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26 maggio 2007, ore 21.00 | Teatro Alfieri


Ascanio Celestini
Fabbrica
RADIO CLANDESTINA
Roma, le Fosse Ardeatine, la Memoria
scritto diretto e interpretato da Ascanio Celestini
musica originale di Matteo D'Agostino


Una donna si avvicina e chiede a qualcuno di leggerle i cartelli sui quali è scritto “fittasi” e “vendesi”. La donna è analfabeta. Qualcuno gli risponde che "al giorno d'oggi voi siete una rarità, ma durante la guerra c'era tanta gente che non sapeva leggere. E tanti andavano al cinema Iris di Porta Pia da mio nonno Giulio per farsi leggere i proclami dei tedeschi sui giornali ".
Il 25 marzo del '44 se ne fanno leggere uno che annuncia la morte di 320 persone: è l'eccidio delle Fosse Ardeatine.
"Questa dell'Ardeatine è una storia che uno potrebbe raccontarla in un minuto o in una settimana".
È una storia che comincia alla fine dell'ottocento, quando Roma diventa capitale e continua negli anni in cui si costruiscono le borgate, continua con la guerra in Africa e in Spagna, con le leggi razziste del '38, con la seconda guerra, fino al bombardamento di San Lorenzo, fino all'8 settembre. È la storia dell'occupazione che non finisce con la liberazione di Roma. È la storia degli uomini sepolti da tonnellate di terra in una cava sull'Ardeatina e delle donne che li vanno a cercare, delle mogli che lavorano negli anni '50 e dei figli e dei nipoti che quella storia ancora la raccontano.
A Roma non esiste un'immagine chiara di ciò che fu il movimento partigiano. I partigiani ce li immaginiamo mentre camminano in montagna e cantano Bella Ciao, ma a Roma erano i tedeschi e i fascisti gli unici che avevano il permesso di muoversi in gruppo e cantare. I partigiani romani si muovevano soli o in gruppi di due e Carla Capponi (che partecipò anche all'azione di via Rasella) dirà che fu un'emozione quando sentì una persona che la chiamava per nome ad alta voce.
Il racconto della lotta partigiana e dell'occupazione nazista a Roma viene spesso raccontata in maniera confusa, ma soprattutto l'eccidio delle Ardeatine e l'azione di via Rasella che lo precedette sono ormai parte di un mito negativo, di una storia che viene raccontata al contrario. Io ho provato, partendo dai materiali pubblicati nel libro di Alessandro Portelli "L'ordine è già stato eseguito" a dare voce a quella parte orale della storia che ancora racconta quei giorni in maniera viva, diretta e non rovesciata.



“Con un sorriso dignitoso e un’aria proletaria esorcizzante, Celestini lega aneddoti d’urbanesimo e orrori della guerra, sciorina paradossi, chiama in causa eccidi che sono un pugno al cuore, e parla con amore memorabile di gesti d’odio da non dimenticare.”
(La Repubblica)



Mi chiamo Ascanio Celestini, figlio di Gaetano Celestini e Comin Piera.
Mio padre rimette a posto i mobili, mobili vecchi o antichi è nato al Quadraro e da ragazzino l’hanno portato a lavorare sotto padrone in bottega a San Lorenzo.
Mia madre è di Tor Pignattara, da giovane faceva la parrucchiera da uno che aveva tagliato i capelli al re d’Italia e a quel tempo ballava il liscio...



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