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Comunicati Stampa Città di Asti
I berakhot di Paolo De Benedetti
mar 13 dic, 2016

Ha attraversato la cultura del Novecento fino ai giorni nostri, introducendo in Italia pensiero e testi anticipatori, aprendo spazi di dialogo interconfessionale, offendo una interpretazione “sapiente” dei testi biblici. Appartenente a una delle più note famiglie di ceppo ebraico della città, comunità che vantava qui un insediamento secolare, Paolo De Benedetti (PDB) ha coltivato studi in campo filosofico, letterario e di lingue orientali, intessendo amicizie e consuetudini con editori, autori e intellettuali. Di lui poetò a modo suo l'amico Umberto Eco; “PDB a noi insegna il segreto nom di Dio; ah sapessi anco pur io tanto ebraico quanto lui! Quando legge le scritture noi ci vien lo stranguglione, chè cotanta erudizione a noi dona il mal di mar” (in Il Paradiso delle piccole cose Imprimatur editore).

Lo  scorso dicembre alla consegna delle borse di studio Rodolfo Debenedetti salutò i presenti così.

“Dato che la nostra famiglia è una famiglia cristiana ma è di tradizione ebraica e in alcune correnti della nostra famiglia la tradizione non è morta, permettetemi di recitare due berakhot, plurale dell’ebraico berakha, che vuol dire benedizione. Mi sembra il momento giusto per dirvele.

Benedetto tu o Signore Dio nostro re del mondo che ci hai fatto vivere, ci hai sostenuti e fatto giungere a questo momento…

La seconda è un ricordo grato allo zio Rodolfo che ha istituito questa borsa: Benedetto tu o Signore Dio nostro re del mondo colui che fa vivere i morti…, perché ogni volta che un defunto lascia un’eredità spirituale è vivo.

Ecco perché nella tradizione il nome di una persona viene custodito come un tesoro.  Quindi siamo molto contenti che in questa città, dove la tradizione ebraica ha almeno mille anni, si continui a usarla, permettetemi una parola non tanto elegante, anche da parte di chi ebrei non sono perchè ci aiuta, ci insegna a ringraziare Dio per quello che siamo e per quello che la provvidenza ci consegna. Grazie”.

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