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San Secondo d'Asti e la critica storica
Esiste,
nel culto cattolico, un certo numero di santi di nome Secondo (nome latino
molto diffuso). Un altro san Secondo molto venerato in Piemonte e soprattutto
verso il Biellese è quello di Torino (gli è dedicata una
chiesa nel capoluogo regionale vicino a Porta Nuova). Alla luce di recenti
studi (Dacquino, Silicani) il san Secondo d'Asti è certamente
una figura storicamente individuabile in un vescovo di Asti. Questi probabilmente
si guadagnò fama e riconoscenza battendosi per la pacifica convivenza
tra il nucleo originario di abitanti della città gallo-romana
di Hasta e gli occupanti longobardi : l'occupazione longobarda avvenne
altrove con modalità molto violente, mentre ad Asti si realizzò senza
danni ; al contrario, Asti fu scelta come capoluogo del vastissimo ducato
assegnato a Gundoaldo, fratello della regina Teodolinda, e tale posizione
di preminenza politico-amministrativa spiega il suo successivo sviluppo
economico e mercantile. In tal caso san Secondo d'Asti non fu un martire
in senso stretto ma un testimone della fede, facilmente individuato come
vero protettore (patrono) della città.
Le
numerose e più antiche rappresentazioni non lo raffigurano mai
con la palma del martirio né come un ecclesiastico (salvo una
problematica effigie su una moneta del XIII secolo) e nemmeno come soldato,
ma piuttosto come un magistrato o come un giovane borghese. La figura
del giovane soldato martire (molto appropriata al san Secondo di Torino)
si sarebbe sovrapposta a quella del vescovo astigiano al momento del
trapasso dei poteri dai longobardi ai franchi (IX secolo), che avrebbero
cercato di cancellare in tal modo dalla memoria del popolo un personaggio
gradito al precedente regime. Il tradizionale "panegirico" del santo è tratto
dalla redazione pubblicata dai "Bollandisti" (sec. XVII). Un problema
a parte sono le reliquie del santo, dal momento che anche a Venezia (chiesa
dei Gesuati alle Zattere) si afferma di conservare lo scheletro completo
e che un vescovo di Asti nel sec. XIII si affrettò a smentire
le voci di un trafugamento delle reliquie del martire da parte dei veneziani,
attribuendo loro, invece, il furto delle spoglie mortali dell'omonimo
vescovo.
Tratto da: Asti San Secondo dei Mercanti - Gianfranco Monaca ediz. Gribaudo