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Collegiata di San Secondo
La
storia della chiesa gotica di San Secondo, patrono della città,
ancora oggi risulta in buona parte lacunosa e scarsamente documentata,
come invece un edificio sacro ditale prestigio richiederebbe. Tuttavia,
dalla fine dell'Ottocento ad oggi, la bibliografia apparsa sull'argomento,
insieme ai dati emersi nel corso dei restauri degli anni 60, consentono
di ricostruirne, seppure sommariamente, le principali vicende costruttive.
L'origine della chiesa risulta assai controversa proprio perché ricco
di contraddizioni, e quindi storicamente non utilizzabile, appare il
racconto di San Secondo; tradizione vuole, infatti, che il militare romano
Secondo, fattosi cristiano per intercessione di San Calogero, sia vissuto
nel II secolo d.C. e martirizzato proprio nel luogo ove poco dopo sarebbe
sorta la chiesa intitolata al suo nome: in realtà, afferma A.
Crosetto, non esistono conferme esplicite circa l'esistenza di una primitiva
chiesa paleocristiana.
Il documento più antico in cui viene menzionata la chiesa di San Secondo è datato
1°agosto 880: si tratta di un placito tenuto da Baterico, visconte d'Asti,
in cui si fa cenno ad alcune proprietà relative alla chiesa. Sappiamo
con certezza, grazie soprattutto al placito del marzo 940 di Uberto, conte
d'Asti, che la chiesa, divenuta parrocchia all'inizio del secolo, era situata
fuori dalle mura della città, in quanto chiesa cimiteriale. E' noto
infatti che le leggi imperiali del tempo vietavano di inumare i morti all'interno
dell'abitato cittadino, per cui le aree cimiteriali si trovavano al di fuori
delle mura, ma le incursioni barbariche dei secoli IX e X obbligarono il trasferimento
del corpo del Santo nel duomo, più sicuro poiché collocato all'interno
della cinta muraria. Di tale traslazione non esistono documenti certi, ma verso
l'880 la cattedrale appare intitolata a "Santa Maria e a San Secondo"; ciò attesterebbe
la presenza delle reliquie del Santo in tale edificio.
Secondo l'Incisa (1742-1819),la traslazione definitiva sarebbe avvenuta sotto
l'episcopato di Bruningo il quale, prima di riportare nuovamente le reliquie
del Santo nella collegiata, avrebbe fatto ristrutturare ed ampliare la chiesa,
come sembra attestare, ma le interpretazioni non Sono concordi, un'iscrizione
In arenaria ritrovata nel 1888 e collocata Ora nella navata sinistra all'altezza
del campanile. Della fase romanica restano anche alcune testimonianze archeologiche
di grande importanza, innanzitutto la cripta databile alla seconda metà del
X secolo, e poi l'area cimiteriale che è stata oggetto nel 1990 di una
campagna di indagine preventiva da pane della Soprintendenza Archeologica del
Piemonte. Secondo A. Crosetto la chiesa romanica era a tre navate, terminava
con un abside semicircolare ed era orientata in modo canonico (facciata a ponente
e abside ad oriente), anche se leggermente divergente rispetto l'attuale. Di
diversa opinione era invece P. Dacquino il quale avanzava la tesi della chiesa
orientata nord-sud, con facciata, quindi, sull'attuale via del Teatro. Nel
1256 il capitolo della collegiata deliberò la costruzione della chiesa
attuale e a tal scopo papa Alessandro III, su richiesta dei canonici, concesse
un Breve per ottenere offerte dalla popolazione in cambio di indulgenze. Ma
fu solo alla fine del Duecento, grazie al suo predecessore, papa Nicolò III,
che il capitolo venne in possesso dei mezzi necessari per iniziare tale costruzione.
La facciata attuale. ottenuta allungando verso ovest il corpo della chiesa
gotica, è frutto di lavori successivi avvenuti tra il 1457 e il 1462.
Nella seconda metà del XV secolo venne anche aperta una nicchia, al
di sopra del rosone centrale. Qui, sino alla fine del secolo scorso, si poteva
ammirare una statua in pietra, ora di proprietà Bonaccorsi, rappresentante
San Secondo, datata da Noemi Gabrielli 1380-1390. L'interno ha subito nel corso
dei secoli numerose modifiche soprattutto per quanto riguarda l'arredo delle
cappelle più volte rinnovato.
Dalla visita apostolica di Mons. Peruzzi del 1585 apprendiamo che la
chiesa annoverava ben tredici altari oltre il maggiore: cinque nella
navata sinistra dedicati alla Madonna presso la sacrestia, al Santo Sepolcro
(nella cappella sotto il campanile), a Santa Lucia, a Santa Maria (di
patronato dei Palladio) e a San Giuseppe (del patronato dei De Regibus
di Bubbio); otto nella navata destra dedicati a San Secondo, San Raffaele
Arcangelo, ai dodici Apostoli, ai santi Pietro e Paolo, a San Sebastiano,
alla Santissima Trinità (le cui rendite sostene-vano le spese
per la scuola dei giovani cantori), a San Giorgio e a Santa Maria. Il
Peruzzi si sofferma anche sulle numerose icone che ornavano semplici
altari in pietra o in mattoni. Fra queste, già campeggiava, sull'altare
di San Raffaele della famiglia Cacherano, il polittico dell'Adorazione
dei Magi di Gandolfino da Roreto, il solo dipinto cinquecentesco ad esser
rimasto in loco insieme alla pala della Natività di patronato
della famiglia Borelli.
Durante la visita il Peruzzi notò anche il pessimo stato del pavimento,
sconnesso per le frequenti inumazioni di cadaveri, delle pareti e delle colonne,
imbrattate di bitume usato per addossarvi gli stemmi che venivano posti in
occasione dei funerali, tutte ragioni per cui il vescovo ordinò ai canonici
di porvi al più presto rimedio. Sotto l'episcopato di Mons. Aiazza,
il 1°giugno 1597, i canonici predisposero il trasferimento delle reliquie
del santo; essendosi infatti innalzato il pavimento della chiesa, l'accesso
alla cripta risultava disagevole per cui il corpo di San Secondo, dopo una
processione per la città con una sosta davanti alla cattedrale e una
davanti alla chiesa di San Secondo della Torre Rossa, venne collocato sotto
l'altare maggiore (dove vi rimase fino al 1964). In quegli stessi anni si registrano
anche alcuni lavori di ristrutturazione alla facciata quattrocentesca, che
venne arricchita di un porti-chetto aperto su tre lati, addossato all'ingresso
principale. Sia l'episodio della traslazione che il nuovo portichetto (poi
demolito nel 1870) si trovano raffigurati in un affresco del 1711 eseguito
da Francesco Fabbrica all'interno del duomo, sopra l'ingresso del portale laterale.
Il 18 marzo 1609 venne istituita, per volere del conte Secondino Natta, la
cappella dedicata a San Giovanni Battista in seguito abbellita dagli affreschi
di Salvatore Bianchi, pittore già attivo in duomo e in altre chiese
della città. Nel corso del sec. XVII si attestano altri importanti lavori
di riarredo nella cappella cinquecentesca di Ognissanti e in quella del Crocifisso.
L'inizio del XVIII secolo rappresenta un periodo importante per la collegiata
in quanto il vescovo Milliavacca (1693-1714), già promotore di alcuni
importanti lavori in duomo e in San Martino, fece rifare l'altare maggiore
(consacrato il 29 maggio 1708), gli stalli corali, dipingere il coro e commissionò un
ricchissimo ostensorio d'argento realizzato dall'orafo Giovanni Tommaso Groppa.
Nel 1752 venne risistemato nuovamente il pavimento del presbiterio non essendo
più sostenuto in modo conveniente dalle colonne della cripta sottostante.
Nel 1770 iniziarono i lavori alla cappella di San Secondo eseguita su disegno
dell'architetto torinese Bernardo Vittone (1704-1770) affrescata nei 1772 da
Carlo Gorzio. Tra il 1885 e il 1888 per volere dell'allora canonico Giuseppe
Borio l'interno venne pesantemente rimaneggiato.
Ai lavori di decorazione, che interessarono nel 1882 anche la facciata dipinta
a bande orizzontali bianche e nere, parteciparono Gabriele Ferrero e Luigi
Morgari. Nel 1920, oltre ad alcuni lavori di risanamento della facciata e alla
rimozione delle case addossate al prospetto su via Garibaldi, si rimosse l'antico
pavimento del 1824 e si realizzò l'attuale in mattonelle rosse. La chiesa
così come è visibile oggi, è il risultato dei restauri
del 1968-74, che hanno rimosso la decorazione ottocentesca e recuperato alcuni
affreschi databili tra il XIV e il XVII secolo nelle tre cappelle della navata
destra. Nel 1988, per volere dell'allora parroco di San Secondo Don Pietro
Mignatta, venne riaperta la nicchia sopra il rosone centrale. Al suo interno
venne collocata una statua di San Secondo in pietra sintetica eseguita dallo
scultore Raffaele Mondazzi.