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Anna Madia - Opere (mostra conclusa)

 

La prima volta che ho visto i lavori di Anna Madia sono stato catturato dalla bellezza dei colori brillanti ma allo stesso tempo anche inquietanti per le atmosfere che rimandavano, dal sapiente uso della tecnica e dalla scelta dei soggetti tra cui spiccavano alcuni ritratti di grosse dimensioni di Pioppi Calzelunghe. Ho pensato alla giovane artista come ad un amalgama di esperienze, interessi e conoscenze tra le più variegate I suoi lavori mi hanno richiamato Sargent, Hockney, Hopper e Balthus, il cinema in generale e la Nouvelle Vague in particolare, sapori di culture nordiche mixate con la New Age e le composizioni minimaliste di Philip Glass. Da cosa mi sia nata questa mia personale convinzione lo si capisce osservando e studiando attentamente i suoi lavori. La particolare attenzione che mette nello studio della composizione richiama fortemente l’alfabeto della tecnica cinematografi che. Primissimo e primo piano, piano sequenza, scorci azzardati, gusto per il dettaglio e le prospettive planate trovano nelle sue opere una nuova vitalità che unita al gioco delle luci e delle ombre ci trasporta in una dimensione fi lmica della vita. La scelta dei soggetti, il più delle volte gli stessi protagonisti giovani ragazze e ragazzi, a cui si aggiungono i suoi autoritratti, la loro rappresentazione che li coglie in diversi atteggiamenti, denunciano la particolare predisposizione all’analisi del mondo che circonda la pittrice. In un momento storico dove tutto e urlato, Anna attraverso i suoi lavori decide di imboccare la strada contraria, quella dei silenzi che ci colpiscono più intesamente delle urla. Le sue figure sono congelate fuori dal tempo, fissate, sembrerebbe ma non è così, in fretta sulle tele quasi ad effetto polaroid. Non esiste nessuna indicazione spaziale o temporale dei fatti ma viene posto l’accento sugli stati d’animo fi ssando con attenzione operazioni ordinarie come guardarsi nello specchio, aprire un rubinetto, riposare sul divano o dormire abbracciati. Sono momenti comuni a tutti noi e Anna, sceglie di evocarli nei suoi lavori e di rimandarceli come echi di ricordi quotidiani delle nostre piccole ordinarie azioni ma non per questo prive di importanza. Così la sua pittura si rivela intimista, atemporale o metafi sica, se piace di più il termine artistico e ci richiamano altre pitture tra cui Hopper per le atmosfere sospese nel tempo, Hockney per gli ambienti ridotti a poche forme e macchie di colore, Balthus per le giovani modelle e soprattutto la scuola dei pittori ritrattisti di inizio secolo tra cui Sargent con il suo gusto per la ritrattistica in interni di elevata esecuzione e allo stesso tempo monumentale. La materia pittorica si costruisce con ampie pennellate commistionate tra il materico e il velato ma sempre con un gesto libero e vigoroso calibrando sapientemente le luci e le ombre e accetrando lo sguardo verso il soggetto che il più delle volte guarda il suo interlocutore, cioè noi, con i suoi enormi occhi che suscitano una certa inquietudine facendoci sembrare degli intrusi in quel mondo di piccole cose che poi in defi nitiva è il mondo che Anna con coraggio mostra agli altri senza ostentazione e con molto pudore. Anna si presenta come una delle più brave giovani promesse della pittura italiana, è ancora all’inizio del suo percorso verso la piena maturità artistica, ma i presupposti con cui si muove nell’ambito dell’arte fi gurativa ci fanno presagire un fulgido futuro e noi siamo contenti di averla qui per poter condividere questo suo mondo che le appartiene ma che in fondo è anche il nostro.

 

Giulio Lucente



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