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Araldica Astigiana

A cura di Renato Bordone
Editrice: Umberto Allemandi & C.

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Scarampi

D'oro, a cinque pali di rosso. Cimiero, un bue d'oro, nascente, tenente in bocca un ramo di quercia al naturale; motto: Modus et ordo. Cimiero e motto variano a seconda della linea.

PRIME ATTESTAZIONI Fine XIII secolo.

POSIZIONE SOCIOPOLITICA Famiglia de hospitio, ghibellina.

CARICHE PUBBLICHE Alcuni di essi scelsero la carriera podestarile, come Guglielmo Scarampi, podestà a Chien nel 1260 e a Genova nel 1264. Tra le figure notevoli si distingue quella di Filippo Scarampi, attivo nell'ultimo quarto del XIII secolo. Egli fu acceso sostenitore ghibellino, scelse la carriera giuridica e comparve al vertice dell'organigramma di governo, con funzioni - continuamente rinnovate - di credendario, sapiente, ambasciatore e sindaco. Ricordando la sua morte, avvenuta nel 1303, il Ventura ne elenca i titoli di legista, vir secretissimus, unus ex duodecim (cioè appartenente al consiglio minore) e lo pone all'inferno, dove, secondo il cronista, lo Scarampi si trova per aver causato i mali di Asti e per aver scatenato l'odio tra i suoi concittadini.

ATTIVITÀ ECONOMICHE Come molti altri astigiani, gli Scarampi esercitarono attività commerciali a Genova, al principio del XIII secolo. In seguito, l'assidua frequentazione delle fiere di Champagne per- mise loro di ottenere speciali salvacondotti per operare liberamente sul mercato. Per molto tempo essi ebbero come area privilegiata la Francia, dove alla fine del Duecento ottennero il diritto di borghesia nei luoghi in cui avessero inteso risiedere per commerciare e prestare denaro (in particolare a Parigi, Meux e Auxerre). Il raggio dei loro interessi si allargò verso l'inizio del Trecento: allora alcuni Scarampi operavano in Lorena, a Metz e a Chateau-Neuf, e altri a Mecheln (Malines, in Belgio), in società con Antignano e Alfieri. Sul versante italiano, gli Scarampi prestarono con assiduità ai conti di Savoia, ai principi d'Acaia, ai marchesi di Saluzzo e Monferrato -i quali impegnarono e persero numerosi feudi - e all'abate di Lucedio, grande e importante monastero piemontese. La famiglia ebbe anche rapporti d'af- fari con famiglie genovesi e, rispetto agli altri casati astigiani, mantenne oltre il consueto relazioni commerciali con l'Oriente, tramite il porto di Genova.

CASTELLI E INFEUDAZIONI Nel 1267 gli Scarampi detenevano il castello di Masio. Il momento delle grandi acquisizioni patrimoniali della famiglia va posto, però, dall'inizio del Trecento. Nel 1316 Emanuele Traversagni dei signori di Vinchio vendette la sua quota dell'omonima località ad Antonio Scarampi. Pochi mesi dopo, Antonio acquistò beni allodiali e una parte del castello nella vicina Mombercelli, della quale fu investito -insieme a Mombarone e Montaldo- dall'imperatore Ludovico nel 1329. I suoi discendenti completarono l'acquisto di Mombercelli dal comune di Asti nel 1371. Nel 1389 Luchino Scarampi entrò in possesso di 4/5 del castello di Monale. I continui prestiti concessi ai marchesi di Saluzzo e di Monferrato resero possibile l'impressionante serie di acquisti di castelli e giurisdizioni compiuta dalla famiglia nel XIV secolo. Nel 1337, i figli di Antonio Scarampi acquistarono da Manfredo IV di Saluzzo i castelli e i luoghi di Cortemiglia, Castelletto Uzzone, Cessole, San Martino, Perletto, Torre d'Uzzone e parti di Saleggio, Roccaverano, Cairo, Rocchetta del Cairo, Carcare, Altare, Bubbio e Monastero Bormida e ne furono da lui infeudati. Il feudo di Camino - da cui il predicato di un ramo della famiglia - pervenne nel 1323 a Tommaso Scarampi per via dei debiti contratti dal marchese Teodoro I di Monferrato. In modo analogo, nel 1329 e nel 1337 i signori di Camino aggiunsero al loro patrimonio il feudo di Pontestura, loro impegnato dalla marchesa Argentina di Monferrato. Nel 1376 essi ottennero il feudo di Brusaschetto e una parte di quello di Castel San Pietro, alienato dal marchese di Monferrato a Giorgine Scarampi. La famiglia riconobbe precocemente il dominio visconteo su Asti, collegandosi a esso tramite vincoli di natura feudale: tutti i castelli e i diritti signorili degli Scarampi furono riconosciuti da Gian Galeazzo Visconti, il quale procedette all'investitura.


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