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Falletti

PRIME ATTESTAZIONI Fine XII secolo.
POSIZIONE SOCIOPOLITICA Famiglia de populo, guelfa.
CARICHE PUBBLICHE Alla credenza del 1188 presero parte due membri della famiglia, Guala e Guidaccio. Da allora la presenza dei Falletti in ambito di governo fu costante; in particolare spicca la figura di Raimondino, vissuto alla fine del Duecento. Egli comparve come sapiente in ben quattro occasioni, tra la primavera e l'estate del 1292, partecipando, tra l'altro, alle trattative di pace tra Asti e il marchese di Monferrato. Cacciato da Asti dai ghibellini nel 1303, al suo ritorno riprese l'attività politica, sia come sapiente, sia come credendario, fin verso il 1311.
ATTIVITÀ ECONOMICHE I Falletti sono attestati a Genova almeno dal 1184, dove intensificarono le relazioni commerciali nei decenni successivi. Nel corso del xm secolo, il prestito di denaro (a singoli, a comunità e a enti ecclesiastici) divenne l'attività principale della famiglia. Per lungo tempo il ramo astigiano dei Falletti - altri erano a Pinerolo e Alba - agì di preferenza su territorio piemontese: così fecero, dal principio del Trecento, Raimondo Falletti e il socio Tommaso Troia. Nel 1308, Raimondo e i suoi soci ottennero la concessione e il monopolio del banco di pegno di Chieri, città nella quale avevano trovato rifugio politico cinque anni prima, alla cacciata dei guelfi da Asti. Dal 1320 i Falletti astigiani iniziarono a operare in campo feneratizio anche ad Avignone, dove si era trasferita la Santa Sede.
CASTELLI E INFEUDAZIONI Nel 1307, Giacomo Falletti fu riconosciuto da Carlo II d'Angiò quale signore di Barolo. I suoi discendenti acquistarono castello e giurisdizione di Benevello dai marchesi Del Carretto (1323). Di particolare rilevanza è il ramo dei Falletti di Pocapaglia: non si conosce la prima acquisizione del feudo, ma esso era già parzialmente in possesso della famiglia nel 1328, quando Leone ed Emanuele Falletti furono investiti da Tommaso II di Saluzzo del luogo di Ruffia. Nel 1335 essi ne permutarono tré quarti con i Del Carretto, ottenere do il feudo di Villa (ora Villafalletto). Nel 1340 Pietrino Falletti acquistò da Giacomo di Pocapaglia la sua parte dell'omonimo castello. Negli stessi anni il casato acquistò il feudo di Lagnasco e un palazzo con torre e diritti signorili a Tigliole d'Asti (1330) e fu infeudato di diritti a Pollenzo dall'abate di Breme (1337). Pietrino Falletti fu investito di Serralunga dal marchese di Saluzzo (1340). I suoi figli prestarono denaro a Manfredo di Saluzzo ottenendo in pegno i feudi di Racconigi e Migliabruna (1372). I Falletti tenevano anche una parte di Cavallermaggiore loro infeudata nel 1372 da Amedeo VI di Savoia e nel 1379 da Filippo d'Acaia. Sempre nel 1372, Antonio Falletti acquistò metà del castello di Montemale dal marchese di Saluzzo. L'operazione nascondeva un prestito di cospicua. entità, saldato dal marchese dodici anni dopo come dimostra la restituzione del castello da parte del Falletti. Infine, nel 1483 Daniele Falletti deteneva 1/4 della giurisdizione su Perno.
