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Pinocchio
pinocchio
17-04-2014 - Teatro Alfieri - ore 21

Pinocchio è un mondo, un personaggio multiforme da cui scaturisce una storia insieme lineare e complicatissima, un racconto (straordinario) per bambini e una intricatissima rete di significati simbolici, un susseguirsi di incontri con personaggi fantastici che rimanda continuamente a un percorso di formazione pieno di insidie, di esperienze esemplari e a volte enigmatiche.

Per Ugo Chiti e Arca Azzurra l’appuntamento con Pinocchio era ineludibile e anche se più volte rimandato, ripensato, messo in discussione l’incontro con il burattino-bambino di Collodi stava lì ad aspettare, neanche tanto paziente, forte della comune radice linguistica, del continuo richiamo a quel mondo fantastico legato alla cultura popolare toscana che attraversa il trentennale lavoro di Chiti con la sua compagnia.

Ed eccolo il Pinocchio riletto dal drammaturgo toscano per l’Arca Azzurra: fedelissimo al testo originale, ma insieme “legittimato” a una reinvenzione della parola attenta a cogliere le suggestioni delle “doppiezze” del testo collodiano. Uno spettacolo popolare che non rinuncia ad affrontare le “trappole simboliche” di una delle storie più lette e raccontate di tutta la letteratura mondiale. Una visione adulta che cerca di ritrovare lo sguardo sorpreso e pieno di turbati incanti della lettura infantile.

“Pinocchio, per quanto mi riguarda, è un appuntamento continuamente sollecitato e continuamente rimandato (forse sarebbe più onesto dire “pavidamente” allontanato). Un appuntamento continuamente ribadito come obbligatorio e quindi sempre più rifiutato adducendo le infinite ragioni di quanto sia conveniente e saggio tenersi a distanza da Pinocchio. Un appuntamento, diversi anni fa, anche sfiorato (e tradito?) in una sceneggiatura per un insolito film di Francesco Nuti (Occhiopinocchio). Insomma Pinocchio è una specie di costante da me sempre aggirata con la convinzione, la “balbettante” certezza, che sia materia solo per sulfurei dicitori di percorsi paralleli, ricamatori di sillabari che si possono permettere l’arroganza di un viaggio spericolato attorno all’enigma Pinocchio.
Pinocchio personaggio che si muove sulla più insidiosa linearità; l’apparenza di un mondo riconoscibile (contadino e paesano) che occulta labirintiche doppiezze, metafisici riflessi e surreali “casualità” da diventare spesso una trappola letale quando si traduce in termini drammaturgici.
La “casa” di Pinocchio è la lettura. La pagina scritta è l’ideale per restituire appieno le singolari “profilature” di un fantastico quotidiano come le paurose ombre sospese tra sublime banalità e febbrile viaggio iniziatico.
Pinocchio ha conosciuto meravigliose illustrazioni e maldestri scarabocchi (nei vari usi). Molto, tanto, troppo è stato detto su Pinocchio. E’ sembrato facile parodiarlo in maniera allegramente scatologica. E’ facile sghignazzare sulla nota, arcinota, “storiellina” del burattino che si fece uomo … voglio dire che Pinocchio non è certo figura sacrale, figurati! Uno con quel naso, quella disobbedienza contraddittoria e spudorata si presta a tutte le mistificazioni. In fondo Pinocchio può risultare così facile da prendere a pretesto che ti può venire anche la voglia di accantonarlo, rimuoverlo definitivamente. Eresia! Sacrilegio che subito ti ustiona, ti spaventa … vedi Pinocchio seduto di spalle, immobile, offeso, sicuramente vendicativo come una maligna divinità fatta burattino che racchiude l’adulto e il bambino, l’innocenza e la crudeltà di un perseguitato. Appena lo relativizzi Pinocchio ti appare come vittima sacrificale, legno ritualistico di tutte le nostre ambiguità occulte. Pinocchio genera fantasmi, acidità rabbiose come l’intemperanza frustrata di uno sguardo ferito. Pinocchio pretende, vuole il nostro rispetto per chiudere la sua avventura terrena. Lui è “cristologicamente” immolato facendosi carico di tutte le nostre vocazioni compulsive; gli egoismi sordi alle pedanterie, alle logiche del rispetto della riconoscenza imposta. Pinocchio ha dichiarato apertamente l’assenza di obblighi, il brivido della libertà incoerente, l’opportunismo sfrenato del “prometto-non mantengo-me ne frego”. Pinocchio ha dato movimenti folli e divertiti a tutte le nostre contraddizioni e noi l’abbiamo punito, torturato, con la ferocia insospettabile dei mansueti che pascolano nell’ordine delle cose. Pinocchio, improvvisamente, mi è venuto incontro malmesso e ingrigito, stropicciato e malinconico con lo sguardo già segnato, reduce da chissà quali sevizie dell’età eppure sempre pronto allo sgambetto “sberleffoso” alla risata da “zimbello” di paese … forte del suo legno stagionato ma provato dalle continue trasformazioni. Creatura atrocemente illusa di diventare, un giorno, carne felice, metamorfosi senza storia, cronaca crudele di un risveglio fasullo per ritornare, subito dopo, al primo capitolo di quella “novella atroce” che rinnega la fiaba per uno sguardo sghembo sul mondo.
Dopo queste ultime riflessioni ho trovato, forse, il piacere per accostarmi all’enigma-Pinocchio. Forte della lunga collaborazione con Arca Azzurra Teatro, il progetto su Pinocchio si articolerà su una linea di fedeltà al testo come, ovviamente, ad una lingua comune e quindi “legittimata” anche ad una reinvenzione della parola. Nello stesso tempo un Pinocchio che offre spazio a tutte le suggestioni di una lettura attenta alle doppiezze già enunciate nelle premesse, quindi uno spettacolo popolare e raffinatamente indagativo. Una visione adulta che cerca di ritrovare lo sguardo sorpreso e turbatamente incantato della lettura infantile”. Ugo Chiti

Biglietti 20 euro (15 euro loggione). Ridotto 15 per under 25 e over 65, ridotto speciale per le scuole (incluse scuole di teatro): 10 euro

Info e prenotazioni: 0141.399057

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