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Eventi del giorno
L'origine del mondo. Ritratto di un interno
08-04-2014 - Teatro Alfieri - ore 21

Per la Stagione Parole d'artista diretta dal Teatro di Dioniso,
il Teatro Alfieri di Asti, ospiterà lo spettacolo rivelazione L’origine del mondo. Ritratto di un
interno scritto e diretto da Lucia Calamaro con Daria Deflorian, Federica Santoro, Daniela
Piperno disegno luci di Gianni Staropoli realizzazione scenica di Marina Haas , aiuto regia
Francesca Blancato, produzione e comunicazione 369gradi, PAV prodotto da ZTL_pro con il
contributo di Provincia di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali in coproduzione con Armunia-
Festival Inequilibrio e Santarcangelo 41 Festival internazionale del teatro in piazza in
collaborazione con Fondazione Romaeuropa, Palladium Università Roma Tre, Teatro di Roma
Lo spettacolo è diviso in tre atti:

1. Donna melanconica al frigorifero
2. Certe domeniche in pigiama
3. Il silenzio dell'analista

Nel 2012 lo spettacolo ha ottenuto:

PREMIO UBU Nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica a Lucia Calamaro
PREMIO UBU Miglior attrice a Daria Deflorian
PREMIO UBU EX AEQUO Miglior attrice non protagonista a Federica Santoro

Il costo del biglietto è di 12 euro - Ridotti over 65 e studenti e abbonati Teatro Alfieri 7 euro.. Informazioni e Biglietteria Teatro Alfieri 0141/399057

Questa stagione è possibile, grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo che ha selezionato l'iniziativa
nell'ambito dell'edizione 2013 del bando “Arti Sceniche in Compagnia”, della Fondazione CRT, della
Regione Piemonte e dei Comuni di Asti e di Moncalieri e dell'Istituzione Musica Teatro
Meritatamente pluripremiato nel 2012, L’origine del mondo di Lucia Calamaro non delude le
aspettative. Le sue tre ore di durata non devono spaventare nemmeno i più impazienti, gli irrequieti
da poltrona: scorrono senza intoppi. Il testo della Calamaro è divertente, intelligente e ricco di
riferimenti di solida cultura (da Freud e Wittgenstein a Onetti), sdrammatizzati e utilizzati con la più
vivace leggerezza.
I personaggi principali sono una madre, Daria (Daria Deflorian), e sua figlia Federica (Federica
Santoro). Daria soffre di una grave depressione che le impedisce di dormire, di uscire di casa, di
affrontare anche le più semplici incombenze delle sue giornate. Durante i tre atti dello spettacolo la
figlia si ritrova a crescere in un tale contesto fino a che non avrà l’età per potersene andare, cosa che
avverrà nell’atto finale. Compaiono poi altri due personaggi: la madre di Daria (Daniela Piperno, di
eccezionali qualità comiche), donna concreta, portavoce del principio di realtà, e una psicanalista
(sempre recitata da Federica Santoro), occupata più a recitare paragrafi freudiani che ad ascoltare la
sua paziente.
In questo quadro si articola la vicenda, del tutto estranea a fili narrativi e interamente affidata
a scambi tra i personaggi. Sono scambi che non hanno a che fare col dialogo: in quest’ultimo c’è
sempre qualcosa che procede, al contrario qui si resta in una forma di stasi, in un circolo vizioso. Lo
scopo del testo è far emergere quel nonsense quotidiano di una donna che rimane costantemente
stupita e inerme di fronte alle più banali vicende domestiche.
Ciò che sorprende delle battute scritte dalla Calamaro è la puntualità, l’accuratezza con cui si ritrae
il rapporto tra i personaggi, facendolo emergere dallo sfondo del loro ambiente di casa: il confronto
notturno con il frigorifero aperto e chiuso decine di volte, la lotta con una lavatrice che sembra
impossibile dominare, quel risucchiante buco nero che sono i cassetti dell’armadio. È in queste
situazioni che si fanno strada le frasi, che sbocciano i confronti e i monologhi, sempre con ritmo e
ironia, a sottolineare l’importanza di ogni dettaglio, la necessità di includere tutti questi particolari.
Daria capisce che è da tali piccoli misteri che si origina il suo mondo, è in quel sottofondo di noia e
banalità che si definisce ciò che lei è, ciò che noi siamo. “Un uomo dice qualcosa di interessante
una volta ogni quindici giorni”, e nel resto del tempo semplicemente vive.
Mattia Palma
“Un ciclo che ho costruito su una vita, quella di una donna in crisi; vita che si declina in capitoli
che, sebbene si seguono, non portano verso una fine ma tendono verso un Origine.
Una vita che si inceppa e che sente, nell’impasse obbligata, il bisogno di indagare suo malgrado
quel Cominciamento per tutti noi misterioso, attraverso il rapporto con un Analista e soprattutto
attraverso una particolare modalità di gestione della Figlia.
In fondo la genie è l’unica prova spicciola e familiarissima che ognuno di noi ha della possibilità
di essere assoluti demiurghi di un Inizio. E da lì, da quell’atto massimo di vitalità, che invecchia di
fronte a noi, ritrovare il nostro, di Inizio.
Indago la coscienza di una Madre, quello che lei ne sa, malgrado e aldilà di lei; esploro gli stati
d’animo mortificati di una Figlia adultizzata, la sua assenza di modelli, la sua tenacia; tratteggio
l’indifferenza, la rabbia e l'impotenza di tutti gli altri, quelli che si ritrovano a gestire una persona
depressa, senza sapere come. Intanto, diversamente, ma certo si vive.

Lucia Calamaro.

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