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Platero y yo


Lunedì 4 aprile 2005
PLATERO Y YO
musiche di
MARIO CASTELNUOVO TEDESCO
testo di J.R. Jeménez
para narrador y guitarra Op. 190
DAVID RIONDINO narratore
CLAUDIO PIASTRA chitarra
“Ma ci saranno ancora degli asini a Moguer? Probabilmente questa è la domanda che si faranno oggi i lettori di Platero y Yo del grande poeta in ombra , Juan Ramòn Jiménez (Premio Nobel per la letteratura 1956). Moguer è il paese dove è nato l’autore, Platero è l’asino più famoso della poesia del Nove-cento. Più che un divertimento, il libro lentamente maturato per molti anni, dal 1907 al 1916 (data della pubblicazione) è il ritratto interiore di un lirico che aveva fatto della continua in-terrogazione della vita e del mondo la sua regola. A ben guar-dare, più che di un monologo poetico, si tratta di un dialogo fra il poeta e la natura... Il poeta si serve dell’ asino per entrare nel mondo della natura e conoscere la natura dell’ uomo, a cominciare da se stesso...”
(Carlo Bo introduzione all’edizione italiana 1991 – Passigli Editori)
L’esecuzione presentata oggi è una selezione di 11 brani tratti dai 28 che compongono l’opera omonima, scritta dal compositore fi o-rentino Mario Castelnuovo Tedesco (1895-1968), a due anni dalla morte del poeta, nel 1960. Autore prolifi co e di grande talento, sue sono alcune delle composizioni più importanti del repertorio chitar-ristico novecentesco. Platero y yo spicca per singolarità essendo con-cepita per voce recitante e chitarra, un vero e proprio duo, dove la parola viene trattata anche sotto l’aspetto musicale, con una precisa scansione nel tempo, fi no a creare un affascinante, quanto comples-so intreccio tra le parti. La lettura musicale, complicata ma allo stesso tempo scorrevole, a volte si sofferma sulla descrizione degli eventi, altre volte sugli umori o stati d‘animo che questi provocano, esal-tando alla fi ne del percorso il rapporto intimo, e alla pari, tra i due protagonisti compagni di “viaggio”.
Non ci si aspetti quindi un sottofondo musicale, magari d’ ìimpron-ta spagnola come la nazionalità del poeta farebbe supporre, né tan-to meno una mera descrizione a programma del testo, ma, se ci è concesso il suggerimento si provi ad ascoltare l’ ìopera con lo spirito suggerito dall’ autore del testo:
“questo non è un libro per bambini ma forse, per uomini bambini” Dovunque ci sono bambini – dice Novalis – esiste un’età d’oro. Dunque a questa età d’oro, che è come un’isola spirituale caduta dal cielo, si volge il cuore del poeta e ci si trova così bene che il suo più gran desiderio sarebbe di non doverla mai più abbandonare.”
Claudio Piastra