccellenza, era abitato in particolare da barcaioli, pescatori, lavandaie e ortolani che traevano il loro sostentamento dal fiume.

La fertile piana del Tanaro ha sempre dato pregiati frutti ed ancora oggi è fiorente la produzione orticola in serra.

Tanaro Trincere Torrazzo  ha vinto nel 1990, nel 2002 e nel 2010.

La Fontana della giovinezza

Su alcuni capitelli dell'Insigne Collegiata di San Secondo in Asti sono scolpite due colombe che si abbeverano presso una fontana zampillante. La riflessione sul simbolismo del potere salvifico e rigenerante dell'acqua, che nel Battesimo cristiano è fonte di vita eterna per l'anima, durante il Medio Evo acquisì anche significati profani, portando alla parallela elaborazione del mito della Fontana della Giovinezza. Della sua origine si trovano tracce già in testi di epoca classica, ma la sua definitiva affermazione nell'immaginario collettivo medievale si deve soprattutto alla falsa "Lettera del Prete Gianni" diffusa in Occidente a partire dal 1165. In essa, tra le tante meraviglie di un lontanissimo ed opulento regno cristiano, si descriveva appunto la miracolosa fontana del palazzo del sovrano, le cui acque avevano il potere di ringiovanire i corpi e di garantire salute e lunga vita. Il mito fu ripreso prontamente dallo scrittore Chrétien de Troyes in alcuni dei suoi romanzi cavallereschi, diffondendosi in seguito nella letteratura cortese e nelle arti figurative, in quei "libris  qui romani vocantur", che il cronista Guglielmo Ventura testimonia fossero molto diffusi in Asti, e nelle decorazioni degli oggetti di lusso di provenienza francese posti in vendita "sub purticu Merzarie" nel mercato del Santo. Nel 1395 il marchese Tommaso di Saluzzo compose Le Chevalier errant, uno dei più importanti romanzi cavallereschi dell'epoca, nel quale la Fontana della Giovinezza occupa un ruolo centrale. Fu proprio il figlio di Tommaso, Valerano, a far tradurre in immagini le descrizioni della Fontana scritte dal padre: negli splendidi e celebri affreschi del Castello della Manta presso Saluzzo, eseguiti nei primi decenni del Quattrocento, una folla di personaggi vecchi e malati accorre per immergersi alla sorgente miracolosa, uscendone poi ringiovanita e ridente, pronta a tuffarsi con rinnovato ardore nelle schermaglie amorose.

 

..    RIONE CATTEDRALE

Colori: bianco e azzurro

Rettore: Flavio Arnone

 

Il Rione  della Cattedrale prende il nome dalla pregevole fabbrica gotica che si erge in tutto il suo magico splendore a occidente dell’antico centro storico. Il duomo, che nelle forme attuali risale al XIV secolo con torre campanaria del 1266, rappresentava, nel Medioevo, il fulcro della vita astese: nella attigua piazza si svolgeva un importante mercato e da quella stessa piazza, ancora oggi, prende avvio il corteo storico del Palio.

La Cattedrale ha vinto il Palio nel 1977.

Et ego scripsi…

Donne e affari nei protocolli notarili dell’Archivio Capitolare

Il Capitolo della Cattedrale ha sempre rappresentato per gli abitanti del Recinto dei Nobili un punto di rifermento non solo per la cura delle anime, ma anche per la stesura di atti civili che definivano rapporti personali ed economici tra gli esponenti della ricca aristocrazia astese. Tra le carte custodite nell’Archivio Capitolare di Asti, si ritrovano infatti numerosi documenti notarili che testimoniano l’importante ruolo dei membri del Capitolo nella redazione di testamenti, donazioni, vendite, atti di dote e prestiti. Alla presenza di testimoni, i notai, presbiteri e capellani della Cattedrale, si occupavano della corretta stesura dei documenti per una vasta clientela, per la maggior parte maschile ma anche femminile: mogli, figlie, vedove o anche religiose, che si rivolgevano al Capitolo per siglare vendite e prestiti, fare testamento o comparire in qualità di testimoni o beneficiarie. Le donne astigiane sono, infatti, parte attiva della vita economica e possono anche gestire i patrimoni per conto della loro famiglia: è il caso di Smeralda Buneo, che con il consenso del marito ricorre al Capitolo per redigere l’atto di vendita e di affitto di alcuni terreni. Anche donne di giovane età possono sottoscrivere donazioni: è il caso di Catalina Pelletta che nel 1371  dona tutti i suoi beni mobili e immobili ad Agnesina Turco, impegnandosi a rispettare questa donazione quando avrebbe compiuto la maggiore età. I padri si rivolgevano al Capitolo per stabilire l’ammontare della dote per la propria figlia che veniva trascritta nelle carte dotis: Agostino Malabayla assegna alla figlia Iohannina una dote di centocinquanta genovini “di buon oro e di giusto e legale peso”, somma che sarebbe stata poi restituita alla moglie alla morte del coniuge. La donna astense è spesso nominata, all’interno di testamenti, tutrice e gubernatrix dei suoi figli, come nel caso di Linora Pelletta, che eredita dal marito somme importanti di denaro, gioielli e tessuti. I ricchi commercianti e banchieri astigiani, impegnati per lunghi periodi lontano dalla loro patria, per la gestione dei propri beni ricorrevano alle mogli, le sole a godere della fiducia completa del proprio sposo. Il rione Cattedrale vuole far rivivere le figure di queste importanti donne del Recinto dei Nobili che, con i  beni che ne rappresentano il potere, si rivolgono al Capitolo per legalizzare i loro atti.

 

..    BORGO SANTA MARIA NUOVA

Colori: rosa e azzurro

Rettore: Barbara Concone

 

Borgo cittadino tra i più antichi, deve il suo  nome alla chiesa omonima, già attestata nel 1009.

All’interno della chiesa si può ammirare la pala d’altare di Gandolfino da Roreto “Madonna col bambino e coi santi” risalente al 1496 .

Sino al primo quarto del XIV secolo il borgo sorgeva fuori le mura e ne fu incluso nel 1342 quando Luchino Visconti, Signore di Asti, fece costruire una nuova  cerchia di  mura.

Santa Maria Nuova ha vinto il Palio nel  1972, nel 2000, nel 2005, nel 2006 e nel 2009.

La tradizione delle feste e giochi equestri medievali in Asti

Il Palio e la tradizione cavalleresca in Asti

A partire dal XIII secolo anche in Asti si afferma la cultura "cortese" diffusa presso le corti europee, con le quali i mercanti-banchieri astigiani avevano proficui rapporti d'affari: nel 1250 viene creata la Societas Militum, costituita da combattenti a cavallo e nel 1275 risulta già affermata la corsa del Palio, a conferma di una peculiare tradizione, consacrata dalla raffigurazione del Santo Patrono Secondo come cavaliere. Alcune fonti iconografiche testimoniano la passione dell'aristocrazia locale per i giochi equestri: in un soffitto ligneo del XIV secolo sono raffigurati giovani cavalieri i quali al galoppo convergono con un braccio teso verso una dama che tiene due vessilli, immagine che rimanda all'antica consuetudine che prevedeva l’obbligo di toccare il "pallium" per poterselo aggiudicare. Il Palio mantenne inalterata la propria importanza anche quando Asti perse la propria autonomia, poiché le dominanti esterne che governarono la città a partire dal tardo XIV secolo si impegnarono a garantirne la prosecuzione. Nel fondo della tesoreria orleanese  sono descritte  le spese sostenute ogni anno per lo svolgimento della festa e, tra queste, il costo della la confezione dei palii per la corsa, che nel 1462 vennero prodotti nella bottega dei fratelli Lupi, mercanti del borgo di Santa Maria Nuova.

In occasione del cinquantenario dalla ripresa della corsa del Palio, il borgo di Santa Maria Nuova vuole ricordare come la festa di San Secondo e la corsa in onore del Patrono siano da sempre radicate nel tessuto sociale della città. Sfilano figure di spicco della città di Asti in epoca orleanese, il governatore e il podestà, i giudici e il banditore della corsa; al centro del corteo una dama, allegoria degli ideali cavallereschi. Seguono i due palii, uno per il vincitore della corsa, l'altro per l'omaggio al Santo Patrono. Chiudono il corteo i membri dell'aristocrazia locale che accompagnano cavallo e cavaliere pronti a cimentarsi in questa dimostrazione di destrezza ricca di significati rituali e culturali.

 

..    BORGO SAN LAZZARO

Colori: giallo e verde

Rettore: Silvio Quirico

 

Il Borgo è situato nella zona est della città oltre porta San Pietro, dove già dal 952 d.C. era presente un Lazzaretto. Il Borgo prende il nome, i colori e lo stemma da “San Lazzaro dei mendicanti e degli appestati”. Il suo motto è “A temp e leu” (A tempo e luogo opportuni).

San Lazzaro ha vinto il Palio nel 1987, nel 1991, nel 1999, nel 2001 e nel 2008.

I rimedi della pediatria medievale nel trattato di Gordonius dedicato alla cura dei piccoli.

Il tardo medioevo vide in tutta Europa il proliferare di pubblicazioni che riguardano le malattie dell’infanzia. Uno tra i più rari, misteriosi e citati trattati fu il Tratado de los ninos che fu scritto da Bernard de Gordon verosimilmente agli inizi del XIV secolo. L’autore, il cui nome fu latinizzato in Gordonius, fu uno dei fondatori dell’Università di Montpellier, e le sue opere sono giunte a noi grazie al recupero della seicentesca traduzione spagnola.

Il Bonino, autore della Biografia medica Piemontese, indica Asti come probabile città natale del celebre studioso, autore del trattato che riporta i rimedi utilizzati in età medievale per le malattie dell’infanzia, fornendo inoltre curiosi consigli che sono all'origine della storia della puericultura.

Il pane rammollito nel latte o in acqua e vino era indicato per lo svezzamento del bambino, mentre una bevanda di latte di donna che allatta una femmina con aggiunta di olio rosato e farina di papavero bianco era la panacea per i disturbi del sonno. Olio di camomilla, mirra, anice e cumino cotti erano i componenti di un distillato per il male all’orecchio mentre per la congiuntivite venivano usati impacchi con infuso di camomilla e anice.

Per alleviare il dolore da dentizione era utile applicare sulle labbra del piccolo, servendosi di una piuma, un balsamo di liquirizia oppure sulle gengive olio di violetta con cera e menta piperita.

Una ricetta consigliata univa almastica gommoresina, caglio di capretto, mirtilli, melagrana, allume di rocca, mandorle e miele per il mal di gola. Altri medicamenti, invece, utilizzavano chiodi di garofano per il singhiozzo e curcuma per il mal di pancia. Queste sostanze ed altre utilizzate per curare  la febbre come aglio, zucchero, canfora, aceto, aloe e orzo erano vendute nelle botteghe e nei mercati astigiani nel Medioevo, come risulta dagli elenchi riportati negli Statuta Revarum Civitatis Ast.

Il Borgo San Lazzaro propone nel suo corteo i momenti di raccolta delle erbe e dei fiori, di preparazione dei medicamenti e di commercio dei preziosi materiali seguiti da quadri viventi raffiguranti la cura dei piccoli. In chiusura dame e damigelle portano in trionfo le materie prime. Proprio questi prodotti, dai più semplici e comuni ai più rari e preziosi, abilmente preparati dagli speziali e dalle mani delle donne, hanno rappresentato le cure per i principali malanni dei bambini in Asti medievale.

 

..    COMUNE DI NIZZA MONFERRATO

Colori: giallo e rosso

Rettore: Pier Paolo Verri

 

Nizza Monferrato, anticamente detta “Nizza della paglia” perché, secondo la tradizione, nella fretta di costruire il borgo, gli abitanti coprirono i tetti con la paglia anziché con i coppi, dista 29 km da Asti ed è centro agricolo e vitivinicolo di notevole importanza, soprattutto per la produzione del vino Barbera (D.O.C.G.) Ricco di vestigia del passato – Palazzo Crova e Palazzo Civico con torre merlata – Nizza ha vinto il Palio nel 1986 e nel 2016.

La fondazione di Nizza tra storia e leggenda

Nizza Monferrato celebra la grande vittoria del Palio nell'anno del Signore 2016, proponendo  un carro trionfale e allegorico che aprirà il corteo storico e nel quale renderà omaggio alla sua gloriosa fondazione, presentata nel complesso e affascinante intreccio fra storia e leggenda. 

La storia documenta che le colline che costituiscono la cornice del territorio nicese furono sede del consortile di Acquesana, che riuniva i signori degli antichi abitati di Lanerio, Calamandrana, Garbassola, Quinzano, Castelvecchio, Belmonte e Lintignano. Nel 1225 questi sette castelli furono abbattuti in una contesa tra Asti e Alessandria e gli abitanti diedero vita a un nuovo centro, Nicia Palearum, riprendendo peraltro un toponimo già attestato nel 1021 (villa Curtis Nicie). Ben diversa la leggenda narrata a metà Settecento dell'Abate Giulio Cesare Cordara, secondo la quale i signori del consortile di Acquesana sarebbero stati autentici tiranni, capaci delle più efferate nefandezze, tra le quali l'aberrante jus primae noctis, ovvero il diritto del nobile di giacere, la prima notte di nozze, con le mogli dei sudditi. Per reagire a questo intollerabile sopruso avrebbe preso forma la rivolta dei contadini, grazie all'intraprendenza della giovane Bettina: costei, che desiderava portare in dono al futuro sposo il candore della propria verginità e non soggiacere alle brame del Signore di Belmonte, diede inizio alla ribellione che portò all'assalto dei castelli in cui erano rifugiati i signori del Consortile. I terrazzani, scesi a valle, si  sarebbero accampati attorno all'antica abbazia di San Giovanni in Lanero e avrebbero dato vita ad un primo insediamento lungo le sponde del torrente Belbo e del rio Nizza che prese il nome dall'attiguo corso d'acqua. Una versione più fantasiosa ricollega il nome Nicia alla divinità greca Nike, personificazione della Vittoria, mentre “della paglia” rimanda alle frasche utilizzate,  per esigenze di tempo, per la copertura dei tetti.

Nel corteo, Bettina, giovane promessa sposa e guerriera, simbolo di purezza e di spiccate virtù morali, accompagnata dalla figura mitologica di Nike, rende omaggio alla fondazione del futuro libero Comune in un clima festoso e trionfale.

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