Comune di Asti - Asti Teatro

Asti Teatro

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La Cattedrale
Asti Teatro
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Il Festival Asti Teatro

Asti Città Festival 2014

21 giugno: Aspettando Asti Musica (Parco del Tanaro) “The Hangover Summer Fest” (Libellula Music + Dance Calling)

26 giugno / 6 luglio: Asti Teatro 36

9 luglio / 26 luglio: Asti Musica

27 luglio / 3 agosto: Noi e gli altri (aspettando Asti Teatro 37)

Con Pippo Delbono, Asti Teatro apre un nuovo capitolo di un libro che ha conosciuto pagine esaltanti, ma che ha bisogno di altro inchiostro. La scelta dell’attore e regista ligure mi pare perfetta in questa direzione. Nella sua carriera Delbono ha disegnato parabole affascinanti nelle quali ha illuminato le anime salve del nostro tempo, unito generi e stili, sperimentato senza mai rischiare il solipsismo. Ha sempre concepito l’arte come strumento per abbattere le differenze e non farsi condizionare, anzi ha sottolineato nelle sue opere come il palco sia l’unico ruolo dove non esiste il concetto di diversamente abile, perché nell’arte non esiste il diverso e chi non capisce è perché non ha gli occhi giusti
Pippo Delbono direttore artistico di Asti Teatro 2015-2016 significa ereditare il testimone da Emilio Russo, che ha svolto un lavoro straordinario in questi anni, e continuare la corsa verso il traguardo dell’arte totale.

Massimo Cotto

Il festival di Asti è stato per molto tempo il festival della drammaturgia.
Drammaturgia: oggi, una parola da reinventare. Tutti i mezzi di comunicazione hanno radicalmente cambiato la drammaturgia di questo nostro strano tempo moderno. Troppo moderno da una parte e ancora vecchio da un’altra.
Il teatro in questo senso ha perso, credo, il ruolo originario, antico, di una comunità che si incontra.
Ha perso il rapporto con l'antico, con il sacro, ma in un'altro senso nel linguaggio è rimasto vecchio.
Bergman diceva: "Il teatro è un incontro tra esseri umani. Tutto il resto non conta."
Sto immaginando un festival dove si crei un ponte tra la parola la danza, la musica, la fotografia, il cinema.
Ma anche un ponte tra la nostra cultura e le altre, che spesso provengono proprio da quelle categorie di persone che oggi sono considerati o zingari, o esuli, o persone che invadono il nostro paese.
Un ponte tra il teatro antico e quello contemporaneo. Un ponte tra gli attori della vecchia tradizione e quelli di oggi.
Un ponte tra i metodi importanti della formazione tradizionale e un nuovo modo di concepire la formazione di un attore contemporaneo.
Il teatro raccontato con parole ma anche con il silenzio.
Ecco, credo questa sia la sfida di una drammaturgia contemporanea.
E questo mi piacerebbe fosse l’obiettivo di questo festival.

Pippo Delbono














Pippo Delbono, autore, attore, regista, nasce a Varazze nel 1959. Negli anni 80 inizia gli studi di arte drammatica in una scuola tradizionale che lascia in seguito all’incontro con Pepe Robledo, un attore argentino proveniente dal Libre Teatro Libre, formazione teatrale attiva in Sud America negli anni 70 che utilizzava la creazione collettiva come mezzo di espressione e di denuncia della dittatura in Argentina. Insieme si trasferiscono in Danimarca e si uniscono al gruppo Farfa, diretto da Iben Nagel Rasmussen, attrice storica dell'Odin Teatret e per Delbono inizia un percorso alternativo alla ricerca di un nuovo linguaggio teatrale.
Delbono si dedica allo studio dei principi del teatro orientale che approfondisce nei successivi soggiorni in India, Cina, Bali, dove fulcro centrale è un lavoro minuzioso e rigoroso ,dell’attore sul corpo e la voce. Nel 1987 crea il suo primo spettacolo, Il tempo degli assassini e nello stesso anno incontra Pina Bausch che lo invita a partecipare a uno dei lavori del suo Wuppertaler Tanztheater. Questa straordinaria occasione segna una tappa fondamentale nel percorso artistico del regista. Gli spettacoli di Delbono non sono allestimenti di testi teatrali ma creazioni totali, gli attori sono parte di un nucleo che si mantiene e cresce nel tempo. Già nella prima opera si definiscono i tratti di un lessico teatrale unico che rappresenta la peculiarità di tutte le creazioni seguenti. Nel 1989 compone Morire di musica, una creazione poetica minimale e silenziosa, allestita in una grossa stanza piena di barchette di carta. Segue, nel 1990, Il Muro, il primo allestimento corale con attori e danzatori. Nel 1992 è la volta di Enrico V, tratto da Shakespeare, la sua unica opera ispirata a un testo teatrale. Ne La rabbia, un omaggio a Pier Paolo Pasolini, creato nel 1995, si può riscontrare una modalità diversa di fare teatro, che si esprime compiutamente in Barboni (1997), vincitore del premio speciale Ubu 1997 «per una ricerca condotta tra arte e vita» e del premio della critica nel 1998. L’incontro con persone provenienti dai margini della società provoca una svolta nella sua ricerca poetica, nasce appunto Barboni (1997), lo spettacolo che vede protagonista Bobò.
Bobò è un piccolo uomo sordomuto, analfabeta, incontrato (in occasione di una attività laboratoriale) nel manicomio di Aversa, dove era stato rinchiuso per 45 anni. Pippo riconosce in Bobò e nella sua capacità gestuale i principi del teatro orientale. Gli elementi che Pippo aveva appreso dopo lunghi anni di training erano presenti come dote acquisita in Bobò, un attore capace di accompagnare con precisione il suo gesto teatrale nella totale assenza di retorica.
In seguito nello spettacolo Guerra (1998), si uniranno Nelson Lariccia un ex clochard dall’aspetto signorile e Gianluca Ballarè , un ragazzo down ex allievo della madre di Pippo, che l’aveva segnalato al figlio regista. Delbono non si riconosce dietro l’etichetta di “Teatro Sociale” e motiva la scelta di questi attori, perché ritenuti tra i più capaci ed abili ad incarnare la sua visione poetica di un teatro basato sulle persone e non sui personaggi, un teatro non psicologico, lontano dai cliché insegnati nelle scuole e nelle accademie.
Intorno a queste figure ed oltre alla presenza di Pippo e Pepe, consolidano il loro lavoro all’interno della compagnia, costituendone il nucleo centrale Simone Goggiano e Mario Intruglio. In Guerra, del 1998 e nel successivo Esodo, si fa evidente il ricorso ad un linguaggio che si avvicina ad una sorta di composizione cubista, nello stesso periodo Delbono crea due composizioni corali, intitolate Itaca e Her bijt (formula di congedo in lingua curda, "che tu possa vivere per sempre"), entrambe indagatrici dei grandi spazi: la prima allestita nel cantiere navale di Pietra Ligure con quaranta persone, fra attori ed operai; la seconda, con attori, musicisti, extracomunitari e rom, composta per la Biennale di Venezia. Nel luglio 2000 debutta nel comune siciliano di Gibellina Il silenzio, ispirato al terremoto del Belice del 1968; rappresentato sul "Cretto" dello scultore Alberto Burri, un grande sudario di pietra bianca che ricopriva la città in macerie.
Nel 2002 è la volta di Gente di plastica, al teatro delle Passioni di Modena, un universo visivo esuberante, che si fonde con la musica rock di Frank Zappa e il testamento poetico di Sarah Kane. Nel 2003 la Compagnia Pippo Delbono va in tournée in Palestina e in Israele con lo spettacolo “Guerra”, ne nasce un film documentario dal titolo omonimo . Trae lo spunto per la sua prima regia cinematografica e l’anno seguente il lungometraggio “Guerra” conquisterà il premio Donatello come miglior film documentario 2004. Urlo debutta al Festival di Avignone il 13 luglio 2004 alla Carrière de Boulbon (lo spazio reso celebre dall’allestimento del “Mahabharata” di Peter Brook). Lo spettacolo vede la partecipazione straordinaria di Umberto Orsini, Giovanna Marini e la banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio. Nel giugno 2005 Delbono partecipa a una serie d’incontri sul tema dell’amore, doveva essere una conferenza si trasforma in un monologo Racconti di giugno . Pippo ripercorre la sua esperienza , gli incontri e le lotte tra la vita e e il teatro e con lo stesso titolo la casa editrice Garzanti pubblicherà un libro nel 2008.
Nel 2006 crea “Questo buio feroce” mutuato dal titolo del libro autobiografico che racconta gli ultimi giorni dello scrittore americano Harold Brodkey, ucciso dall'AIDS. Un viaggio struggente al limite della vita e della normalità, intriso di storia personale e di splendide intuizioni elegiache che affronta il tema della morte con struggente delicatezza. Nello stesso anno viene presentato alla Festa del cinema di Roma il suo secondo lungometraggio “Grido”. Una realizzazione autobiografica durata due anni, l’essenza di una storia di vita molto più lunga, che raggiunge l’apice nell’incontro con Bobò. Segue nel 2008 “La Menzogna” uno spettacolo che risponde a un doppio appello. La crescita di un clima d’intolleranza in Italia nei confronti degli immigrati e la tragedia della morte di sette operai negli stabilimenti della Thyssen Krupp di Torino, la tristemente famosa fabbrica dove si lavorava in condizioni di sicurezza vergognose. Nel 2009 realizza il suo terzo lungometraggio “la Paura”, interamente girato con un telefonino, presentato nella sezione principale del festival di Locarno riceve il premio Boccalino d’Oro 2009 da parte della Critica Indipendente presenta inoltre il suo primo cortometraggio“Blue Sofa” firmato assieme a Lara Fremder e Giuseppe Baresi. Nello stesso anno a Wroclaw, Delbono , riceve il prestigioso Premio Europa come nuova realtà teatrale. Nel 2010 la giuria internazionale del 32° festival del cortometraggio di Clermont Ferrand assegna il Grand Prix a “Blue Sofa” ed è la prima volta per un'opera italiana. Nel 2011 al Teatro Verdi di Padova debutta il suo ultimo lavoro Dopo la battaglia, un ulteriore omaggio agli ultimi che vede la partecipazione straordinaria del violinista Alex Balanescu e dall' etoile dell’Opera di Parigi Marie Agnès Gillot. Lo spettacolo viene da subito definito un inno all’amore guadagnandosi il Premio UBU 2011 come " Miglior Spettacolo"
La Compagnia Pippo Delbono è stata ospite di diversi festival teatrali internazionali, facendo tappa in più di cinquanta paesi rappresentando un caso unico nella storia del teatro italiano. Numerose le pubblicazioni sul lavoro delboniano: Mon théâtre, edizioni Actes Sud; Le corps de l’acteur, edizioni Les Solitaires Intespestifs; El teatro de la rabia, edizioni Punto Aparte; Récits de juin, Actes Sud; Racconti di giugno, Garzanti. Regards, edizioni Actes Sud; Corpi senza menzogna edizioni Barbès;Dopo la battaglia edizioni Barbès Per il Teatro Sperimentale di Spoleto ha realizzato l’opera lirica Studio per Obra Maestra.
Per il biennio Pippo Delbono 2015-2016 sarà Direttore Artistico del festival Asti Teatro.



ASTITEATRO 36 26 Giugno / 6 Luglio 2014
direzione Emilio Russo

Con la prossima edizione di Asti Teatro si conclude il percorso, avviato nell’edizione 2010 e indirizzato alla ricerca di nuove forme e contenuti per un festival che ha potuto rilanciare in questi ultimi anni la sua importanza nel panorama teatrale italiano, ottenendo, tra l’altro, l’inserimento tra i Festival nazionali da parte del Ministero delle Attività Culturali.
Attraverso le linee progettuali delle passate edizioni, Asti Teatro 36 conferma sia la sua ritrovata vocazione dedicata al nuovo, alla creatività giovanile, alla contaminazione tra i linguaggi, sia la sua particolare identità intergenerazionale per uno scambio virtuoso di energie ed esperienze. Infatti anche nel prossimo festival sono previste numerose occasioni di incontro tra artisti di forte impatto e riconoscibilità e progetti di nuova e nuovissima creatività teatrale. Astiteatro, nel corso degli ultimi anni ha allestito il suo festival diffuso recuperando e inventando numerosi spazi suggestivi del centro storico, in un percorso, di grande fascino tra cortili, piazze, chiese sconsacrate, e altri luoghi non convenzionali per un numero sempre crescente di spettatori.
In questa “mappa” troveranno spazio le proposte della edizione 36 che presenterà tra il 26 Giugno e il 6 luglio un ricco cartellone articolato nelle sue oramai abituali “sezioni”. Best Off, ovvero “i festival dei festival” con le residenze creative con spettacoli, incontri, laboratori a cura di artisti e compagnie che offriranno agli spettatori di Asti Teatro 36 il loro “fare e pensare teatro” in un programma, da loro curato autonomamente, attraverso la gestione “in esclusiva” di uno spazio del festival.
Le nuove e nuovissime proposte di Scintille 014, il concorso-vetrina dedicato alle ultime generazioni teatrali arrivato alla sua quinta edizione e che nel corso degli anni si è rivelato un appuntamento fondamentale di verifica e incontro sullo “stato delle cose” della nuova creatività, suscitando un grande interesse tra gli operatori e una straordinaria affluenza di pubblico. Anche in questa edizione sarà scelto da una giuria popolare e da una giuria tecnica il progetto da accompagnare nella sua definitiva produzione e distribuzione.
Il Cartellone con gli spettacoli presentati in prima nazionale e gli eventi teatrali ritenuti più significativi. Il programma della prossima edizione prevede un’attenzione particolare nei confronti di artisti e compagnie di “frontiera”, per alcuni dei quali sono previsti dei veri e propri “focus”.
Non mancheranno le sorprese con gli spettacoli in piazza e gli appuntamenti in spazi e orari “impossibili” per un festival che ancora una volta vuole essere e sarà una festa per un pubblico non omologato che troverà tra il 26 Giugno e il 6 luglio tante, tantissime occasioni di vivere una vera e propria “città del teatro ”.

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