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Ricordi d'altri tempi

Va' Pensiero
1867-1950
Asti e dintorni
Editrice: La Stampa

Documentazione grafica

Archivio Storico Comunale di Asti

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La vetreria

La Cooperativa originariamente poteva contare su 120 «bottigliai» ed altrettanti «ausiliari», 
lo stabilimento a quell'epoca disponeva di un forno che risultava il più grande d'Italia, capace di 30 tonnellate di vetro fuso.

Paghiamo le spese della guerra di Libia con l'aumento del prezzo dei tabacchi: un sigaro passa da 10 a 12 centesimi, un pacchetto di Macedonia da 35 a 40 centesimi. Si vota secondo la nuova legge: con il «suffragio universale» vanno alle urne anche gli analfabeti, sicché il numero degli elettori sale da tre a otto milioni. (Per votare, le donne dovranno attendere più di un trentennio).

Esce il film «Cabiria» su soggetto di D'Annunzio e diretto da Pastrone, ed ha successo mondiale. Arriva dall'Argentina il tango, che è giudicato sconveniente, il Papa dice: «Ma perché non ballano la furlana, che è così bella?».Il 28 giugno l'arciduca Francesco Ferdinando, nipote dell'imperatore Francesco Giuseppe e successore al trono d'Austria, e la moglie Sofìa sono uccisi a Sarajevo, sull'auto scoperta, con due rivoltellate dallo studente serbo Gavrilo Princip. Un'ora prima erano scampati a una bomba lanciata da un altro nazionalista serbo. A Vienna l'imperatore, che ha 84 anni, dice: «E' orribile, orribile. Non mi si risparmia nulla». Pensa al fratello Massimiliano fucilato in Messico, al figlio Rodolfo suicida a Mayerling, alla moglie Elisabetta accoltellata dall'anarchico Lucheni a Ginevra. Nessuno immagina che le rivoltellate di Sarajevo incendieranno l'Europa e scateneranno ai primi di agosto la grande guerra.




La partita a tennis

La  società del tennis è una delle più vecchie dell'Astigiano: si notino le «divise» delle giocatrici e l'arbitro, quasi ai centro del campo.

Il mattino del 13 gennaio 1915 il terremoto colpisce l'Italia centrale, all'epicentro del sisma c'è, in Abruzzo, la città di Avezzano che si sgretola e 30 mila sono i morti. La sciagura resta pochi giorni nelle prime pagine dei quotidiani, che tornano a riempirsi di guerra. Ne siamo fuori, ma la nostra neutralità è sempre più precaria per il clamore degli interventisti. Comunque, per il momento è ancora solo la guerra degli «altri», ed è terrificante.

E' diversa da tutte quelle che l'hanno preceduta. Non più l'azione in campo aperto, ma si combatte in trincea e tra siepi di filo spinato. Si utilizzano i reticolati, spiega una cronaca dal fronte, «allo scopo di far indugiare il nemico e di esporto quindi al micidiale fuoco delle trincee. E quanti soldati lasciano la vita attorno ad essi!». E' una guerra con duelli aerei, i dirigibili Zeppelin bombardano le città, nei mari l'insidia delle mine e dei sommergibili. Il 22 aprile a Ypres, in Fiandra, i tedeschi lanciano gas asfissiante contro gli anglo-franco-belgi. Il 7 maggio un sottomarino tedesco affonda il transatlantico inglese «Lusitania» carico di civili e i morti sono 1200. Il 24 maggio anche l'Italia entra in guerra. Lo stesso giorno, l'alpino friulano Riccardo Di Giusto è ucciso dagli austriaci. E' il primo caduto.

Alla fine della guerra i morti risulteranno oltre 600 mila.




La chiesa della grande Annunziata

Un 'altra immagine di Asti ormai scomparsa: la chiesa detta della Grande Annunciata in piazza Catena. La chiesa è stata abbattuta nel 1958: al suo posto è stato edificato l'attuale Palazzo
di Giustizia, inaugurato nel 1963

Sovente i quotidiani escono con spazi bianchi per l'intervento della censura militare. Ogni giorno aprono con il Comunicato del comando supremo firmato dal generale Luigi Cadorna, e pubblicano cartine dei diversi fronti europei, soprattutto di quello italiano: delle battaglie dell'Isonzo e del Carso, dell'Altipiano dei Sette Comuni e del Pasubio. Nel giornale di oggi, 24 ottobre 1916, la battaglia del Pasubio è raccontata da uno degli inviati della «Stampa» Giovanni Corvetto, famoso per avere scritto, cinque anni fa, le parole della popolarissima canzone «Tripoli bei suoi d'amore».

Si legge che gli alpini avevano continuato ad arrampicarsi su una parete rocciosa mentre gli austriaci li mitragliavano e facevano rotolare giù bombe a mano. Una breve notizia da Parigi intitolata «Offensiva inesorabile» riguarda la battaglia della Somme. E' incominciata il primo luglio e si concluderà alla metà di novembre con irrisori guadagni territoriali e con perdite enormi: 400 mila inglesi, 300 mila francesi, 500 mila tedeschi. Questa è la grande guerra, e l'appello di papa Benedetto XV perché abbia fine «l'inutile strage» è inascoltato. Il 12 luglio nel castello di Trento gli austriaci hanno impiccato Cesare Battisti. Il 6 agosto Enrico Toti, un bersagliere senza una gamba, nell'assalto a una trincea austriaca è stato colpito tre volte e morendo ha scagliato la stampella contro il nemico.




La stazione ferroviaria

Una romantica carrozzella attendeva davanti alla stazione ferroviaria i viaggiatori in arrivo con il treno. Oggi il servizio viene svolto dai taxi La stazione venne completamente rifatta durante il ventennio in perfetto stile Littorio.

La notizia della morte di Francesco Giuseppe, imperatore d'Austria e re d'Ungheria, toglie la guerra dalla prima pagina dei giornali. Aveva 86 anni, 68 di regno. La notizia dell'agenzia Stefani dice che l'imperatore «si estinse tranquillamente martedì sera alle 9 nel castello di Schoenbrunn». «Ho visto a Schoenbrunn la camera da letto di Francesco Giuseppe. Piccola, con i mobili essenziali e molto semplici, un crocifìsso e per letto una branda militare». Naturalmente, in Italia il vecchio imperatore era il nemico, ridicolizzato nelle vignette umoristiche, chiamato Cecco Beppe. Gli succede al trono il pronipote Carlo. In Italia i negozi si vanno impoverendo di merce ed è scomparso il pane bianco, c'è quello integrale.

Sul finire della guerra vedremo le code dai panettieri. «Per combattere il caro viveri le brave madri di famiglia debbono usare l'estratto di carne marca Sole», dice una pubblicità. Michele Serra, per dieci anni caporedattore della «Stampa», nel suo libro «Questo strano secolo», ricorderà, parlando di questo periodo: «Entrano nella nostra vita nuovi personaggi, variamenti discussi: l'esonerato, la vedova di guerra, l'accaparratore, il mutilato, il pescecane; poi l'infinita gamma degli imboscati, quelli rimasti in borghese, quelli annidati negli uffici militari, quelli che stanno in zona di guerra ma nelle retrovie».




I reduci garibaldini

Garibaldi era stato ad Asti nel 1867 e
parlò dal balcone dell'albergo Reale di piazza Alfieri. Fu un tripudio di popolo. La visita del generale è ricordata da una lapide
posta sulla facciata dell'albergo.

Nell'aprile 1917 Lenin è ritornato in Russia. In giugno il congresso nazionale dei soviet. La notte del 7 novembre, a Pietroburgo, il Palazzo d'Inverno sede del governo Kerenski è occupato dai soviet, che conquistano il potere.
E' la Rivoluzione russa. Adesso il bollettino di guerra italiano è firmato dal generale Armando Diaz, che ha sostituito Cadorna dopo la ritirata di Caporetto. Le truppe hanno ripiegato verso il Tagliamento, sono attestate sulla linea del Piave.

Il comando supremo decide l'impiego dei giovani soldati della classe 1899. Da giugno approdano in Francia navi cariche di soldati americani. Sui muri di tutta Italia c'è il manifesto del fante con il dito puntato sui passanti e la scritta: «Fate tutti il vostro dovere». Uno dei doveri è sottoscrivere al Prestito Nazionale 5%. Nei giornali una pubblicità dice: «Fior di limone / ogni soldo che al Prestito si versa / da più voce all'italico cannone». Altra pubblicità del tempo di guerra: «Ogni ufficiale e soldato dovrebbe provvedersi dell'apparecchio fotografico Vest Pocket Kodak», costa 40 lire con borsa. «Il cioccolato Vittoria è il cioccolato degli Alleati». Quello dei Fratelli Gancia è «Lo spumante delle vittorie italiane». «Il più bei regalo da farsi a un soldato al fronte: un copripetto di vero piumino d'oca sterilizzato».

L'attuale piazza del campo del palio, letteralmente invasa dai carichi di ceste d'uva.I Fratelli Treves editori annunciano «La pace automatica», un opuscolo che spiega «come, mentre la guerra prosegue, le condizioni di pace possono essere preparate automaticamente». Costa una lira.










Porta San Pietro

La Porta San Pietro segnava l'inizio della
strada Maestra (ora corso Alfieri) con corso Alessandria

L'11 novembre 1918 con la firma dell'armistizio tra la Germania e l'Intesa finisce la guerra. Quello tra i Paesi dell'Intesa e l'Austria-Ungheria è già stato firmato a Villa Giusti (Padova) il 3 novembre. Il 25 ottobre il generale Diaz aveva forzato il Piave e puntato su Vittorio Veneto, il 30 ottobre l'esercito austriaco era in rotta. Poi l'armistizio, Trento e Trieste liberate, il 4 novembre il Bollettino della Vittoria, che per una ventina d'anni gli scolari impareranno a memoria: «I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza...». La guerra è finita e cambia la carta geografica dell'Europa. Ogni Paese conta i suoi morti: complessivamente sono otto milioni 700 mila. Ovunque le donne hanno partecipato allo sforzo bellico: hanno sostituito i tranvieri, i portalettere, gli operai metallurgici andati al fronte. Hanno mandato avanti la campagna, hanno preso dal marito la guida della famiglia. Tutto questo ha determinato una maggiore indipendenza. Il Paese è più povero.

I «pescecani» si sono arricchiti con le forniture di guerra e la borsanera, ma la borghesia vede i suoi risparmi immiseriti, le banconote hanno perso tre quarti del loro valore, il decrescere del potere d'acquisto colpisce rendite e pensioni. Una nuova parola entra nella conversazione quotidiana: inflazione.


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