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Carnevale astigiano

CARNEVALE ASTIGIANO 2011
PROGRAMMA Domenica 6 marzo
Ore 11,00: Piazza San Secondo Palazzo Civico
L’amministrazione comunale incontra la “Famiglia delle Maschere Astigiane”.
La “Famiglia delle Maschere Astigiane” accompagnata dalla Banda Municipale apre ufficialmente la manifestazione.
Ore 10,00: Spazio Vinci – Piazza Leonardo da Vinci
“11° Bazarino di Carnevale”
Mercatino del riciclaggio, dello scambio, del baratto e della libera vendita dell’usato: oggettistica, giocattoli, libri, fumetto, DVD,VHS e varie a cura dei ragazzi delle scuole cittadine.
Ore 11,00: Piazza Alfieri
“Ludo Park di Carnevale”
Apertura delle areegioco con i laboratori ludici, del trucco e del travestimento a cura della Croce Rossa Italiana.
Ore 11,00: Piazza Alfieri e piazza Leonardo da Vinci
“Sagre di Carnevale”
Rassegna enogastronomica a cura delle Proloco del Comune, della Provincia e dei Comitati Palio.
Ore 15,30 –Piazza Torino
Partenza della “Sfilata Carnevalesca” il tema di riferimento nella realizzazione dei carri allegorici e dei gruppi mascherati è di carattere ambientale ed ecologico con riferimento al riciclo”creativo”.
Percorso: Piazza Torino – C.so Alfieri –Piazza Alfieri
Ore 16,30 e ore 17,30 – Piazza Alfieri
Animazione, magie e grandi illusioni a cura del Club Magico Astigiano
Ore 17,00 - Piazza Alfieri
“Na Giurna’ con Falamoca”
Premiazione dei carri allegorici e dei gruppi mascherati partecipanti alla manifestazione.
Ore 17,45 – Piazza Alfieri
Distribuzione bugie e moscato d’Asti a cura dell’Amministrazione Comunale e del Consorzio dell’Asti Spumante.
Ore 18,15\18,30 - Piazza Alfieri
Il Rogo del pupazzo rappresentante il Re del Carnevale con cornice musicale e pirotecnica. Il pupazzo è stato realizzato con la collaborazione del Liceo Artistico Statale “Benedetto Alfieri” di Asti. I ragazzi della Classe 3° D.I. con il coordinamento dei Professori Danilo Iguera e Giancarlo Porto e Emanuele Matera hanno curato l’ideazione, la progettazione e la realizzazione del Re del Carnevale.
SFILATA CARNEVALESCA 2011
SFILATA CARNEVALESCA.
Partecipanti al percorso carnevalesco:
- Banda Municipale Città di Asti
- Famija maschere Astesan’e
- Il Re e la Regina del fuoco di Brusasco
- El biciulan e la bela Majn da Vercelli
- Il Re Peperone e la bela Puvrunera da Carmagnola
- La Lunetta e le sue damigella da Moncalieri
- Mùnsu Gran e Madama Fiordaliso da Pecetto
- Marin Pescastore e la Bela Ranera da Villastellone
- Associazione Coriandoli Veneziani – Gruppo Mascherato:”Il Carnevale di Venezia”
- Gruppo Danzatori dalla Bulgaria “Prirodo – Matematicheska Gimnazia”
- Gruppo Ines Maffezzoli – “La Bella e la Bestia”
- Comitato Palio Comune di San Damiano Gruppo Mascherato “Maschere Veneziane”
- Scuola elementare P.Donna di Serravalle d’Asti – Classi 3°- 4° -5°
“Samba Riciclata”
- Comitato Palio Borgo Tanaro - Carro allegorico – “Il solito riciclo”
- Comitato Palio Comune di Castell’Alfero – Carro allegorico “ Magiche fantasie del
riciclo”.
- Comune di Baldichieri – Carro allegorico “Il Regno di Shrek”
- Comitato genitori di Portacomaro – Carro allegorico “ Le carte di Portacomaro”
- Proloco di Portacomaro Stazione- Carro allegorico “Greese”
- Banda Municipale di Montemarzo
SAGRE DI CARNEVALE
Piazza Alfieri ore 11,00
- Comitato Palio Borgo Tanaro: panini con salamella e patatine
- Proloco Amici del Palucco: polenta e salciccia , friciò, barbera e vin brulè
- Comitato Palio Comune di Castell’Alfero: bomboloni alla crema, ciambelle, frittelle, panzerotti alla nutella.
- Comitato Palio Comune di San Damiano: friciula salata con lardo, friciò di mele, ciambelle dolci, crespelle.
“Spazio Vinci” in Piazza Leonardo da Vinci ore 11,00
- Proloco di Rocchetta Tanaro: salumi misti, frittelle di verdura, agnolotti al ragù e tradizionale Tirà. Vini bianchi e rossi della Cantina “Post del Vin”
CARNEVALE ASTIGIANO STORIA E TRADIZIONI
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Il Carnevale che ancora oggi viene
festeggiato si rifa', verosimilmente, agli
arcaici saturnali latini.
Queste manifestazioni festose
caratterizzate da norme rituali di
purificazione e propiziazione, avevano
così profonde radici nell'ambiente
italico che anche con l'avvento del
cristianesimo vennero tollerate dalla
Chiesa la quale si risolse ad adattarle
con criterio assimilativo alle proprie esigenze liturgiche.
Il carnevale fu , all'origine, un pupazzo
fatto di cenci e di paglia: in esso si
ritrovava l'anima della civiltà contadina
la cui esistenza era dominata dalla
successione delle stagioni e per la quale
l'avvento della primavera costituiva il
culmine dell'anno, da celebrarsi mediante feste, perchè esso segna la
rinascita della natura ed èforiero di
promesse e speranze. Così veniva
celebrata,quindi,la fine dell'inverno
simboleggiato dal fantoccio attorno al
quale si intrecciavano danze e che
veniva bruciato, dopo un sommario
processo, al termine della festa. Questa
usanza è tuttora viva anche nella nostra
città dove il rito della condanna e del
rogo del carnevale è stato ripreso da alcuni anni.
Durante il Medioevo, l'eco di riti arcaici non si spense del tutto. Per la città di Asti, purtroppo, non sono pervenute fonti scritte che documentino il carnevale in questo periodo. Bisogna giungere agli anni a cavallo tra il XIV e il XV secolo, quando ormai il comune astigiano aveva perso la sua autonomia ed era sottoposto alla dominazione orleanese, per avere notizie certe sul carnevale cittadino.Infatti il commediografo Giovan Giorgio Alione, nel prologo della composizione dialettale"Opera iucunda" , edita ad Asti nel 1521 per i tipi di Francesco De Silva, fa sapere che Asti era terra di "solacz" cioè di sollazzi.
Ogni occasione di festeggiamenti e di divertimenti pareva , dunque, buona per gli astigiani della seconda metà del Quattrocento e del primo ventennio del Cinquecento. Durante il carnevale erano frequenti e numerose le maschere (barboire) le quali ,di sera, si divertivano a fare scherzi non sempre gentili alle
donne. Spesso venivano rappresentate "comedie e istorie de substancia", ossia
commedie di tipo classico ed anche misteri e sacre rappresentazioni, nonchè le farse alionesche. Si giocava moltissimo ai dadi ea carte nella"baratteria" cioè nella casa riservata al gioco e si praticavano giochi
Durante il Medioevo, l'eco di riti arcaici non si spense del tutto. Per la città di Asti, purtroppo, non sono pervenute fonti scritte che documentino il carnevale in questo periodo. Bisogna giungere agli anni a cavallo tra il XIV e il XV secolo, quando ormai il comune astigiano aveva perso la sua autonomia ed era sottoposto alla dominazione orleanese, per avere notizie certe sul carnevale cittadino.Infatti il commediografo Giovan Giorgio Alione, nel prologo della composizione dialettale"Opera iucunda" , edita ad Asti nel 1521 per i tipi di Francesco De Silva, fa sapere che Asti era terra di "solacz" cioè di sollazzi.
Ogni occasione di festeggiamenti e di divertimenti pareva , dunque, buona per gli astigiani della seconda metà del Quattrocento e del primo ventennio del Cinquecento. Durante il carnevale erano frequenti e numerose le maschere (barboire) le quali ,di sera, si divertivano a fare scherzi non sempre gentili alle
donne. Spesso venivano rappresentate "comedie e istorie de substancia", ossia
commedie di tipo classico ed anche misteri e sacre rappresentazioni, nonchè le farse alionesche. Si giocava moltissimo ai dadi ea carte nella"baratteria" cioè nella casa riservata al gioco e si praticavano giochi quali tiro alla balestra , per cui esisteva un'apposita società promotrice di gare e altri giochi quali la boxe(ludus pugillorum), in gran voga tra le classi inferiori del popolo. L’ossessione del cibo,giustificata dalla prossimità della Quaresima,era tipica di un’epoca in cui la fame era la regola. Pertanto, era consuetudine mangiare e bere smodatamente e molte delle farse alionesche parlano di pranzi, cene e di sfilate interminabili di cibi: trippe, capponi, beccacce, pollastre, confetti, “cervelà”,composte, uova sbattute, vino bianco e dolcetto di Mongardino. Nel Settecento il carnevale degli astigiani era allietato da spettacolini marionette, saltimbanchi, balli e dalle recite che le accademie artigiane organizzavano presso locali di fortuna. Non a caso il cronista artigiano
Giuseppe StefanoIncisa annota che nel 1777 veniva rappresentato”Il bugiardo”
del Goldoni “nel palazzo degli Spagnoli e nell’atrio ch’ora serve da stalla
potendola a questo fine aggiustare”. Sulle pubbliche piazze, il popolo
assisteva all taglio del collo dell’oca del gatto, o del tacchino che,tra lo
schiamazzo generale veniva condotto incatenato fino in piazza del Santo e
qui, come sottolinea lo stesso Incisa, “sotterrato vivo, alla riserva del collo;
quindi fattogli il processo, Arlecchino, con infinite smorfie e galanterie, gli tagliava il collo.” La testa del malcapitato veniva ,infine,issata sulla punta di una sciabola e portata in giro per le vie cittadine. L’aristocrazia astigiana,d’altro canto, festeggiava il carnevale nelle proprie residenze nobiliari dove si danzavano i balli alla moda.
Gli anni 1782, 1795 e 1821 segnano avvenimenti importanti per la vita sociale e mondana degli astigiani: l’inaugurazione del teatro Malabayla allestito da Giacomo Valpreda nell’omonimo palazzo di via Mazzini, quella del teatro Roero di San Severino e l’inaugurazione del teatro San Bernardino,allora situato sull’attuale Piazza Roma. Qui, per le feste di carnevale si tenevano opere melodrammatiche e balli in maschera. E’ curioso notare come, per evitare inconvenienti spiacevoli dovuti all’ anonimato garantito dalle maschere, venissero emanati regolamenti di polizia che consentivano l’accesso ai balli pubblici solo alle maschere munite della “permissione del Governo”.
A seguito dell’apertura del Teatro Alfieri(1860) e per tutto l’Ottocento, si intensificano, soprattutto in occasione del carnevale, le rappresentazioni di opere melodrammatiche e si tengono feste da ballo come documentano i manifesti relativi alle rappresentazioni teatrali e ai veglioni mascherati presso il teatro stesso.
In seguito e fino alle soglie della prima guerra mondiale, i trattenimenti danzanti diventano la manifestazione più importante del carnevale che viene vissuto, praticamente, nelle sale da ballo e nei teatri dove si svolgono sontuosi veglioni mascherati.
Il carnevale del 1926 fu memorabile per un veglione al teatro Alfieri, intitolato “Nella reggia di Tutankhamon”. Già un mese prima, per pubblicizzare l’atteso avvenimento, era comparsa in piazza Alfieri una altissima piramide realizzata da Ottavio Baussano. Né si possono dimenticare i veglioni che, a partire dal secondo
dopoguerra, hanno allietato per oltre un decennio i carnevale degli artigiani: il “Veglionissimo dello Sport” e il “Veglione della Croce Verde”.
Accanto a questi tradizionali festeggiamenti si svolgevano in alcuni rioni della città, manifestazioni di più marcato carattere popolare,sulle piazze e nelle vie dei borghi. Secondo la tradizione orale a noi giunta, una robusta contadina di borgo Tanaro, dove la tradizione delle lavandaie era presente da tempo si travestiva da
uomo e richiamava intorno a sé altre lavandaie che facevano baldoria e ballavano allegramente sulla piazza .
Nella borgata Trincere, invece, un borghigiano si travestiva da orso e, dopo
aver radunato un numeroso gruppo di ragazzi, percorreva le vie del borgo
distribuendo noccioline. Non si hanno notizie certe del carnevale popolare in altre zone della città.
Probabilmente, nella maggior parte dei casi si festeggiava nell’ambito delle singole famiglie consumando le tradizionali specialità gastronomiche legate alla particolare festività quali bugie ,fricio, turcèt. Negli anni ’60 la tradizione del Carnevale viene ripresa alla grande.La sfilata dei carri allegorici, provenienti anche dai paesi del circondario e da città vicine, suscita una notevole partecipazione popolare. Come si può notare dai documenti fotografici dell’epoca ,la gente si riversa nelle principali vie della città al seguito della sfilata. Successivamente , con la ripresa del Palio, i festeggiamenti assumono toni diversi :protagonisti sono gli alunni delle scuole cittadine che vengono coinvolti in feste di piazza culminanti nel rogo del pupazzo,simboleggiante il carnevale, dagli stessi realizzato. E’ cronaca degli ultimi anni il “Demential Carnaval”, animato da studenti delle Scuole superiori e personaggi famosi della canzone e del cabaret, che ha riscosso un crescente successo.
LA FAMIJA D’LE MASCHERE ASTESAN-E
Agli inizi degli anni ‘60
l’Amministrazione Comunale, nell’intento di
rievocare in chiave satirica e comica le usanze
popolari e le figure caratteristiche del passato
in ogni singolo borgo, costituisce la “Famija d’le
Maschere Astesane” che raggruppa , insieme
a Spumantino e Barberino, maschere ufficiali
della città,nuove maschere che rappresentano
i rioni cittadini e le attività che vi si svolgevano.
L’BARCAJO E LA BELA LAVANDERA
ricordano le attività che si svolgevano sul fiume
Tanaro : pesca trasporto della sabbia
traghettamento di persone e merci.
La Bela Lavandera rappresenta l’attività
caratteristica delle donne del Borgo Tanaro e,
in particolare, della località Trincere, le quali
hanno svolto, per secoli, il lavoro di lavandaie
per tutta la città .
TONI DESTOPA E MARIA GOGHETA
rappresentano lo spirito festaiolo e caustico del
borgo San Rocco, famoso per le feste di
ferragosto che duravano una settimana ed
attiravano molti concittadini di altri borghi.
Toni, esperto conoscitore di vini, sturava
volentieri bottiglie divino buono, non
disdegnando di effettuare frequenti assaggi.
La moglie divideva con lui il piacere del vino
buono e il conseguente buon umore. Da ciò
deriva il nome Gogheta, perché in dialetto
astigiano”fè gogheta “ significa far baldoria.
FALAMOCA E GIGIN POLEMICA
rappresentanti del borgo di Santa Caterina,
raffigurano un doganiere che prestava servizio
alla porta di Sant’Antonio e la moglie.
Falamoca uccise, presso la locanda dei “Tre
Ciochin”, un certo Ottavianino che aveva
insidiato la sua fidanzata. Il processo si
concluse con l’assoluzione del doganiere anche
per l’intervento di Gigin, bella, arguta e dalla
favella facile che organizzò un vasto movimento
popolare di donne in difesa di Falamoca.
CICO FOET E GHITIN D’LA TOR
rappresentano il borgo Torretta che anticamente
era percorso da carretti che trasportavano
tronchi e legnami. I conducenti dei carretti
erano famosi per saper maneggiare con maestria una lunga frusta chiamata “foet”da
cui deriva il nome della maschera.
Ghitin d’la Tor era proprietaria dell’ osteria “Della Torre”frequentata soprattutto dai
carrettieri del borgo.
CICU PERTERA E LA BELA FILANDERA
Rievocano due simpatici personaggi del borgo
di San Pietro. Cicu era un famoso oste che
gestiva la più rinomata trattoria del borgo,
denominata “D’al pont verd”.
La Bela Filandera ricorda l’attività della
filatura sulla quale si basava l’economia del
borgo e l’antica consuetudine di eleggere, tra le
ragazze che lavoravano in filanda, “ la Bela
Filandera “.
TROMLIN E GINOTA ,tipici rappresentanti della comunità agricola che abitava la fertile zona a Nord-Ovest della città , sono le maschere del borgo Don Bosco. Essi ricordano gli agricoltori che nei giorni di mercato scendevano in città a vendere i loro prodotti.