Palazzo Ottolenghi

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PALAZZO OTTOLENGHI

Sede del Museo del Risorgimento, del Museo della Divisione Italiana Partigiana Garibaldi, del Museo dell’immaginario di Antonio Catalano 

Il palazzo fu poi acquistato nel 1851 dalla famiglia Ottolenghi, la più importante della comunità ebraica di Asti. A Zaccaria Ottolenghi è legata la profonda trasformazione dell’appartamento al piano nobile verso la Via Maestra, che infatti conserva poche tracce del precedente arredo settecentesco. I nuovi arredi sono sontuosi e sovraccarichi di ornamenti, secondo un gusto eclettico che privilegia lo stile Secondo Impero. 

Ricca anche la decorazione pittorica: da segnalare alcune sovrapporte (1860 circa) di Francesco Gonin due Sacre Conversazioni del Cinquecento, una attribuita al bolognese Prospero Fontana, l’altra di scuola romana; una tela seicentesca, Gesù nell’Orto, della bottega di Francesco Cairo, e i due grandi quadri del salone da ballo: Daniele discolpa Susanna (1525-1530), olio su tela attribuito a Giovanni Busi detto il Cariani, e La morte dei figli di Niobe, opera ottocentesca di scuola genovese.  

Dal 1932 il palazzo è di proprietà comunale. Nel 2016 si sono conclusi i restauri dell’atrio, dello scalone d’onore e del salone di rappresentanza.  

La collocazione a Palazzo Ottolenghi del Museo del Risorgimento salda anche fisicamente il legame ideale tra contenuto e contenitore. Proprio a Leonetto Ottolenghi, esponente di spicco della famiglia ebraica che dà nome al Palazzo, si deve infatti il nucleo originario del Museo, ovvero i ritratti dei protagonisti del Risorgimento ed i quadri delle battaglie, da lui commissionati per i 50 anni dello Statuto Albertino (1898). Oltre a tale collezione (tele di Pontremoli, Morgari, Cerruti Bauduc, Pittatore, Arri, Badoni, ambito lombardo), nel Museo sono esposte 9 bandiere di società di mutuo soccorso astigiane; una scelta della collezione di armi; un cospicuo numero di medaglie, monete e cimeli. Il tutto corredato da pannelli didattici e supporti multimediali che guidano alla lettura degli oggetti. Dalle sale risorgimentali del pian terreno si può scendere direttamente nel recuperato rifugio antiaereo (secondo piano sotto terra), un ambiente potentemente evocativo della tragedia bellica. Risalendo nelle sale del primo piano interrato, una serie di pannelli didattici e di vetrine completa la storia della Città nella prima e seconda guerra mondiale.

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