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Caserma Carlo Alberto-Corso Dante

Ancora una pagina listata a lutto, riempita da un solo articolo e da un titolo: «Vittorio Emanuele II».
Il re è morto. A leggere questa pagina si è impressionati
dall'enfasi e dalla retorica. Ma è lo stile eccessivo di un'epoca melodrammatica. Anzi, l'articolo della «Gazzetta Piemontese» risulta perfino sobrio se confrontato con quello di altri quotidiani.
«Il Piccolo» di Napoli, per esempio, scrive: «E' morto il più valoroso dei
Maccabei, è morto il leone d'Israele, è morto il veltro dantesco, è morta la
provvidenza della nostra casa. Piangete, o cento città d'Italia! Piangete a singhiozzo, o cittadini!...». Il re aveva cinquantotto anni. Il 6 gennaio voleva andare a Firenze per il funerale del generale La Marmora, poi raggiungere a Torino la Bela Rosin.
Ma ha dovuto mettersi a letto: aveva la febbre alta. Broncopolmonite. Vittorio Emanuele è morto tre giorni dopo.
La polmonite è tremenda, è la causa più frequente di morte. E' dal 1887
che si è cominciato a tenere una statistica delle cause di morte e risulta che,
dal 1887 all'89, oltre 66 mila persone sono morte di polmonite, 63 mila di tubercolosi, 47 mila di malattie del sistema circolatorio, 25 mila di tifo, 17 mila
di malaria, 12 mila di cancro. Ma il dato più spaventoso è questo: oltre 200
mila bimbi morti nel primo anno di vita.
La torre Troyana

Sovente la prima pagina dei quotidiani è tutto un seguito di telegrammi arrivati da ogni città e da ogni Paese, con notizie d'ogni genere. Oggi sulla «Gazzetta Piemontese» tra i tanti e più diversi dispacci c'è, da Milano, quello sul «Don Carlos» alla Scala e «Verdi, invano pregato, non intervenne alla rappresentazione». Da Genova la notizia che è arrivata una corvetta americana. Da Parigi: «II conte di Parigi è partito per la Spagna». Da Vienna: «Fece molta impressione l'arresto di un certo Schenk che in breve tempo uccise e derubò quattro cameriere, dopo averle sedotte mediante promessa di matrimonio». Da Roma: «I ministri riunironsi alle cinque a consiglio in casa dell'On. Depretis». I giornali dipendono dal telegrafo. Ma sta arrivando il telefono, «codesto telegrafo che corre di casa in casa e che forse domani correrà di città in città». «L'Illustrazione Italiana» scrive: «Dappertutto telefoni! I tetti della città di Milano sono oggi attraversati da fili telefonici, che paiono tante righe di carta da musica; fili che si incrociano con quelli dell'ormai vecchio telegrafo e sembrano sopraffarli colla baldanza propria dei giovani destinati a luminoso avvenire. A Milano, sei mesi fa nessuno credeva al telefono: oggi è entrato nelle abitudini domestiche; e molti commercianti e industriali non ne possono far senza».
La chiesa di San Pietro

E' morto il kaiser Guglielmo. Un telegramma da Berlino informa che «a sera tarda poté ancora prendere alcune ostriche e pochi sorsi di vino di sciampagna, conversare col principe Guglielmo e coi medici, poi la sonnolenza ricominciò. Stamane alle 8,30 l'imperatore spirava». Ma vediamo come vanno le cose in Italia. Il generale Achille Agelini pubblica il «Codice Cavalleresco» che insegna le norme da seguirsi per sfidare qualcuno a duello. Da due anni il libro più venduto è «Cuore» di De Amicis, costa due lire. L'elettricità comincia a sostituire il gas nell'illuminazione delle grandi città,e i milanesi sono felicissimi perché la luce elettrica è arrivata prima in piazza del Duomo che in piazza Colonna a Roma. Si diffonde l'abitudine di qualche sport, quelli che li praticano sono chiamati «sportisti». A Torino si è svolta una gara di velocipedi e «i velocipedisti, da perfetti cavalieri, gettarono alle signore bei mazzetti di fiori». Si scoprono i bagni di mare, l'aristocrazia e l'alta borghesia vanno al Lido di Venezia: in spiaggia e in acqua gli uomini sono rigorosamente separati dalle donne. Allo Scribe di Torino, grande concorso internazionale di bellezza. Rimangono in finale «nove donne non belle. Qualcuna poteva dirsi graziosa. Un pubblico affollato, elegante, cominciò col fischiare, poi si mise a ridere».
In festa per il conte Ottolenghi

E' morto Rodolfo, erede al trono d'Austria. Il telegramma da Vienna informa: «II Kronprinz venne trovato stamane nel castello di Meidling presso Baden. Si sono subito poste in giro notizie romanzesche su questa morte; chi diceva che l'arciduca si era ucciso collo sparo accidentale del fucile, chi affermava che i cavalli della vettura, vincendo la mano, avevano condotto il principe a morte. Fu accertato e vi posso confermare nel modo più assoluto che la morte fu dovuta a una paralisi di cuore». Invece l'arciduca Rodolfo, principe ereditario d'Austria e Ungheria, si è suicidato sparandosi dopo aver ucciso la baronessina Maria Vetsera, che amava ma non poteva sposare. E questo non è avvenuto nel castello di Meidling ma in quello di Mayerling, nel Bosco viennese. Per più di un secolo il dramma di Mayerling farà palpitare le anime romantiche, si porteranno fiori alla Cripta dei Cappuccini viennese dov'è il sarcofago dell'arciduca e alla tomba della baronessina in un piccolo cimitero in provincia. Si scriveranno decine di libri con versioni diverse e romanzesche del «mistero» di Mayerling, si faranno film. Rodolfo sarebbe dovuto succedere al padre, l'imperatore Francesco Giuseppe. L'erede al trono sarà il nipote dell'imperatore, l'arciduca Francesco Ferdinando. Verrà assassinato il 28 giugno 1914 a Sarajevo dallo studente serbo Gavrilo Princip, e questo sarà il pretesto per la guerra mondiale.
Piazza Alfieri

E' l'ultima puntata sulla Rivoluzione Francese pubblicata dalla Gazzetta Piemontese e il giornale annuncia che nei primi giorni di maggio uscirà in appendice «Il bel Gladiatore», romanzo «che si svolgerà nei tempi dell'antica Roma e che senza dubbio interesserà le nostre lettrici per la novità dell'argomento, per l'intreccio bellissimo, per la pittura vivace e precisa dei costumi storici, per l'azione incalzante e drammatica e per la forma piacevole ed eletta». Non c'è televisione, non la radio, e i quotidiani pubblicano romanzi a puntate, che hanno quel seguito e quell'attenzione che fra qualche decennio avranno le telenovela. La pubblicità è molto aumentata e occupa gran parte dell'ultima pagina. Oggi c'è quella del Fernet Branca, lire 4 la bottiglia grande e 2 la piccola, e dell'Acqua di china Mingone per la «conservazione e sviluppo dei capelli e della barba». La Ferro China Risieri «preserva contro le febbri prodotte da malaria» e l'Acqua fenicia «è il miglior preservativo delle gengive ed è gargarismo molto igienico per qualche male di gola ed è anche antidifterica». Un fotografo svizzero offre un Album Proibito, evidentemente con nudi: «Cinquanta differenti fotografie dal vero suggellate e franche. Lire 5 in carta o vaglia. Restituzione del denaro ai non soddisfatti». A Finalmarina presso Savona «in un bellissimo palazzo con giardini prospicienti al mare, la vedova del dottor Barbosio accetta in famiglia adulti e fanciulli di civili condizioni d'ambo i sessi».
Piazza medici

La notizia più rilevante del 14 luglio 1890 è la vacanza della regina Margherita in Piemonte, a Ceresole. E' ammirata e amata, forse più di re Umberto, converte alla Monarchia fieri repubblicani, come Carducci. Lei e Umberto sono visti come «una bella coppia». In realtà, Umberto ha un'amante, la duchessa Eugenia Litta, e le sarà sempre devoto. Margherita lo sa ma non fa storie, ne ripaga il marito con la stessa moneta cercandosi un amante. Il suo biografo, Carlo Casalegno, scriverà che le lettere di Margherita hanno parole di rispetto per il «re», mai di tenerezza per il «marito». Per la vacanza a Ceresole la regina arriva a Settimo con un treno speciale da Milano. Il cronista della «Gazzetta Piemontese» la descrive «vestita d'una elegante "matinée" gialla, coperta d'un soprabito grigio a mantellina e con ampio cappello di paglia in testa, presentava un aspetto florido, che migliorerà certamente ancora durante il soggiorno che essa farà in montagna». Nella stessa pagina, con meno rilievo, c'è la notizia della piena dell'Adige. A Verona il fiume è un metro e 28 oltre il livello di guardia, corre con quel muggito che annuncia sempre disastri. L'acqua già invade i piani terreni, gli abitanti sgombrano stanze e magazzini. «Una barca a vapore, rotti gli ormeggi, è stata trascinata via stanotte, ne si sa dove sia andata a finire». E il fiume continua a crescere.
