Ti trovi qui:
PASTRONE GIOVANNI (REGISTA CINEMATOGRAFICO)
Asti, 13/9/1882 – Torino, 27/6/1959
Pastrone Giovanni studiò in Asti: a 16 anni era diplomato in ragioneria e aveva terminato lo studio del violino al Conservatorio della nostra Città. Passato (ventenne e sposato) a Torino, riuscì a trovare una prima occupazione presso l’orchestra del “Regio”, e poi come ragioniere in una fabbrica per la confezione di piccoli films dalla durata singolare di appena cinque minuti. Addetto dall’ufficio di corrispondenza con l’estero, Pastrone ebbe il modo di conoscere il meccanismo dell’industria cinematografica allora agli inizi, ed in poco tempo riuscì, per le sue idee geniali, a diventare primo direttore (1908) e poi comproprietario della Casa cinematografica che assunse successivamente il nome di “Itala film”. Dimenticò ormai di essere un contabile, e tutto preso dalla nuovissima tecnica, Pastrone crea tra l’altro un procedimento di perforazione della pellicola che per non pochi anni si rivelerà il migliore.
Il primo film “artistico” della Nuova Società fu: “La Maschera di ferro”(1909), lungo quasi 300 m. Pastrone per primo riuscì a realizzare dei primi piani con l’uso della carrellata.
Non dimenticando di essere un industriale, Pastrone nel 1913 “acquistò” per 50.000 lire oro l’avallo del più grande poeta italiano dell’epoca, Gabriele D’Annunzio, che gli suggerì il titolo e i nomi dei personaggi e che dettò le sonanti didascalie. Il lancio pubblicitario fu monumentale. L’aviatore Giovanni Vidner, sorvolò a quattro riprese la capitale per inondarla di volantini che annunciavano la “prima” per il 22 aprile 1914 al Teatro Vittorio Emanuele di Torino. Il film era lungo 4.500 m, era costato 1.250.000 (cifra astronomica in quei tempi !) e durava tre ore. Asti, quindi, fu tra le prime città d’Italia a proiettare l’indimenticabile “CABIRIA”, con un accompagnamento orchestrale costituito da 30 professori, sotto la guida del concittadino Secondo Rambaldi. Il trionfo di “Cabiria” si ripetè negli Stati Uniti. In Francia il film giunse nel novembre 1915, e negli stessi giorni furoreggiò nel lontano Giappone.
Ritiratosi infine nella sua abitazione torinese, Pastrone cessò di occuparsi di cinema e si volse ad altre attività.Condusse studi approfonditi di medicina, alla ricerca dell’origine e della cura del cancro.
Il nostro cinema deve a Pastrone moltissimo; egli fu, ai suoi tempi, un pioniere e un indiscusso maestro. L’opera sua, nel labile mondo del cinema, non diminuirà, col perfezionarsi della tecnica filmica. Basterà saperla intendere, inquadrandola nel suo tempo.