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A Lea Garofalo vittima di ‘ndrangheta l'intitolazione dell'area verde del Tribunale
ven 17 mar, 2017

Le storie delle persone non si raccontano in poche parole e quelle delle donne vittime di ‘ndrangheta e mafia sono narrazioni dense, spesso vissute all’ombra di uomini violenti finchè per amore dei figli c’è da non poterne più.

Lea Garofalo per aver deciso di testimoniare subì la vendetta del marito e fu uccisa nel novembre 2009.

La Giunta comunale  accogliendo la proposta degli allievi dell’Istituto di Istruzione Castigliano, ha deliberato l’intitolazione dell’area verde sita all’interno del Tribunale della città a Lea Garofalo quale “esempio di coraggio e testimone di legalità”.

La cerimonia venerdì 17 marzo alle ore 12.

Lea Garofalo era nata a Petilia Policastro, in provincia di Crotone, il 24 aprile 1974  ed è morta a Milano il 24 novembre 2009.

Lea aveva scelto di lasciare la casa di via Montello a Milano, fortino della cosca di ‘ndrangheta di Petilia Policastro, nel 1996 quando, in seguito all’operazione “Storia Infinita”, venivano arrestati il fratello Floriano, il compagno Carlo Cosco e Giuseppe Cosco con l’accusa di traffico di stupefacenti.

Per salvaguardare il futuro della figlia Denise aveva deciso nel 2002 di essere testimone di giustizia raccontando agli inquirenti ciò che sapeva sulle faide interne alla famiglia e i gravi reati compiuti nel capoluogo lombardo.

Non ebbero vita facile Lea e Denise, due “piccole” donne di appena diciassette anni di differenza,  costrette a spostarsi tra il 2002 e il 2009, prive di sostegno economico, in sei diverse località, in attesa della misura definitiva di protezione, mai arrivata.

Nel 2009, stanca di essere considerata “collaboratrice di giustizia”, benché non avesse commesso alcun reato, amareggiata per la mancata istruzione di un processo, ossessionata dall’incessante paura di possibili ritorsioni, Lea decise di uscire dal sistema di protezione e tornare prima al paese d’origine, per provare a ricucire i rapporti con la famiglia e poi a Campobasso dove Carlo Cosco aveva affittato una casa per lei e Denise.

La vendetta stava per compiersi: un primo tentativo di omicidio risale al 5 maggio del 2009 proprio a Campobasso; un finto riparatore di lavatrici, Massimo Sabatino, prova invano a strangolare Lea che sfugge all’agguato grazie all’aiuto della figlia Denise. 

Il bisogno di denaro e la necessità di parlare del futuro scolastico della figlia, la spingono però ad accettare l’invito di Carlo Cosco a Milano. Il 20 novembre del 2009 Lea e sua figlia giungono nel capoluogo lombardo e il 24 novembre Lea Garofalo viene rapita, torturata ed uccisa.  I resti del cadavere e una collana, solo dopo il processo d’appello, a seguito delle dichiarazioni di uno degli imputati verranno rinvenuti in un tombino.

L’iniziativa dell’intestazione a Lea Garofalo è nata dagli allievi dell’Istituto Scolastico Castigliano di Asti in occasione della partecipazione al Concorso per le scuole “Il silenzio è dolo. Siamo l’Italia che sceglie il coraggio”, lanciato nel 2015 dalla Organizzazione Avviso Pubblico nell’anniversario di “Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, e che comprendeva, tra le sue finalità l’intitolazione di uno spazio cittadino ad una vittima innocente.

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