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Araldica Astigiana

A cura di Renato Bordone
Editrice: Umberto Allemandi & C.

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Catena

D'azzurro, a tre catene d'oro, ordinate in palo (in figura, per errore, una catena chiusa in cerchio).

PRIME ATTESTAZIONI Fine XII secolo.

POSIZIONE SOCIOPOLITICA Famiglia de hospitio, ghibellina.

CARICHE PUBBLICHE Tra i primi Catena attivi nella vita pubblica astigiana spicca Guglielmo, ambasciatore presso il marchese di Monferrato nel 1194 e credendario nel 1197, nel 1200 e nel 1201. Nel corso del Duecento la famiglia fu presente nella politica cittadina con pochi personaggi, ma in maniera continuativa. Si ricorda inoltre che i primi scontri civili, nel 1271, furono determinati da uno scontro politico, nel quale Robaldo Catena passò dalle parole alle armi, ferendo di spada l'avversario Bonifacio Solaro. I Catena furono particolarmeme legati all'ambiente ecclesiastico: diversi membri furono tra i canonici del Capitolo e Oberto Catena fu eletto vescovo d'Asti nel 1237, operando un tentativo di ripristino del potere episcopale sui vassalli del contado, attraverso il rinnovo dei giuramenti di fedeltà e delle investiture.

ATTIVITÀ ECONOMICHE Rimasti estranei ai circuiti economici frequentati dagli uomini d'affari astigiani, i Catena esercitarono soprattutto i diritti signorili per tutto il corso del XIII secolo e per buona parte di quello suecessivo. Ciò non significa che rinunciarono completamente a prestare a interesse: il marchese di Monferrato, all'inizio del Duecento, diede loro in pegno il castello di Lu. Tuttavia, il prestito su pegno non appare quale attività economica principale fino al Trecento inoltrato. Nel 1388, infatti, i Catena comparvero associati ai Broglio nella casana savoiarda di Rossillon. È questo il segnale di un recente coinvolgimento in operazioni per loro inconsuete, ma estremamente redditizie, forse determinate da nuovi rapporti parentali.

CASTELLI E INFEUDAZIONI Prima del 1212, un Rolando Catena ebbe in feudo dal marchese di Monferrato beni a Mombercelli, successivamente divenuti allodiali; Roberto Catena, invece, negli stessi anni ebbe in pegno dal marchese il castello di Lu. La famiglia deteneva anche quote del castello di Malamorte (ora Belveglio), vendute al comune nel 1254. I Catena furono anche vassalli episcopali a Corsione e nel 1266 ebbero una causa con il vescovo per aver iniziato opere di fortificazione senza il suo consenso, commettendo abuso. Perso il castello di Corsione a favore prima dei De Castello, poi dei Pelletta , lo riebbero infeudato solo nel 1426. Il comune di Asti investì Corrado Catena di metà di Corticelle nel 1282; sei anni dopo Corrado, Carando e Galvagno Catena, insieme ad altri parenti e consorti ottennero l'investitura per Mombercelli, ma già nel 1290 furono costretti a vendere le loro quote al comune, nell'ambito di una politica antimagnatizia condotta dal governo astigiano. L'ostilità verso il guelfismo di Asti portò i Catena a legarsi ai marchesi di Monferrato: nel 1322 Teodoro di Monferrato investì Manfredo Catena di diritti e beni a Solonghello. Nel 1356 il marchese Giovanni donò e infeudò Rocchetta Palafea a Matteo Catena e ai suoi fratelli.


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