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"Il Palio del Novecento" (mostra conclusa)
Archivio Storico - via Cardinal Massaia,5
8 settembre/8 ottobre 2004
Orari: da lunedì a venerdì 9/13 - martedì e giovedì 15.30/17.30 - sabato e domenica 10/13 - 16/19
Dai documenti dell’Archivio Storico Comunale:
“Piccola rassegna dei giornali del Palio dal 1929 al 1935”
Numeri unici del settimanale “Il Cittadino” dedicati interamente al Palio, supplementi speciali, fogli rionali specifici con ampia documentazione fotografica e grafica accompagnata da caricature di persone note del mondo politico, sociale ed economico dell’epoca, da espressioni ironiche, vignette, sonetti d’occasione.
Gli anni dal 1929 al 1935
Dopo un'interruzione di oltre sessant'anni, nel 1929 fu ripresa la tradizione di correre il Palio. La corsa fu ripristinata dal podestà Vincenzo Bronzo e si tenne in occasione della festa patronale di San Secondo.
In segno di omaggio e di gratitudine verso Casa Savoia e in ricordo di Emanuele Filiberto, che nel 1545 aveva confermato e codificato le antiche consuetudini della festa patronale e del Palio, vennero scelti costumi del Cinquecento anziché medievali.
Nell'anno della ripresa il Palio fu corso "alla lunga", alla maniera antica, non più sulla contrada Maestra, diventata impraticabile, ma sul corso Dante, a partire dall'imbocco di piazza Alfieri.
La musa popolare si ridestò e fu la gente a partecipare al Palio con una passione che spronò sempre più gli animi e rimase viva nel tempo.
Nel 1930 la corsa, regolata da norme definite, si svolge nel circuito chiuso dell'attuale piazza Campo del Palio (allora piazza Emanuele Filiberto) in un tripudio di folla che prende vivacemente parte alla gara .
I giornali locali plaudono alla ripresa della manifestazione alla quale dedicano ampi spazi. La cronaca è molto particolareggiata e accompagnata da commenti e da puntuali riferimenti storici.
"Il Cittadino" e la " Gazzetta d'Asti" esaltano il Palio che "cresce man mano che procede" anche per la presenza di autorità di alto rango. Giungono infatti ad Asti i principi di Piemonte Umberto e Maria Josè di Savoia.
Negli anni 1932-1935 vengono pubblicati numeri unici del settimanale "Il Cittadino" dedicati interamente al Palio, supplementi speciali, fogli rionali specifici con ampia documentazione fotografica e grafica accompagnata da caricature di persone note del mondo politico, sociale ed economico, da espressioni ironiche, vignette, sonetti d'occasione suggeriti a figure note quali quelle di Giovanni Fracchia, Giuseppe Lazzarone, don Michele Gallo. Alcuni versi sono talvolta adattati anche come testi musicali.
In campo enogastronomico, il Palio produce ricadute con l'introduzione di alcune novità. Tra i prodotti offerti dal mercato e ampiamente pubblicizzati dai giornali locali, compaiono infatti la "Torta del Palio" e la "Birra di Asti - birra del Palio".
Nel campo delle arti figurative, la produzione artistica è particolarmente ispirata dal Palio. Gli artisti collaborano alla sua realizzazione dipingendo i drappi, disegnando costumi, bozzetti per manifesti, cartoline e svariato materiale divulgativo.
Curiosa e sintomatica del gusto del momento è la realizzazione di un calendario profumato con soggetti femminili in veste di figuranti, destinato ai negozi di parrucchiere per uomo.
Artisti quali Giuseppe Manzone, Franco Parachinetto, Ottavio Bussano, Michele Gaido esprimono con forme, colori ed effetti diversi il loro rapporto con il Palio con applicazioni pratiche del loro gusto per il colore come adesione istintiva o come produzione raffinata.
Particolarmente ricco e significativo è il repertorio fotografico che documenta la manifestazione.
Il Palio, festa di popolo e di libertà, negli anni '30 del Novecento è anche festa di regime.
Nel centro storico della città, tra le torri e i palazzi di impianto medievale, sfila il carroccio che porta sulla parte anteriore l'effigie della Madonna e quella del giovane con il braccio teso e, ai lati, alcuni simboli stereotipati dell'Italia rurale e produttiva. I luoghi di raduno dei partecipanti, i luoghi della sfilata, propongono scorci della città a volte immediatamente riconoscibili perchè uguali ad oggi, a volte totalmente diversi o addirittura scomparsi, testimonianze non solo del Palio, ma del momento storico a cui si riferiscono, che rimandano a realtà che alcuni astigiani ancora ricordano e raccontano come il Mercato delle erbe di Piazza Statuto e il Canton del Santo.
Nelle foto d'epoca, al di là degli innumerevoli spunti per la ricerca che esse suggeriscono, si può trovare il piacere di un'evasione sorridente e curiosa che si esprime nei volti e nelle fogge di molte persone (con tanti cappelli e auto d'epoca), di un ricordo collettivo di come era la città e di come erano molti astigiani.
Il Palio si corre per l'ultima volta nel 1935 (anno della costituzione della Provincia di Asti), ampiamente documentato dal materiale d'Archivio.
Nel 1936 "in accordo con le autorità politiche e le gerarchie della Provincia.e in considerazione delle attuali contingenze" la corsa fu sospesa.