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Ricordi d'altri tempi

Va' Pensiero
1867-1950
Asti e dintorni
Editrice: La Stampa

Documentazione grafica

Archivio Storico Comunale di Asti

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Arco di trionfo

L'imponente Arco di trionfo venne eretto al centro di piazza Alfieri in occasione dell'esposizione e della fiera di vini nazionali che venne celebrata appunto ad Asti nel maggio 1891.

Dopo ventinove anni la «Gazzetta Piemontese» è diventata «La Stampa» ma resta, piccola, la prima testata. Siamo sul finire di quello che verrà chiamato il «secolo dei baffi». Tutti hanno baffi. Nelle città e nelle campagne, imperatori e picconieri delle solfatare siciliane. Le donne ricche o povere non uscirebbero nemmeno sul balcone senza il cappellino o il foulard. Anche gli uomini hanno tutti cappello o berretto.

Siamo entrati in quella che verrà detta «belle époque», ma bella solo per una minoranza. La gran parte della gente, operai e contadini, si massacra di lavoro per poche lire, troppo poche per una famiglia e allora anche i bimbi si danno da fare. Una cronaca riportata da Elsa Gribaudi Rossi in «Quella Torino» descrive frotte di bimbi tra i tavolini dei caffè: «Sono tutti bambini di otto, dieci anni con zolfanelli gli uni, con fiori gli altri. E vi girano intorno ripetendo cento volte la stessa domanda: «Ch'a pia 'd brichèt! Ch'a pia 'na reusa!». Sono tutti pallidi per la fatica e l'ora tarda della notte. E seguitano a gironzolare fra i tavolini gridando la loro mercé, in mezzo a quella gente elegante, insaldata e lucidata, che il più delle volte li caccia via con male parole».




Il portale di Palazzo Malabayla

II portale d'ingresso di Palazzo Malabayla, una delle più importanti famiglie guelfe della Asti medievale. Si notino le piccole insegne delle botteghe artigianali.

E' il primo tentativo di conquistare l'Etiopia. Le ostilità iniziano il 7 dicembre 1895. Il generale Barattieri ha ventimila uomini tra italiani ed eritrei,ritiene che il negus Menelik ne abbia quarantamila. Invece ne ha centomila, ben armati. Sull'Amba Alagi il maggiore Toselli con 2350 uomini è circondato da 30 mila abissini. E' un prode, si batte disperatamente, muore con i suoi ufficiali e la gran parte dei soldati, soltanto trecento superstiti possono raggiungere Macallé. Il 1° marzo '96 Barattieri arriva dopo una marcia notturna nella conca di Adua. Ha 16 mila uomini stanchi e assonnati, i reparti hanno perso i contatti fra loro. Gli abissini sono 70 mila e le truppe di Barattieri sono pressoché annientate. «Tutta l'Italia piange ancora», scrive «L'Illustrazione italiana». «La catastrofe è venuta più terribile, più tragica di quel che s'aspettassero quelli stessi che presagivano una fine infelice alla folle avventura. Tutto il paese piange di dolore e d'ira: piange per i prodi generali ed ufficiali, per i giovani soldati periti così barbaramente in terra straniera; piange per l'avvilimento della patria; e vibra d'indignazione contro chi ci ha condotti pazzamente a questo strazio». Crispi, fautore della politica coloniale, il 5 marzo, annuncia tra gli unanimi applausi le dimissioni del suo ministero, ed esce definitivamente dalla scena politica.




La fiera vinicola del Foro Boario

Negli ultimi anni del secolo scorso il Foro boario di Asti, meglio noto con il nome di «Alla», ospitò numerose edizioni di mostre e
rassegne vinicole e di viticoltura. Il curioso termine «Alla» deriva dal vocabolo francese

Le spese della guerra d'Africa hanno aggravato il dissesto del bilancio statale. Aumenta il prezzo del pane e scoppiano disordini a Faenza, a Bari, a Foggia, si estendono a tutta la penisola. A Milano i tumulti diventano aperta rivolta. Dalla Pirelli e dalle altre fabbriche escono gli operai, a loro si uniscono studenti e contadini arrivati dalla provincia. Rizzano barricate, dai tetti gettano tegole sui soldati. «La Stampa» scrive: «Uno dei nostri redattori mandato nel pomeriggio a Milano e ritornato col treno delle 23, narra che i disordini continuarono tutta la giornata gravissimi».

Nella stessa pagina c'è un telegramma arrivato nella notte, informa che: «Vi fu per le vie della città una vera battaglia; le scariche delle armi durarono parecchie ore a più riprese; vi sono moltissimi morti e feriti». Il generale Bava Beccaris scatena contro i rivoltosi l'artiglieria, le cannonate colpiscono anche un convento di frati ignari di quanto sta accadendo. La repressione è brutale. I morti sono 82 secondo le fonti ufficiali, secondo quelle socialiste 118 e 600 feriti.

Le prigioni sono zeppe, tra gli arrestati ci sono Filippo Turati, Anna Kuliscioff e altri esponenti della sinistra. Il tribunale militare distribuirà 1488 anni di carcere a 688 persone. Bava Beccaris riceverà dal re un'alta onorificenza.




Le lavandaie sul Tanaro

Un gruppo di lavandaie intente al lavoro lungo la riva del fiume Tanaro, allora ancora pulito e particolarmente pescoso

L'affare Dreyfus è stato il più clamoroso scandalo della vita politica francese. Nel 1894, in base a prove molto fragili, il capitano Alfred Dreyfus, israelita, troppo frettolosamente viene giudicato, condannato all'ergastolo, deportato all'isola del Diavolo, nell'inferno della Guyana. Nel 1898 con una lettera aperta sull'«Aurore» al presidente della repubblica, intitolata «J'accuse», lo scrittore Emile Zola difende Dreyfus e attacca lo stato maggiore. E' a questo punto che scoppia lo scandalo e riempie le prime pagine dei giornali, non solo francesi. L'opinione pubblica è divisa in «dreyfusardi» e «antidreyfusardi», in Francia i primi sono per lo più antimilitaristi, i secondi nazionalisti di destra e antisemiti. Gli animi sono sempre più eccitati. Per un'accanita campagna di stampa che sostiene la sua innocenza, nel settembre '99 Dreyfus è sottoposto a un secondo processo, a Rennes.

La sentenza è in questa pagina della «Stampa», che al processo ha un inviato speciale: contro le previsioni, Dreyfus è condannato a dieci anni di fortezza, ma gli sono concesse le circostanze attenuanti che permetteranno al presidente della repubblica di graziarlo. Nel 1906 sarà riabilitato, riammesso nell'esercito, promosso, decorato della Legion d'onore. «Lungo la costa della Guyana, poco distante dalla base spaziale francese, mi hanno mostrato lo scoglio dove, una volta all'anno, veniva madame Dreyfus. Nelle belle giornate, da lì poteva scorgere, lontana, l'isola del Diavolo».




Piazza Alfieri

L'attuale piazza Vittorio Alfieri in questa immagine di fine '800. Si noti all'angolo della piazza la costruzione in mattoni che era
adibita a peso pubblico.

Umberto I è ucciso il 29 luglio a Monza dall'anarchico Gaetano Bresci,aveva 56 anni. (Nella «Stampa» del giorno dopo si legge: «Nelle prime ore di iersera i primi che sparsero la notizia furono tratti in arresto come divulgatori di notizie false»). Il sovrano era andato al Parco Reale per la conclusione di un concorso ginnico. Era una serata calda e viaggiava su una carrozza scoperta. Dalla folla è sbucato Bresci, da pochi passi gli ha sparato tre rivoltellate. Una pallottola lo ha colpito al cuore.

La regina Margherita ha chiesto al chirurgo la pallottola estratta dal petto del marito per conservarla in un cofanetto. Il figlio Vittorio Emanuele ha appreso la notizia della morte del padre mentre era in crociera nel Mediterraneo. Quando sbarca a Reggio Calabria il prefetto lo ha ricevuto chiamandolo «Maestà». L'assassino ha tentato di fuggire ma è stato immobilizzato dalla folla. Bresci è di Coiano presso Prato, ha 31 anni. Era emigrato in America, frequentava un circolo anarchico, avrebbe deciso di uccidere il re dopo le cannonate di Bava Beccaris a Milano.

E' processato un mese dopo il regicidio, condannato all'ergastolo con sette anni di segregazione. Lo trovano impiccato l'anno dopo. Gli anarchici contestano la tesi del suicidio, comunque contro di essa non hanno prove.


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