Palazzo Comunale

..Questa è la sede del comune di Asti fin dal 1558, anno in cui Emanuele Filiberto di Savoia donò il piccolo edificio accanto alla chiesa di San Secondo, che non versava in buone condizioni, alla comunità. In precedenza probabilmente la sede del comune doveva essere ubicata nelle vicinanze della Cattedrale, solo più tardi venne spostata più vicino al centro economico della città che era la piazza del mercato di fronte alla chiesa di San Secondo; il nuovo palazzo del Podestà venne eretto a Nord-Ovest della piazza (all'angolo fra le attuali via Incisa e via dei cappellai) ed è stato recentemente oggetto di recupero architettonico. Nel 1727 le strutture medievali dell'edificio comunale furono radicalmente modificate dall'intervento dell'architetto conte Benedetto Alfieri (1700-1767), all'epoca consigliere comunale, poi sindaco.

Oltre ai locali di rappresentanza e per il disbrigo degli atti amministrativi nello stesso palazzo furono realizzati spazi da affittare ai negozianti, mentre l'attigua area verso la canonica di S.Secondo era ancora riservata al mercato del bestiame, sotto la tettoia detta "Alla" o "Ala". L'edificio alfieriano rappresenta una delle prime prove di architettura del giovane progettista: il linguaggio usato nella facciata, caratterizzato da tre ordini di aperture in cui il blocco centrale assume assoluta prevalenza e gli elementi decorativi netto rilievo, è stato avvicinato a esempi nordici, austriaci e bavaresi, costituendo un unicum nella produzione alfieriana.

Altri particolari, invece, come i timpani delle finestre con la loro chiave di volta a mensola provvista di gocciolatoio, le voltine degli stipiti delle porte, le mensole dei cornicioni, potranno essere riconosciuti anche nelle coeve architetture alfieriane in Asti e rimarranno una costante del linguaggio dell'architetto anche in contesti più sontuosi. Lo scalone d'onore, con le quattro rampe, precisa l'organizzazione planovolumetrica dell'edificio sulla sequenza atrio-scalone-salone, tema con cui l'Alfieri si confronterà in numerose altre occasioni, pervenendo a soluzioni innovative di grande qualità ed interesse.

Esso venne concluso nel 1741. La decorazione dello scalone attualmente visibile è opera di Ottavio Baussano (1898-1970): i quattro medaglioni inseriti fra le riquadrature del soffitto raffigurano l'architetto Benedetto Alfieri, il commediografo Giangiorgio Allione (1460-1525), l'ebanista Giuseppe Maria Bonzanigo (1744-1820) e l'ingegnere matematico Alberto Castigliano (1847-1884), personaggi illustri della città. All'interno, nel salone dei ricevimenti, il soffitto è affrescato da Paolo Arri (astigiano, 1868-1939), autore anche di pregevoli ritratti fra cui quello di Angelo Brofferio e Vincenzo Gioberti (sala Commissioni). Altri dipinti di rilievo: Assuero ed Ester, olio su tela, attribuito a Pascale Oddone, pittore e scultore di Trinità (Cuneo), operante tra il 1523 ed il 1546; Mosè fa scaturire l'acqua dalla rupe, olio di Gioacchino Assereto (Genova, 1600-1649); il ritratto di Niccola Gabiani, storico astigiano che operò tra la fine del secolo scorso ed i primi anni del Novecento per la tutela del patrimonio architettonico cittadino dipinto di Anacleto Laretto (1878-1950).

Alle pareti dello scalone: una riproduzione della carta di Asti tratta dal Theatrum Sabaudie del 1682; la pianta della città del 1929; l'aspetto di Asti come appare in un'ex-voto datato 1677 conservato nell'Arciconfraternita della SS.Trinità, riproducente il percorso del Palio dalla zona Pilone all'angolo di Palazzo Mazzetti. Nell'atrio di ingresso si conserva la pietra di paragone per le misure lineari dei mattoni e dei coppi, in uso sul mercato astigiano fino al tardo medioevo.

M.MACERA (a cura di) Benedetto Alfieri. L'opera astigiana, Torino 1992. A.BELLINI, Benedetto Alfieri e la cultura architettonica del '700 ad Asti, in M.MACERA (a cura di), "La conoscenza e la tutela dei beni culturali", quaderno n.3, pp.1-27

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