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Il vecchio mercato coperto

Il saluto al nuovo secolo ha un tono carnevalesco ma i festeggiamenti all'aperto ne soffrono perché piove e nevica su tutta Italia. A mezzanotte suonano le campane delle chiese, fischietti, trombe, spari. Teatri e ristoranti affollati, si veglia anche nelle case riscaldate da stufe, caminetti e bracieri, qualcuna ha già il termosifone e nella tromba delle scale sono stati installati i primi ascensori. «Non andate più a teatro perché ognuno a casa sua può sentire i più valenti artisti con mezzo del Fonografo-Grafofono, parla e canta ad alta voce. Lire 60», dice una pubblicità. Giolitti ha 59 anni, ne ha 18 Mussolini, ancora sconosciuto. Ne ha quasi 88 Giuseppe Verdi. E' arrivato a Milano il 4 dicembre in ottima salute, ha un appartamento di tre stanze e un salone dell'Hotel Milan, in via Manzoni. Passa le giornate con gli amici Boito, Giordano, Ricordi, sta un'ora al piano, la sera gioca a carte.
Il mattino del 21 gennaio ordina un landò per uscire. La cameriera gli fa notare che il panciotto è senza un bottone, risponde: «Eh, bottone più, bottone meno...». Sono le sue ultime parole, sviene. Emorragia cerebrale. Per una settimana c'è folla silenziosa davanti all'albergo. Verdi muore alle prime ore del 27. Scrive «La Stampa»: «Alle 2,45 il dottor Grocco si chinò sul volto immobile del maestro, rimase qualche attimo in ascolto, poscia scoppiò in pianto e lo baciò sulla fronte». Lutto nazionale e sessantamila persone partecipano al funerale del Maestro.
Festa della vendemmia

Dal censimento del 1901 risulta che gli italiani sono 32 milioni e mezzo.Tranne Napoli, nessuna città supera il mezzo milione di abitanti. Torino ne ha 329 mila e rotti, Alessandria 72 mila, Novara 44 mila, Asti 39 mila, Vercelli 30 mila. Nel 1904 muore Leone XIII, il nuovo Papa è Pio X, che cinquant'anni dopo sarà proclamato santo. Il telegrafo senza fili di Marconi ha sbalordito il mondo, e da quest'anno si può telegrafare in America. Al Lirico di Milano ha successo la «Figlia di Jorio» di D'Annunzio, alla Scala è fischiata la «Butterfly» di Puccini ma è applaudita a Brescia. Nelle strade si vedono le prime automobili Fiat, i primi manifesti pubblicitari: liquore Strega e grandi magazzini Mele, pillole Pink e cioccolato Menier.
A Belgrado congiurati hanno ucciso re Alessandro e la regina Draga, incomincia la guerra russo-giapponese, l'ascesa della Germania allarma francesi e inglesi. Gli anni tranquilli sono alla fine, nel decennio che verrà si scivolerà inesorabilmente verso il conflitto mondiale. In Italia la tensione sociale è causa di manifestazioni e di disordini, nella provincia di Trapani soldati e carabinieri sparano, uccidono un contadino e ne feriscono tre.
Sono arrestati, ma questo non placa il furore e si arriva allo sciopero generale, che paralizza il Paese per cinque giorni. Poche ore prima dei «fatti di Trapani», a Racconigi è nato l'erede al trono, principe Umberto.
Piazza IV Novembre

La guarnigione russa è sconfitta dai giapponesi a Port Arthur, la flotta è annientata a Tsuschima dall'ammiraglio Togo. La cronaca della battaglia navale impressiona molto e i piemontesi da allora diranno di un tipo in gamba che è un «togo». In Russia l'esito disastroso della guerra provoca agitazioni e insurrezioni armate. A Mosca le truppe zariste impiegano l'artiglieria contro i rivoltosi.
A Odessa i cosacchi sparano contro i dimostranti sulla grande scalinata del porto, la scena del massacro sarà ripresa dal regista Eisenstein nel suo capolavoro, «La corazzata Potiomkin». In tutto l'impero sono quattromila le vittime della repressione. Lenin dirà che senza questa «prova generale» la rivoluzione del 1917 non sarebbe stata possibile. In Italia siamo in piena età giolittiana. Possono votare solo gli uomini che sanno leggere e scrivere e pagano almeno 20 lire all'anno di imposte dirette. Nelle città si aprono i primi cinema: film e comica finale 50 centesimi, militari e ragazzi pagano metà biglietto.
A Milano le carrozze pubbliche sono 750 e ci sono venti taxi, chiamati auto da piazza. Cresce la produzione industriale e tra pochi mesi sarà inaugurato il traforo del Sempione, la più lunga galleria del mondo, quasi venti chilometri: otto anni di lavoro, vi sono morti 32 minatori. Gli emigranti all'estero sono 400 mila, e cresce il numero di quelli che lasciano la campagna per la città.
La pasticceria Giordanino-Via Cavour

Alle cinque e venti del 28 dicembre 1908, quando la gente dorme, il terremoto devasta Messina e Reggio. Ottantamila i morti, sono sessantamila nella sola Messina, quasi interamente distrutta. Soffia l'aria gelida dello Stretto e porta via le urla delle migliaia di persone sepolte. Si organizzano i soccorsi. E' difficile arrivarvi perché le strade e i binari della ferrovia sono sconnessi per chilometri e chilometri. La via più rapida è quella del mare. L'esercito deve lottare contro il tempo per salvare i sepolti vivi. E anche contro ladroni scesi dalle montagne per depredare vivi e morti. C'è una testimonianza: «I delinquenti affrontavano i superstiti.
A me tolsero la catena e l'orologio». Se sorpresi gli sciacalli sono fucilati sul posto. Da tutto il mondo vengono navi con tende, coperte, viveri, bende, disinfettanti. Vittorio Emanuele e la regina sono qui dal giorno dopo il terremoto. L'odore della morte si sente a chilometri di distanza, sulle macerie si versano tonnellate di acido fenico.Fra le vittime del cataclisma, anche i familiari di Gaetano Salvemini, storico e uomo politico, che scrive all'amico Giovanni Gentile, filosofo: «Me ne fosse rimasto uno di quei bei figlioli di cui dicevo per burla e un po' sul serio che sarebbero stati il bastone della mia vecchiaia.

Mi fosse rimasto almeno Filippetto!... Sono un disgraziato, senza tetto e senza focolare, che ha visto distrutto in due minuti la felicità di undici anni. Ho qui sul mio tavolo un po' di lettere della mia povera moglie, della mia sorella, dei miei bambini. Me le vado leggendo a poco a poco. Mi sembrano le loro voci. E dopo averne letto qualcuna, devo smettere, e vorrei morire».
L'"Alla" di piazza Alfieri-I canottieri del Tanaro

Sono anni di audaci imprese automobilistiche e aviatorie che sbalordiscono ed entusiasmano. Nel 1907 c'è stato il raid automobilistico del principe Borghese e del giornalista Barzini: con un'Itala sono andati da Pechino a Parigi. L'anno scorso Blériot ha traversato la Manica in volo.Adesso il giovane aviatore peruviano Geo Chavez tenta la traversata delle Alpi: da Briga, in Svizzera, a Domodossola sorvolando il Sempione a oltre duemila metri. L'impresa è audacissima, il mondo trattiene il fiatò. «La Stampa» manda Enrico Thovez a Briga, che descrive minuziosamente i preparativi e l'attesa del decollo («E' un silenzio improvviso, un silenzio religioso. Sembra di esser come in un'attesa sacra»). Finalmente la partenza, l'aereo scompare nell'azzurro tenero. «E' un fremito, un urlo di gioia, si battono le mani come se egli potesse intendere i nostri applausi».
La corsa al telefono per avere notizie da Domodossola. Sono buone, è passato, ha compiuto la traversata in 23 minuti. «La gente sembra impazzita». Ma poi arriva la notizia che Chavez è costretto ad atterrare presso Domodossola per la rottura di un'ala,è ferito.

