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Comunicati Stampa Città di Asti
265 i beni confiscati alla mafia in Piemonte e ora il bando per il riutilizzo
ven 29 set, 2017

I Comuni piemontesi assegnatari di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata hanno tempo fino al 30 ottobre per aderire al bando emanato dalla Regione Piemonte per favorirne il riutilizzo a scopi sociali. Gli enti interessati (come risulta dalle tabelle pubblicate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche di coesione, nel “Dossier regionale - I beni confiscati alla criminalità in Piemonte”, che ha elaborati dati Anbsc aggiornati al 29 febbraio 2016), sono 63, così suddivisi nelle otto province piemontesi: 36 in provincia di Torino: il capoluogo (50 immobili), Leinì (16), Villareggia (16), San Giusto Canavese (12), Orbassano (9), Bardonecchia (6), Chivasso (5), Angrogna, Beinasco, Borgaro, Bruino, Cantalupa, Carmagnola, Caselle, Castiglione, Cesana, Coazze, Cuorgnè, Moncalieri, Montalenghe, Nichelino, Piossasco, Salassa, San Benigno Canavese, San Maurizio Canavese, San Sebastiano Po, Santena, Torrazza Piemonte, Val Della Torre, Venaria Reale, Villafranca, Villastellone, Volpiano e Volvera. Tre in provincia di Alessandria: Albera Ligure, Basaluzzo e Bosco Marengo. Quattro in provincia di Asti: Dusino San Michele, Grazzano Badoglio, Moncalvo e Penango. Due in provincia di Biella: Cerreto Castello e Valle San Nicolao. Sei in provincia di Cuneo: il capoluogo, Alba, Cervere, Revello, Savigliano e Sommariva del Bosco. Cinque in provincia di Novara: il capoluogo, Ameno, Borgomanero, Dormelletto e Miasino. Tre nel VerbanoCusio-Ossola: Verbania, Omegna e Baveno ed infine quattro in provincia di Vercelli: il capoluogo, Cigliano, Crescentino e Gattinara. Gli immobili confiscati sono in tutti 265 (50 solo a Torino), di cui 145 già destinati e 120 dati in gestione. Gli obiettivi del bando sono diversi: superare le situazioni di emergenza abitativa che riguardano genitori separati, donne vittime di violenza e famiglie in stato di disagio; rafforzare le attività socio-assistenziali ed educative (sostegno della famiglia e dei minori, tutela di anziani e disabili, punti di accoglienza e informazione sul territorio, agricoltura sociale); favorire l’accoglienza dei rifugiati.  

(fonte Piemonte news)

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