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La Corsa "alla lunga" (mostra conclusa)
Palazzo Comunale (ex-sala consigliare) - P.za San Secondo
8 settembre/8 ottobre 2004
Orari: da martedì a domenica 10/13 e 16/19
Quando il Palio si correva sulla strada maestra

Dipinto di anonimo pittore secentesco, (attribuibile con molta probabilità a Pietro Laveglia), è conservato presso la Confraternita della Santissima Trinità di Asti che lo fece realizzare dopo la corsa del Palio dell’anno 1677. Riporta la scritta “ex voto”, voluta dalla committenza per la grazia ottenuta per la vittoria e per le modalità ad essa relative.
A tutt’oggi costituisce la più antica testimonianza iconografica della corsa nel contesto della città e del territorio circostante.
Lungo la strada, presidiata dai soldati, si corre il Palio che, dal luogo di partenza del Pilone - corrispondente all’incirca all’imbocco dell’attuale corso Alessandria- si dirige verso ovest passando attraverso porta San Pietro - posta sul sedime dell’attuale piazza I maggio - per giungere all’altezza di Palazzo Ottolenghi, percorrendo corso Alfieri.
Oltre alla visione della città, la rappresentazione propone le immagini della Santissima Trinità con i Santi Secondo ed Evasio raffigurati nel nucleo superiore del dipinto.
L’esame, avvenuto in anni recenti, di un importante documento conservato presso l’Archivio Storico del Comune, e precisamente degli atti di lite tra due concorrenti, ha consentito allo studioso Gian Luigi Bera di far luce sulle origini del dipinto.
Bera così riferisce nell’articolo “Un’importante fonte iconografica per la storia del Palio”, pubblicato sulla rivista Il Platano (XXV, 2000, fascicolo II).
…Il 29 aprile 1677, giorno del Palio, sono iscritti alla Corsa tre cavalli: uno per la Confraternita della Trinità di Asti, un altro per il conte Melchior Marc’Antonio Capra che gareggia per la chiesa dei Santi Apostoli oltre il Borbore, un terzo per un concorrente non ricordato.
Dopo la mossa i primi due corsieri partono di gran carriera: il cavallo della Trinità disarciona quasi subito il suo fantino, e benché scosso prende il comando della gara, tallonato dal cavallo del conte Capra il cui fantino tenta una difficile rimonta.
Problema numero uno: all’epoca gli Statuti del Palio recitano che per aver diritto al drappo il fantino giunto primo al traguardo deve toccare il drappo stesso con un colpo del suo sborello [staffile usato nel Palii antichi quasi come un’arma che serviva ai fantini tanto per sollecitare i cavalli quanto per colpire i fantini concorrenti]; per facilitare tale incombenza un messo comunale, issato su un apposito trespolo, protende lo stendardo verso il concorrente al momento dell’arrivo. Ora, poiché il cavallo della Trinità è scosso, cioè privo di cavaliere, è evidente che, benché primo, non sarebbe in grado di toccare il Palio, e di conseguenza verrebbe escluso dalla vittoria. Il messo Giovanni Malone, probabile simpatizzante della Trinità, ha un colpo di genio: afferra il labaro e con esso colpisce sul groppone il cavallo scosso: lo ferisce aduna coscia con la punta dell’asta, ma al tempo stesso gli regala una vittoria che a rigor di regolamento non poteva essere sua.
Secondo problema: il fantino che monta il cavallo del conte Capra, ormai a meno di un trabucco [antica misura lineare piemontese corrispondente a circa tre metri] da quello della Trinità, riesce ad infilarsi proprio sulla linea del traguardo tra quest’ultimo ed il Palio, toccandolo a sua volta con lo sborello.
Scoppiano immediatamente le contestazioni: sia i confratelli della Trinità che i partitanti dei Santi Apostoli pretendono il primo premio: la situazione, del tutto insolita e mai verificatasi prima a memoria d’uomo, mette in grave difficoltà i giudici di gara, che non sanno che pesci pigliare.
Per farla breve, si va per avvocati: la Trinità ha dalla sua la testimonianza del messo Malone, e di altri spettatori, il conte Capra produce una ventina di testimoni tutti concordi nell’affermare che sì, il cavalloscosso è giunto primo all’arrivo, ma che non è stato toccato dal Palio protesogli dal messo, in quanto in quel momento si era interposto il cavallo degli Apostoli, il cui fantino ha invece regolarmente toccato lo stendardo. E in quanto alla ferita alla coscia, giurano d’averla vista già prima dell’arrivo, escludendo quindi potesse esser provocata dal Malone con l’asta acuminata del labaro.
La sentenzaè tanto clamorosa quanto inaspettata: non potendo stabilire con certezza chi e quando abbia effettuato la toccata d’obbligo, il Palio viene assegnato alla Trinità, il cui cavallo a detta di entrambe le parti in lite è giunto primo al traguardo. Sentenza rivoluzionaria, perché per la prima volta enuncia il dettato giuridico a cui ancora oggi si inchinano le regole della corsa: “Stare del solo Cavallo la Vittoria”. Sentenza comunque miracolosa agli occhi degli imprevisti vincitori, i quali, nelle ambasce di una causa che sembrava persa, avevano supplicato l’aiuto divino: aiuto giunto puntualmente, e puntualmente ripagato con l’ Ex Voto di cui si tratta.
Dal punto di vista iconografico esso raffigura, in un cielo corrusco di nubi, la Santissima Trinità con Sant’Evasio contitolare della Confraternita e San Secondo patrono della Città e della Festa. Sulla tela Asti è riprodotta nella sua intierezza, con un’ardita visuale a “volo d’uccello”: la contrada Maestra che spacca la città costituisce la scena in cui si svolge l’evento, rivissuto passo a passo con una serie di istantanee collocate senza soluzione di continuità nella scatola prospettica delle quinte urbane. Come nell’immobile pellicola di un film i tre cavalli partecipanti alla corsa sono ritratti in quattro sequenze: la partenza con la caduta del fantino della Trinità, l’entrata da porta San Pietro, l’entrata dal Portone di Santa Maria Nuova, l’arrivo con il messo Malone che protende il drappo verso il cavallo scosso ed inconsapevolmente vittorioso…