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Il palazzo delle poste

Il giornale costa 20 centesimi, quattro volte più che nell'anteguerra. Tutti i prezzi sono aumentati quattro, cinque volte. Il pane costa due lire, il riso e lo zucchero scarseggiano. Passata l'euforia della vittoria, ci si accorge che i problemi si vanno aggravando, e si susseguono moti popolari, scioperi anche nei servizi pubblici, occupazione di fabbriche. In questo clima si afferma il fascismo creato da Mussolini il 23 marzo 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, dopo aver raccolto 217 lire per un'adunata alla quale sono venute un'ottantina di persone. Vi affluiscono reduci e studenti, gli arditi di D'Annunzio in camicia nera. Hanno camion e denaro, che in gran parte arriva dagli agrari. Le risse e gli scontri con i socialisti sono quotidiani, spesso con morti da una parte e dall'altra.
Il Paese scivola verso l'anarchia e la guerra civile. Il 15 gennaio 1921. al teatro Goldoni di Livorno, si apre il Congresso socialista. Dopo una settimana tempestosa il partito si spacca: al canto dell'Internazionale la sinistra comunista lascia la sala e fonda il partito comunista italiano.Il 23 marzo a Milano, presso il teatro Diana, un ordigno esplosivo uccide 17 persone, ne ferisce un centinaio. L'attentato è attribuito agli anarchici e ingrossa i ranghi del fascismo.
La sfilata dei pompieri

Con Mussolini al potere dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922, si va verso lo Stato totalitario. Il fascismo non tollera opposizione e l'8 luglio 1924con un decreto sopprime praticamente la libertà di stampa. «Proprio quando più si parlava di pacificazione, quando più si sentiva da tutti il bisogno di ricondurre le lotte di partito sul terreno civile ed umano della legalità e della libertà, si prende una misura che di tutti questi valori è l'antitesi più stridente, e la più radicale negazione. E questo mentre tutto il popolo italiano, a cominciare dal proletariato, ha dato prova di una compostezza senza pari; quando le opposizioni hanno mantenuto un contegno misurato...», scrive «La Stampa». Gli italiani sono 38 milioni. Le donne scoprono il rossetto e lo smalto per le unghie; le calze di seta. La gonna, che alla fine della guerra arrivava alle scarpe, adesso sfiora il ginocchio. Non più il petto prosperoso ma piatto, la donna ideale è senza curve e ha i capelli corti. Una pubblicità le propone «L'Iodhyrine del dr. Deschamps, assottiglia la figura e conserva la purezza delle linee».
Aumenta la pubblicità dei profumi, delle saponette, delle creme per la pelle e una promette «la morbidezza vellutata di un'ala di farfalla». C'è una pubblicità con una ragazza afflitta e il testo dice: «Mi piace molto la danza. Ma oh! I miei piedi! Basta sciogliere una piccola manciata di Saltrati Rodell in una bacinella di acqua calda e immergervi i piedi per una diecina di minuti».
Maestranze della «Way-Assauto» al lavoro

Nel 1924 è inaugurata la prima autostrada, Milano-Varese; Ottavio Bottecchia è il primo italiano a vincere il Tour de France; muoiono Lenin, Puccini ed Eleonora Duse. Ma questo resterà nella memoria collettiva come l'anno del delitto Metteotti. In giugno, alla Camera, il deputato socialista attacca duramente Mussolini che ne è irritato, dice: «A uomini come questi non si può rispondere che a colpi di rivoltella». Alle cinque del pomeriggio, sul Lungotevere Arnaldo da Brescia Giacomo Matteotti è aggredito e caricato su un'auto da una squadracela fascista, ucciso a botte. Il cadavere viene scoperto casualmente il 16 agosto da un cacciatore, è sepolto in un bosco della Quartarella, a una ventina di chilometri da Roma.
I giornali, già incalzanti da due mesi, s'infiammano. «La commozione popolare si rincrudisce oggi e si acuisce gridando una sola parola: giustizia!», scrive «La Stampa». Un'ondata di sdegno sta per travolgere Mussolini, che appare smarrito e incapace di reagire. Molti fascisti strappano la tessera. Parecchi deputati dell'opposizione abbandonano Montecitorio e si ritirano sull'Aventino, mettendo in crisi il governo. Ma con il discorso del 3 gennaio 1925 («L'Italia vuole la pace e gliela daremo, con l'amore se possibile, con la forza se sarà necessario») Mussolini porrà fine al regime democratico. Dei cinque imputati per il delitto Matteotti (Dumini, Volpi, Poveromo, Malacria e Viola) soltanto tre saranno condannati, e a pene che si ridurranno a pochi mesi di carcere.
All'inaugurazione della fiera

Il Polo Nord è stato già raggiunto nel 1909 dall'americano Peary con la slitta a piedi. Questa del «Norge», nel 1926, è la prima intera trasvolata polare in dirigibile. E' finanziata dall'americano Ellsworth, diretta dal norvegese Amundsen, ma è il colonnello italiano Umberto Nobile che ha progettato e costruito il «Norge», e ne ha il comando. Partita dalle Spitzbergen, l'aeronave sorvola il Polo nella notte tra l'11 e il 12 maggio. Immediatamente Nobile telegrafa a Mussolini: «L'ordine ricevuto di lasciar cadere la bandiera italiana sul Polo Nord è stato eseguito oggi 12 maggio, alle ore 1,30 di Greenwich». Vengono lanciate anche le bandiere americana e norvegese. Poi il «Norge» prosegue per l'Alaska. L'impresa è celebrata dalla stampa di tutto il mondo, in Italia Nobile è accolto trionfalmente e promosso generale. Il suo successo diventa un successo del regime. Ormai Mussolini è il duce. Anzi, il Duce.
L'aperitivo Giovinezza è reclamizzato da un manifesto dove una ragazza in camicia nera con una mano stringe il bicchiere, con l'altra il fascio littorio. Da un paio d'anni c'è la radio. Gli apparecchi sono pochi perché costosi e inaffidabili, richiedono perizia e pazienza. Ma il numero dei pionieri aumenta e nel 1927 si avrà l'Eiar, Ente nazionale audizioni radiofoniche.
Il «Canton del santo»

Nel palazzo lateranense, l'11 febbraio 1929, il capo del governo, Mussolini, e il segretario di Stato del Vaticano, cardinale Gasparri, firmano l'accordo tra lo Stato italiano e la Santa Sede. «L'Italia di Vittorio Emanuele III e di Mussolini entra così nel clima storico sognato in ogni tempo: un'Italia pacificata e cosciente della sua missione di concordia civile in un'Europa inquieta e settaria», scrive «La Stampa», che come tutti i giornali è controllata dal fascismo. Perfino dalla pubblicità trapela un certo nazionalismo: «Rifiutate i prodotti stranieri e radetevi solamente con Lama Italia, lire 6 il pacchetto di sei lame». Le automobili sono 182 mila, gli autocarri 53 mila, poche le strade asfaltate e per brevi tratti. Ormai i taxi sono più delle carrozze, ma nelle città di cavalli ce ne sono ancora tanti: d'estate tirano il carro del ghiaccio per le ghiacciaie domestiche, d'inverno quello del carbone per il riscaldamento, i carri per il trasporto di ogni merce, per i traslochi, per i funerali.
Comunque, nelle città e nei paesi il mezzo di trasporto più usato è la bicicletta. Dall'America arriva «II cantante di jazz», presentato come «eccezionale spettacolo parlante»; è il primo film sonoro. Le radio sono poco più di cento- mila, un apparecchio discreto costa 1300 lire, il doppio dello stipendio di un impiegato. Costa un centinaio di lire l'apparecchio a cuffia e a galena, che ha scariche e fischi continui.
Piazza San Pietro

Alla fine dell'ottobre 1929 crolla Wall Street, la Borsa di New York. «Venti miliardi di dollari perduti in poche ore». Venti miliardi di allora: oggi sarebbero 40 mila miliardi delle nostre lire. Rovinati, banchieri si gettano dai grattacieli. Ma anche i risparmi di milioni di famiglie sono andati in fumo, perché un po' tutti, anche i ragazzi dell'ascensore e le dattilografe, speculavano in Borsa. Fallimenti a catena, milioni di disoccupati. La «grande crisi», che durerà fino alla metà degli Anni Trenta, si diffonde oltre l'Atlantico, investe l'Europa, l'Italia ne è coinvolta. Il reddito annuale medio pro capite che è di 2800 lire (oggi sarebbero un po' meno di 20 milioni) scenderà a 2200 lire. Salari e stipendi sono bassi. Un impiegato guadagna 650 lire al mese, e il suo sogno è espresso dalla canzone «Se potessi avere mille lire al mese». Ma oggi quelle mille lire non sarebbero una gran cifra, equivarrebbero a poco più di un milione. Oltre la metà del bilancio familiare se ne va nell'alimentazione, ma dal macellaio si va poco: il consumo medio di carne è di 25 chili l'anno, oggi di 65chili.
La vita è parsimoniosa, non si spreca nulla. Si fanno rivoltare i vestiti e risuolare le scarpe finché possibile, si accende la luce quando proprio non se ne può fare a meno. Gli italiani sono 41 milioni, il 52 per cento sono contadini, pastori e pescatori. Il numero degli analfabeti è sceso al 21 per cento: continuerà a scendere e oggi è meno del tre. La durata media della vita è di 53 anni per gli uomini e di 56 per le donne, contro i 72 e i 78 di oggi.
