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Martedì 12 luglio - Alfio Antico e i Lautari
Alfio Antico
Alfio Antico ha vissuto fino all'età di 18 anni facendo il pastore fra le montagne dell'entroterra siracusano respirando, in una vita non certo priva di durezze, le favole, le storie, i miti della cultura contadina e pastorale,le prime esperienze musicali nelle strade delle grandi città fino all'incontro con i più famosi musicisti e uomini di teatro della grande tradizione italiana fanno di Alfio Antico un artista che ha raggiunto la piena maturità.
Alfio ha oltre settanta tamburi, tutti fabbricati da sé e meravigliosamente intarsiati con immagini di divinità agresti, segni antichi che racchiudono saggezza eterna. Nei silenzi e nelle vibranti sonorità insegue così la propria anima, cercando il volto e gli sguardi degli antichissimi abitatori della sua terra. Attraverso il ritmo ed il canto, scolpisce le mille figure del tempo. Il musicista di Lentini arriva ingigantito dalla fama dei suoi strepitosi successi e quale mitico testimone del mondo vivo della natura, che lotta per continuare a essere la terra dei buoni prodotti, delle sane emozioni, della fantastica musica.
Alfio si trasferisce nel continente, a Firenze, allora certamente il più accogliente e meraviglioso contenitore da riempire di suoni,e qui la sorpresa. A Firenze vivono molti studenti e lavoratori salentini, sardi, calabresi, siciliani: e per tutti la sirena si materializza sulla scalinata dei Lanzi, in piazza della Signoria. I contatti e le collaborazioni con grandi artisti della musica e del teatro (Eugenio Bennato, Fabrizio de Andrè, Lucio Dalla, Giorgio Albertazzi, Amedeo Amodio, tra gli altri) fanno di lui l'artista eclettico di oggi: musica, presenza, gestualità; maestria e virtuosismo eccelsi.
Nelle sue mani, il tamburo esprime sonorità impensabili, che ci fanno comprendere le risorse estreme di questo pur semplice strumento. Alfio vi aggiunge la sua vena poetica, espressa nella lingua che meglio conosce, il siciliano; la sua teatralità naturale e dirompente. Ma c'è anche un messaggio forte verso il recupero di una tradizione piena, fatta non solo di musica, ma di contatto di terra. La sua produzione discografica registra tre uscite: nel 2000, Anima'Ngignusa, nel 2002 Supra Mari, e infine, nel 2005 Viaggio in Sicilia.
I Lautari
Gruppo musicale fondato nel 1987 a Catania da alcuni musicisti che provenivano da diverse esperienze con l'intento di ricercare e conservare quel materiale musicale e poetico della tradizione musicale siciliana che altrimenti sarebbe andato perduto. Era il periodo in cui si concludevano le esperienze della "Nuova compagnia di canto popolare", della "Taberna Milaensys", del "canzoniere del Lazio", e alcuni musicisti come Mauro Pagani o Demetrio Stratos e tanti altri cominciavano in Italia a sperimentare e a operare contaminazioni sonore fra vari generi; queste , e altre, sono le influenze che porteranno i nostri a formare il gruppo e a strutturare un repertorio, con qualche velleità filologica, e con la precisa intenzione di effettuare una ricerca sui suoni e sugli strumenti popolari, nel significato più universale del termine, dunque i vari mandolini, mandole, ciaramelle e maranzani, strumenti che appartengono prevalentemente alla tradizione siciliana, convivevano e continuano a convivere con strumenti di altre regioni d'Italia e di altre parti del mondo, a cominciare dall'arpa celtica passando per la chitarra battente, calabrese, e alle innumerevoli percussioni africane, per arrivare al bouzuky, greco, ecc. ecc..
I Lautari debuttano ufficialmente in una serata di ottobre del 1987 sulle tavole del teatrino della parrocchia S. Pietro e Paolo, a Catania, insieme agli "Aurora Boreale", un gruppo abbastanza famoso a quei tempi. A quella serata uno dei componenti del gruppo non partecipò perché si vergognava. Ebbe così inizio una interminabile serie di : concerti, spettacoli teatrali, esibizioni itineranti, musica da strada, da piazza, da vicolo, sacre rappresentazioni, celebrazioni natalizie, propagande elettorali, manifestazioni di beneficenza, lezioni-spettacolo nelle scuole, intrattenimento per gli anziani e tutto quanto si possa immaginare nell'ambito dello spettacolo musicale.
Queste molteplici esperienze, le collaborazioni con tanti artisti e musicisti, la possibilità di una formazione 'aperta' nella quale i musicisti, suonando vari strumenti, non sono relegati a un ruolo pre-definito, come "il bassista, il batterista", nel corso degli anni sono diventate la vera forza del gruppo, che ha sviluppato un progetto musicale originale mantenendo alcuni punti fermi: l'uso del dialetto, nella maggior parte dei brani, come linguaggio 'popolare e quindi comprensibile, alla fine, al 'popolo', sia esso siciliano o di un'altra parte del mondo, per la sua musicalità e il suo ritmo, o ancora la rigorosa fedeltà agli strumenti acustici, che con la purezza e la bellezza dei suoni riescono talvolta a contrastare tanta elettronica ormai diventata la colonna sonora del terzo millennio.
Va da sé che nel corso degli anni tante cose sono cambiate e si sono, se vogliamo, evolute, a cominciare dalla stessa formazione che basandosi su un nucleo storico di tre musicisti che fin dall'inizio militano nel gruppo, ha potuto usufruire del contributo di altri che sono entrati e usciti dal gruppo, riuscendo sempre a interagire con la propria personalità nei momenti creativi, è cambiata anche la maniera di esprimersi musicalmente; avendo iniziato con un puro lavoro di ricerca, anche sul campo, e arrangiamento dei brani già esistenti, si è pian piano andati naturalmente verso la composizione di brani originali, anche per confrontarsi con una realtà che non è più quella contadina dei tempi andati ma nella sua provincialità, anche urbana e metropolitana di Catania.
