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San Pietro in Consavia

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San Pietro in Consavia
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Il complesso monumentale di San Pietro, Corso Alfieri 2 , è aperto con ingresso gratuito, da martedì a domenica nel seguente orario:
Novembre-marzo
Da martedì a domenica: 10/13-15/18
Aprile-ottobre
Da martedì a domenica: 10/13-16/19
Telefono Ufficio Musei 0141 399489 – 399466 - 399508

Ricordiamo inoltre che il Museo Archeologico, ospitato sempre in San Pietro, è temporaneamente chiuso.
Restano possibili solo visite su prenotazione per scolaresche e gruppi telefonando ai numeri dell’Ufficio Musei 0141 399489, 399466, 399508
musei@comune.asti.it

 

La storiaI Cavalieri  Gerosolomitani e l'Ordine di Malta

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L’Ordine sorse presso l’Ospedale amalfitano di San Giovanni di Gerusalemme per iniziativa del beato Gerardo durante la prima crociata (1099). I monaci-cavalieri, oltre a fornire accoglienza ospedaliera ai poveri e ai malati, esercitavano anche protezione armata ai pellegrini in Terrasanta. Nel 1113 fu riconosciuto dal papa che confermò le sue dipendenze diffuse in Occidente lungo le strade del pellegrinaggio.

In seguito Raimondo di Puy, successore di Gerardo, ne definì gli statuti, perfezionando gli aspetti militari: i Giovanniti divennero così, insieme con i Templari e con i Teutonici, il principale caposaldo del regno di Gerusalemme, segnalandosi nella difesa contro i Musulmani fino alla caduta di Acri nel 1291. Allora ripararono a Cipro per poi trasferirsi a Rodi, acquistata nel 1310 dal Gran Maestro Folco di Villaret che provvide a fortificare l’isola e a organizzare la flotta. Al “convento” di Rodi erano inviati dall’ Occidente i cavalieri articolati per nazionalità o “lingue”: Provenza, Alvernia e Francia, Italia, Germania, Inghilterra e Spagna, paesi in cui l’Ordine possedeva numerose “precettorie” (residenze con beni fondiari) che servivano al sostentamento dei cavalieri. Rodi subì vittoriosamente numerosi assedi fino al 1522 quando il Gran Maestro Filippo de l’Isle Adam dovette cedere alle forze proponderanti del sultano; profughi da Rodi, i cavalieri riuscirono però a ottenenere nel 1530 dall’imperatore Carlo V l’isola di Malta che sarebbe diventata la loro sede definitiva: qui, nonostante il grande assedio del 1565, diedero sviluppo alle fortificazioni e fondarono la città della Valletta, svolgendo per secoli attività anti-corsara nel Mediterraneo; vi rimasero fino al 1798, quando Napoleone occupò l’isola.
Nell’Ottocento l’Ordine si ricostituì, dedicandosi a funzioni ospedaliere, specie durante le guerre in quanto riconosciuto neutrale. “Stato” senza territorio, oggi il Sovrano Militare Ordine di Malta mantiene relazioni diplomatiche con 84 paesi del mondo.

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San Pietro di Consavia e il Priorato di Lombardia

Le precettorie dell’Ordine gerosolimitano erano raccolte in Priorati. Asti fin dal medioeovo fu sede del Priorato di Lombardia, uno dei sette in cui si articolava la Lingua d’Italia (gli altri erano Venezia, Pisa, Roma, Messina, Capua e Barletta). Da esso dipendeva oltre una sessantina di ospedali e precettorie distribuiti in Piemonte, in Liguria, in Lombardia e in Emilia; il Priore risiedeva ad Asti presso San Pietro in Consavia.

Qui in precedenza sorgeva una chiesa dedicata al Santo Sepolcro, probabilmente fondata dal vescovo di Asti Landolfo di Vergiate che aveva partecipato alla prima crociata. Nel 1169 il vescovo Anselmo cedette tale chiesa ai cavalieri giovanniti che già vi erano insediati con un ospedale; nel Duecento la chiesa assunse il titolo di San Pietro di Consavia e nel 1302 ospitò un importante capitolo dell’Ordine. Fu soprattutto a partire dal Quattrocento che però San Pietro si consolidò come sede fissa del Priorato: il Priore fra’ Giorgio di Valperga provvide infatti alla costruzione dell’aula quadrata presso la Rotonda, dove venne sepolto nel 1467. Il suo successore, Giorgio di Piossasco, benché in prevalenza occupato presso il convento di Rodi, nel 1470 volle che vi fosse sepolto un suo consanguineo, Giovanni di Piossasco, come fece anche il successivo priore Francesco della Rovere che nel 1490 dispose per la sepoltura del nipote Bernardino: di entrambi sono tuttora conservate le lapidi.

Nei medesimi anni San Pietro subì la costante pressione degli Sforza per ottenere il trasferimento della sede del Priorato a Milano, ma i tentativi non ebbero esito e ivi continuarono ad avvicendarsi i priori di Lombardia per i secoli successivi fino alla soppressione napoleonica: ancora un cinquantennio prima proprio il Gran Priore fra’ Angelo

Felice Cacherano d’Osasco aveva infatti provveduto al restauro degli edifici e qui venne sepolto nel 1748. Solo con la ricostituzione ottocentesca dell’Ordine, il Gran Priorato di Lombardia fu unito a quello di Venezia.

L’architettura e l’arte

L’architettura medievale

..La chiesa a pianta centrale venne realizzata negli anni 1100-1130, probabilmente per iniziativa del vescovo di Asti Landolfo. Il modello architettonico riproduce l’immagine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dopo l’entusiasmo suscitato dai successi della prima crociata. La rotonda rappresenta il nucleo più antico conservato in alzato del complesso medievale. La struttura è formata da un ambulacro di otto colonne, inscritto in un perimetro murario circolare all’interno e poligonale all’esterno. Le colonne sono collegate tra loro da archi a tutto sesto, rafforzati nell’intradosso da un costolone. La connessione all’involucro murario è assicurata da otto archi disposti radialmente, accolti da semicolonne addossate alle pareti. La copertura originaria era probabilmente costituita da un semplice tetto ligneo. Una seconda fase architettonica si colloca quando la chiesa vescovile venne ceduta ai cavalieri di San Giovanni (Gerosolimitani), che s’insediarono in modo stabile nel complesso a partire dal 1169. Veniva a cadere così l’antica dedicazione al Santo Sepolcro, sostituita dal titolo di San Pietro di Consavia, conservato fino ad oggi. Per iniziativa dei cavalieri di San Giovanni si realizzarono interventi sulle coperture, vennero aggiunti i contrafforti esterni, la torre campanaria e il vano d’ingresso occidentale.

Nel corso del Duecento si collocano i lavori per l’ospedale, con la creazione del chiostro porticato e delle strutture di servizio, in buona parte ricostruiti nel corso dei restauri promossi da Niccola Gabiani. La data del 1280, incisa nella lapide del priore Oddone Canelli ancora conservata, testimonia l’intervento più importante di ristrutturazione in età gotica. Un’ultima fase nella vita medievale del monumento si verifica nel XV secolo, durante il governo di Giorgio dei conti Valperga, Gran Priore dell’Ordine di Lombardia, morto nel 1467.
Il nobile mecenate promosse un restauro del complesso di San Pietro, con l’aggiunta dell’Aula che oggi porta il suo nome, probabilmente destinata ad accogliere la sua sepoltura. Si tratta di una vasta sala a pianta quadrata, in origine dotata di un’abside quadrangolare rivolta verso sud, oggi scomparsa ma rinvenuta nello scavo archeologico, insieme ai resti di un monumento funerario collocato al centro. Il vano è coperto da una volta a crociera costolonata, poggiante su mensole incastrate nelle pareti angolari.
Nella chiave di volta si riconosce ancora lo stemma del fondatore, mente la sua lapide funeraria in caratteri gotici è conservata all’interno della chiesa. L’Aula Valperga venne decorata da un complesso apparato di formelle figurate in cotto, il più ricco esempio di questa tecnica ornamentale conservato ad Asti.

Il Romanico Astigiano

..La nuova architettura sviluppata tra X secolo e XII secolo, che oggi definiamo “romanico”, conserva ad Asti testimonianze di alta qualità. La crescita economica del ceto commerciale cittadino, il governo comunale, la diffusione di chiese e monasteri favoriti dalle più facoltose famiglie, sono alla base di una grande espansione edilizia. Gli edifici in muratura che permangono fino a giorni nostri consentono di ricostruire l’assetto della città medievale, i tipi architettonici e i caratteri decorativi. Il romanico astigiano segue le forme diffuse nella regione storica del Monferrato, con una cura straordinaria per le superifici murarie, dove gli ornamenti scultorei si accordano alla policromia naturale derivata dai materiali. Il gusto per il contrasto cromatico si riconosce soprattutto nelle pareti realizzate alternando corsi di mattoni alla pietra arenaria calcarea di estrazione locale, dotata di un colore giallo chiaro. Il passaggio al gotico avviene senza brusche cesure, in una fedeldà delle maestranze alle tradizioni cittadine che si mantiene fino al termine del Medioevo, come dimostra il grande cantiere trecentesco del Duomo.
Il periodo di maggiore espansione edilizia si colloca però nei secoli XII-XIII: il complesso di San Pietro rappresenta la più ricca testimonianza astigiana di policromia costruttiva, insieme al coronamento della To r re Rossa e a tanti esempi di architettura civile.

Il culto del Santo Sepolcro in occidente

Il Santo Sepolcro di Gerusalemme (ricordato anche come chiesa dell’“Anastasis”, della resurrezione), era il culmine del complesso monumentale costruito nel IV secolo dall’imperatore Costantino per onorare la resurrezione del Salvatore. Si trattava dello spazio più sacro per la religione cristiana, dal momento che lì si era verificato l’evento straordinario su cui si fonda la fede. I pellegrini che si recavano a Gerusalemme lo consideravano la meta più importante del loro viaggio.

Dopo l’occupazione musulmana della Palestina i pellegrinaggi erano divenuti più difficili e la chiesa costantiniana versava in cattive con-dizioni. Il movimento della crociate mirava proprio a liberare il Santo Sepolcro dagli infedeli, coronato dal successo nel 1099 quando i cristiani riconquistavano Gerusalemme. In questi anni si diffondono in Europa le chiese dedicate al Santo Sepolcro, segno della grande devozione dimostrata verso questo monumento eccezionale. In alcuni casi gli edifici non mostrano richiami particolari alla chiesa di Gerusalemme, ma talvolta si presentano come delle significative imitazioni del modello originario.
Non si trattava certo di esatte copie architettoniche: i costruttori e i committenti non cercavano la fedeltà tecnica all’originale, ma il richiamo figurativo a quel simbolo religioso. Il San Pietro astigiano rappresenta uno degli esempi meglio conservati in Italia d’imitazione del Santo Sepolcro, realizzato nel clima delle crociate per volere del vescovo Landolfo che aveva partecipato alla spedizione in Oriente. L’esempio architettonico più simile si riconosce nella chiesa di San Giovanni al Sepolcro di Brindisi, costruita nello stesso periodo (secondo quarto del XII secolo) lungo il percorso d’imbarco dei crociati verso la Terra Santa. Altri esempi d’imitazioni dell’Anastasis sono testimoniati per l’Alto Medioevo a Bologna, a Venezia, a Fulda, mentre per l’età romanica possiamo ricordare gli edifici conservati in tutti i maggiori paesi europei: in Germania a Paderborn, Augusta, Spira, in Francia a Villeneuve d’Aveyron e a Neuvy, in Spagna a Olèrdola, Segovia, Torres del Río, in Inghilterra a Cambridge e a Northampton. La riconquista di Gerusalemme da parte dei musulmani nel 1187 e il fallimento delle crociate successive determinarono un calo d’interesse verso il culto del Santo Sepolcro, mai del tutto affievolito però nella religiosità popolare, come dimostrerà più tardi il fenomeno dei Sacri Monti.

Le maestranze e il cantiere

..Le murature di San Pietro, se attentamente osservate, raccontano l’attività di generazioni di maestranze che si sono avvicendate nel cantiere. Il taglio della pietra, la modellazione dell’argilla, la finitura delle superfici, la disposizione dei mattoni e molti altri particolari rivelano la cultura costruttiva degli scalpellini, dei muratori, dei manovali che sono saliti sui ponteggi, di cui le ‘buche pontaie’ (i fori d’inserimento dei pali) sono una traccia ancora evidente. I primi maestri romanici tradussero i lontani modelli gerosolimitani nel locale linguaggio monferrino, caratterizzato dalla vivace alternanza di mattoni di varia provenienza (anche romana) - zigrinati con l’ascettino (strumento a percussione) e coloriti per renderli omogenei - e pietra ‘da cantone’ (un’arenaria tenera) ben levigata. La fase tardo-duecentesca, inserita nel contesto di forte espansione dell’edilizia urbana, mostra maggior sicurezza e rapidità di esecuzione. Ad Asti la produzione del laterizio aveva assunto ormai dimensioni industriali, tanto da dover essere regolata dagli Statuti comunali: oltre ai normali mattoni - dalle dimensioni standardizzate la cui forma ufficiale è ancora conservata in Municipio - si fornivano pezzi speciali per aperture e cornici, che potevano essere anche decorate a fresco, come la porta dell’ospedale datata 1280. Accanto al moltiplicarsi degli elementi prefabbricati (cornici, costoloni, modanature), nel corso del Trecento la qualità delle murature decadde visibilmente: i prospetti del chiostro furono realizzati con mattoni dalle misure incerte affogati in abbondanti letti di malta. Un secolo dopo, l’interesse fu tutto concentrato sulla decorazione degli elementi architettonici (ghiere, chiavi, capitelli, cornici), affidata ad artisti altamente specializzati: la cappella di Giorgio Valperga fu tutta arricchita da splendide formelle laterizie appositamente plasmate, oppure ‘stampate’ in serie per realizzare fregi ad andamento lineare. Il restauro stilistico di Niccola Gabiani sostituì gran parte dei materiali originali, riproducendo la morfologia perfino dei singoli mattoni: la regolarità delle loro dimensioni e l’assenza del trattamento superficiale li rendono facilmente distinguibili da quelli medievali, che conservano tutta la propria affascinante ‘patina’.

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Riferimenti e contatti

Servizio Musei e istituti culturali
Via C. L. Grandi, Asti, Asti, 14100, Piemonte, Italia
Telefono: 0141399489 (Musei) 0141399359 (Archivio Storico)
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