Comune di Asti: Vai al contenuto della pagina

Sito accessibile - scegli la versione: Grafica Alta visibilità Solo testo

Logo manifestazioni

Cultura e spettacolo

Teatro Alfieri, Via al Teatro 2
Assessore: Gianfranco Imerito
Dirigente: Dott. Leto Salvatore

Info

Tel. 0141 399.050/051
Fax: 0141 399.053

Invia una mail al settore

Musei

Archivio Storico, via Cardinal Massaia 5
Assessore: Gianfranco Imerito
Dirigente: Dott. Berzano Andrea

Info

Tel. 0141 399.492/489
Fax: 0141 558338

Invia una mail al settore

Ti trovi qui:

Lo zio

Martedì 29 marzo 2005

Teatro De Gli Incamminati Teatro Stabile Di Torino

FRANCO BRANCIAROLI IVANA MONTI
DEBORA CAPRIOGLIO

LO ZIO
di FRANCO BRANCIAROLI

scene GIACOMO ANDRICO costumi GIANLUCA SBICCA, SIMONE VALSECCHI

regia CLAUDIO LONGHI

La vicenda de Lo zio, il nuovo testo ideato e interpretato da Franco Branciaroli, prende liberamente le mosse a partire da inquietanti e terribili ‘fatti’ di una ‘cronaca’ di ‘ieri’ sempre a rischio però di trascriversi, in mancanza di una seria rifl essione critica sulla nostra storia, in cronaca di ‘domani’, se non addirittura del ‘giorno’; il dramma trae infatti spunto da un originale riesame delle indagini di frequente succedutesi nel secondo dopoguerra intorno alle sorti degli ex gerarchi nazisti sopravvissuti al crollo del Reich e rifugiatisi, sotto mentite spoglie, ai quattro angoli del globo, come pure da un’attenta rilettura dell’ampia produzione saggistica e letteraria intorno a questi foschi accadimenti. Siamo a Buenos Aires, negli anni settanta. Karl Stoikmann, già famigerato ufficiale delle SS, feroce ed ispirato responsabile della pianifi cazione dello sterminio degli ebrei, vive in Argentina sotto i panni di un suo fantomatico fratello per sottrarsi alla cattura degli agenti del Mossad – gli agguerriti servizi segreti israeliani per l’estero –, insieme alla moglie Helga – l’unica a conoscere la verità sull’identità del marito –, al fi glio Hans – giovane fragile e violento, schiavo della droga, convinto che l’uomo sotto la cui tutela è vissuto non sia il suo vero genitore ma lo zio – e alla inquieta moglie del ragaz-zo, l’ariana Elisa. Hans è cre-sciuto nel culto del padre, che crede morto, e per onorare la sua memoria si è arruolato in una squadriglia militare, capitanata dal colonnello Ferlinghetti e in cui si raccoglie un non meglio identifi cato gruppetto di amici. Proprio nella notte del settantesimo compleanno di Stoikmann, il vecchio uffi ciale, la moglie e la nuora attendono con tre-pidazione il ritorno da una missione speciale del giovane Hans; Elisa è pronta ad uccidere il fi glio che porta in grembo e a fuggire travestita da uomo se Hans non tornasse: la donna teme infatti le ritorsioni dei molti nemici della famiglia Stoikmann e senza la difesa del consorte si sente una loro facile preda. Guidata da un destino cieco ed implacabile, sulle note crudeli e maliose dei tanghi e delle milonghe argentine, la vicenda si snoda inesorabile: passo a passo, sul fi lo di un dialogo dolcissimo e spietato, i personaggi svelano a poco a poco i loro misteri, ma solo per rivelarne altri, inganni e travestimenti cadono per cedere il passo a nuovi inganni e travestimenti in un crescendo di tensione che culmina con l’inattesa entrata in scena di una spia israeliana. Per sottrarsi alla cattura e per proteggere i propri cari, Stoikmann è costretto a mettere a punto un piano diabolico, ma il prezzo da pagare per la salvezza è alto.Farsa teatrale in due atti, Lo zio attraversa, traveste e contamina i generi più disparati: il dramma storico a simil ‘chiave’, si maschera da dramma psicologico di famiglia, incline al poliziesco se non al vero e proprio ‘noir’. Lo schema del mélo si ribalta in quello di una grottesca commedia en travesti. Ma, tra le righe, prende pure corpo il sospetto che la vicenda borghese della gens Stoikmann nasconda un più se-greto volto tragico, o che i suoi continui ‘ribaltamenti’ e disvelamenti siano fi gli del metamorfi co e illusionistico e teologico teatro barocco. Ambiguamente sospeso nel suo gioco di maschere, Lo zio, sotto il suo innocente aspetto di giallo o di saga famigliare, si rivela così essere una severa meditazione sul senso del nostro tempo: un presente stordito e ignaro delle proprie radici, inconsapevole travestimento di un passato mai del tutto cancellato; un presente i cui fi gli smarriti non possono ri-conoscere i propri padri e i cui padri sconfi tti non sanno che addormentare i propri fi gli; un presente prosa instabile e di fi nzione, sempre in bilico tra il timore che l’unica verità sia l’inganno e l’oscuro bisogno di una nuova spiritualità capace di darci quelle certez-ze di cui siamo privi.


Home
| Amministrazione | Uffici comunali | Appalti e Concorsi | Manifestazioni | Cultura | Turismo | Info utili | Comune online | Accessibilità | Privacy

Powered by Sistemi Informativi Comune di Asti Web-Media • © Comune di Asti • Piazza S.Secondo 1 - 14100 - Asti • Centralino +39.0141.399111 • urp@comune.asti.it