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Araldica Astigiana

A cura di Renato Bordone
Editrice: Umberto Allemandi & C.

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Asinari

D'azzurro, alla torre d'oro, con la bordura composta d'argento e di rosso. Cimiero, un asino nascente al naturale, alato d'oro; motto: Tutto alfin vola; sostegni, due grifoni d'argento coronati d'oro; cimiero e motto variano a seconda delle linee.

PRIME ATTESTAZIONI Fine XII secolo.

POSIZIONE SOC10POLITICA Famiglia de hospitio, a prevalenza ghibellina, ma con alcuni elementi guelfi.

CARICHE PUBBLICHE La prima attestazione di un Asinari è quella di Razone, console del comune nel 1197. La partecipazione politica degli Asinari fu da allora continua ed essi occuparono i maggiori uffici comunali e le cariche di governo più prestigiose. Tra le figure di maggior rilievo spicca Raimondo Asinari, presente nella documentazione pubblica astigiana fin dal 1246. Acceso ghibellino, egli partecipò alle lotte civili del 1271 fu poi podestà di Chien nel 1273 e più volte credendario, fino al 1278. Ghibellino altrettanto convinto fu Folco Asinari, il quale alternò la carriera podestarile (Mondovì 1284, Genova 1296) a quella di consigliere comunale e sapiente. Quando la sua parte venne cacciata da Asti, nel 1304, Folco fu nominato sindaco degli estrinseci e loro rappresentante.
Negli stessi anni si segnalano anche Tommaso, più volte credendano, e Oberto, incaricato dal comune di definire i confini del possesso di Castell'Alfero tra Asti e il marchese di Monferrato. Emerge inoltre la figura di Tolomeo Asinari, più volte consigliere tra il 1275 e il 1297. Egli fu membro del collegio dei giudici di Asti (1282) e inclitus legis professor, uomo di studio più che d'azione. Coinvolto con il resto della sua famiglia nelle lotte civili, in esilio si dedicò al commento del De consolatione philosophie di Boezio, terminato prima del 1307, quando il manoscritto, inedito e conservato a Vienna, fu miniato da Filippo di Altavilla.

ATTIVITÀ ECONOMICHE Gli Asinari furono attivi nel commercio a Genova e ad Asti dalla fine del XII secolo, ma soprattutto le vaste e importanti operazioni finanziarie compiute all'estero dalla fine del Duecento alla metà del Quattrocento posero gli Asinari tra gli uomini d'affari più capaci del loro tempo. Il ramo poi detto di San Marzano si orientò prevalentemente in Borgogna, dove dalla fine del Duecento possedeva numerosi banchi di pegno e godeva di diritti sulle raffinerie di sale di Salins. Il ramo degli Asinari di Camerano, invece, scelse come area di azione dapprima i Paesi Bassi (Utrecht, 1260), poi l'attuale Svizzera (a Friburgo dal 1295), dove furono spesso associati agli astigiani Toma e, dall'inizio del Trecento, anche la Germania renana (Siegburg, Oberwesel, St. Goar). I prestiti concessi all'arcivescovo di Colonia, misero gli Asinari in possesso delle gabelle di Colonia, Bonn e Andernach. Il casato seppe creare una fitta rete di interessi commerciali che lo legava ad altre numerose famiglie astigiane all'estero e che si rafforzò al tempo del massiccio esilio ghibellino, dopo il 1312.

CASTELLI E INFEUDAZIONI Verso la metà del XIII secolo, gli Asinari si distinsero in tre rami. Uno, originato da Raimondo, ottenne la signoria di Dusino nel 1254 per infeudazione del vicario imperiale Manfredi Lancia. Un altro ramo, avente come capostipite Tommaso, assunse il predicato di Camerario, dal feudo acquistato in parte nel 1210 e trasmesso esclusivamente per via maschile a partire dal 1295. Il fratello di Tommaso, Corrado, tesoriere di Savoia, nel 1275 ottenne dai conti di Savoia l'investitura di 1/4 del castello di Virle. Nel 1313 il ramo di Camerano, con Enrico e Aimonetto, acquistò castello e diritti signorili a Casasco, per metà dai signori omonimi e per metà da Brando Pelletta. Un terzo ramo del casato, detto successivamente di San Marzano, si originò da Bonomo, il quale nel 1300 acquistò il castello di Vesime da Albertino del Carretto, ottenendone l'investitura da Amedeo di Savoia nel 1313. I successori di Bonomo, Alessandro e Bonifacio Asinari, nel 1323 furono investiti di Montechiaro da Giacomo del Carretto; il feudo venne confermato alla famiglia nel 1382, da parte di Teodoro II di Monferrato. Nel 1339 il conte di Ginevra investì Daniele Asinari di Villar Chabod, per via dell'attività feneratizia prestata dalla famiglia in quella zona. I diritti furono alienati dai discendenti Antonio e Opizzino, nel 1453. Nel 1341 il comune d'Asti vendette castello, luogo e pertinenze di Costigliole a Giorgio, Bonifacio, Pietrino e Antonio Asinari, facendone seguire l'investitura. Nel 1382 Amedeo VI di Savoia investì Antonio Asinari di Balangero, mentre il marchese Teodoro di Monferrato gli concedeva Cartosio, Mondonio, Lu e San Giorgio, nell'alessandrino, una parte di Montabone e 4/20 di Monale. Nello stesso anno Antonio Asinari ottenne dal comune di Asti l'investitura per Canelli, Moasca e Mombaldone, mentre si fece confermare San Marzano da Galeazzo Visconti. Ancora nel 1382, Gian Galeazzo Visconti investì Emanuele Asinari del castello di Monale. Nel 1416 Corrado Asinari fu investito di metà di Banna nei pressi di Poirino.


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