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Cultura e spettacolo

Teatro Alfieri, Via al Teatro 2

Assessore: Dr. Gianfranco Imerito

Dirigente: Dott. Porro Gianluigi

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Tel. 0141 399.050/051
Fax: 0141 399.053

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MAESTRI DELL’OTTOCENTO DALLE COLLEZIONI PRIVATE ASTIGIANE (MOSTRA CONCLUSA)

MAESTRI DELL'OTTOCENTO DALLE COLLEZIONI PRIVATE ASTIGIANE
ASTI, BATTISTERO DI S. PIETRO (C.ALFIERI, 2)

DAL 30 APRILE AL 1° LUGLIO 2007
ORARIO: MARTEDI'- DOMENICA 10-13, 16-19
INGRESSO LIBERO
INFO 0141/353072, 0141/399034

 

Il progetto espositivo Maestri dell’Ottocento dalle collezioni private astigiane, promosso dal Comune di Asti- Assessorato alla Cultura, costituisce la prima fase di una più vasta e complessa indagine conoscitiva  da condursi sul patrimonio artistico del collezionismo privato in area astigiana, entro i parametri cronologici dei secoli  XIX e  XX.
La prima indagine infatti è stata rivolta alla ricognizione delle testimonianze relative alla produzione artistica del Primo e Secondo Ottocento custodite dai collezionisti astigiani, in relazione al consolidamento del collezionismo privato  nell’attivo tessuto sociale della borghesia astigiana dell’Ottocento, qualora nuclei cospicui di opere d’arte e beni patrimoniali di celebri Famiglie, per donazioni o cessioni testamentarie, cominciarono a confluire nella costituenda Pinacoteca dei Musei Civici (come nei casi della Quadreria Ottolenghi o della Collezione Guglielminetti o dei lasciti Rolando e Goria o, ancora, del Fondo Laretto, sulla traccia delle documentazioni raccolte in occasione della mostra Lo sguardo e il gesto. Testimonianze pittoriche dalle Collezioni di arte moderna e contemporanea dei Musei Civici di Asti, ordinata ad opera del Comune di Asti in collaborazione con Regione Piemonte e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti nel 1999). Grazie alle numerose segnalazioni dei collezionisti sono stati accertati inediti giacimenti di opere d’arte, da cui è scaturita un’interessante ed insospettata mappa artistica entro i confini di una media città di provincia.
La genesi del progetto si è inoltre rafforzata, nei propositi dell’Assessorato alla Cultura, in seguito al crescente interesse riservato alle esposizioni internazionali di collezioni private europee presso spazi pubblici, segno evidente dell’ormai inevitabile interazione tra Istituzioni e realtà privata nella valorizzazione culturale, mentre la selezione delle testimonianze confluite è stata affidata alla consulenza scientifica di studiosi ed esperti, presieduti dallo storico dell’arte Marco Rosci (già Ateneo di Torino), coadiuvato da Gian Carlo Coppellotti già consulente dei Musei Civici di Asti, dall’esperto di antichità e restauro Ezio Benappi e dal critico Marida Faussone, curatrice della mostra e del catalogo.
Finalità interessante è stata l’identificazione dei parametri comuni nelle scelte del collezionismo privato in territorio astigiano, per stabilire le influenze di gusto estetico, gli orientamenti e le successive evoluzioni degli indirizzi artistici e culturali di intere generazioni: si sono delineate infatti le adesioni alle varie aree figurative nazionali e la prevalenza dei cicli pittorici di storia e natura entro i primi cinque decenni pre-unitari, quindi le tendenze verso i linguaggi del vero tra il sesto e l’ottavo decennio del secolo, con predilezione verso i soggetti naturalistici,  paesaggio e veduta, di scene di genere e di ritrattistica, mentre più rare e preziose si sono rivelate le tematiche orientaleggianti, le sperimentazioni divisioniste, le inflessioni simboliste e liberty al tramonto del secolo.
 
Il percorso espositivo (corredato dal catalogo, edito dal Comune di Asti, pp. 168,  81 tavole a colori; schede bio-bibliografiche di Chiara Cuniberti), è pertanto scandito da dieci sezioni che accompagnano l’evolvere delle tendenze e dei generi tematici lungo l’intero arco cronologico del secolo, dall’Idealismo romantico dei primi decenni dell’Ottocento, caratterizzati dai cicli pittorici di Storia e Natura d’intento letterario e storicistico perseguiti dal D’Azeglio, dai Gonin, dal Palagi, dal Pastoris,  o nelle inflessioni accademiche di Giacomelli, Barabino e  Sereno, in virtù del lungo magistero di Enrico Gamba e di Andrea Gastaldi, docenti di tre generazioni di Artisti (I sezione).  L’approfondimento del naturalismo d’ascendenza francese si avvìa nelle cerchie regionali italiane intorno al quinto e sesto decennio del secolo, dapprima nella vibrante poetica di Antonio Fontanesi, dalla cui lirica sensibilità si snodano le ricerche di Calderini, Bussolino, degli astigiani Carlo Nogaro, Canuto Borelli e Giulio Musso, nei motivi di paesaggio e veduta, che assumono singolare percezione luministica in Vittorio Avondo e particolari modulazioni cromatiche in Delleani, Reycend, Gignous, Follini (II- III sezioni). Il linguaggio del vero, già indagato con vigore da Carlo Pittara e dalle esperienze di Rivara, declina le sue variegate notazioni timbriche e stilistiche attraverso le cerchie regionali, dal descrittivismo aneddotico all’ambientazione di genere in Turletti, Cavalleri, Lupo, all’osservazione minuta del Quadrone e del Michetti, fino al frammento quotidiano del Cabianca e del Conconi, al tonalismo veneto di Angelo Dall’Oca Bianca ed all’emozione cromatica di De Lisio (V sezione).  L’intimismo del ritratto, indagato dal Pittatore e dai suoi allievi astigiani Paolo Arri, Nogaro e Borelli, si accosta allo studio in interno di Giovanni Costa dall’atmosfera sobria e pacata, canone estetico della seconda metà del secolo (VI sezione).
Il canto della Natura nel Secondo Ottocento si dispiega negli accordi possenti di Cesare Maggi e di Tavernier, nelle ricerche di luce e colore di Morbelli e Bistolfi, nelle atmosfere partenopee di Irolli, Pratella e Ricciardi, nella lirica contemplazione di Pisano (VII sezione), nella sommessa chiarità lagunare di Guglielmo Ciardi, mentre la fascinazione di opalescenti orizzonti d’Oriente attrae le poetiche di Alberto Pasini, Gerolamo Induno, Cesare Ferro e Carlo Bossoli  (VIII sezione).

All’alba del Novecento, le suggestioni simboliste e Art Nouveau si annidano nelle aspirazioni del collezionismo borghese, vòlto a Davide Calandra, a Cesare Viazzi, a Giovanni Giani, ma già attento alla sperimentazione plastica di Medardo Rosso (IX sezione). L’iter espositivo dedicato ai Maestri dell’Ottocento si conclude, circolarmente, con un omaggio ai luoghi memoriali della Città: la Torre Rossa e la Torre Troyana di Carlo Piacenza, l’interno della Cattedrale di Canuto Borelli e la Chiesa del S. Sepolcro (Battistero di San Pietro) di Giovanni Pavese (X sezione).

 

 


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