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Comunicati Stampa Città di Asti
Funghi in Piemonte, come raccoglierli
mar 12 set, 2017

Quantità, modalità e specie. Una legge regionale stabilisce le regole per raccogliere i funghi epigei spontanei in Piemonte, nel rispetto degli ecosistemi esistenti

Non più di tre chilogrammi. È questa la quantità massima giornaliera di funghi - individuale e giornaliera - che è consentito raccogliere in Piemonte, previa acquisizione del titolo per la raccolta.

Lo stabilisce la Regione Piemonte nella legge che tutela i funghi epigei spontanei (Legge 17 dicembre 2007, n. 24), nel rispetto degli ecosistemi esistenti.

La legge sancisce che i funghi possano essere raccolti dall'alba al tramonto e che gli esemplari debbano essere interi e completi di tutte le parti necessarie a determinare la specie, e senza l'uso di rastrelli o altri attrezzi che possano danneggiare il suolo.

Una volta raccolti, vanno trasportati in contenitori idonei a consentire la diffusione delle spore - e dunque aperti - ed è comunque vietato l'uso di contenitori in plastica, compresi i più comuni sacchetti.

I funghi non possono essere raccolti nei castagneti da frutto coltivati, nei siti di Natura 2000, secondo quando previsto dalla Direttiva 92/43/CEE che ha lo scopo di preservare gli habitat naturali e seminaturali, flora e fauna selvatiche e nella maggior parte dei parchi naturali eccetto le aree individuate dalla Regione Piemonte dove è consentito, previo possesso del titolo abilitativo.

Il 'titolo' che abilita alla raccolta - valido su tutto il territorio regionale - è la ricevuta di versamento dell'apposito contributo che la Regione Piemonte ha quantificato in 30 euro per il titolo annuale, 10 euro per il titolo settimanale, 5 euro per il titolo giornaliero e che deve essere fatto a beneficio di: enti regionali di gestione delle aree protette, unioni montane di comuni, forme associative dei comuni collinari. Enti che destineranno le somme introitate alla sistemazione e manutenzione delle aree boscate e alla segnalazione della loro sentieristica pedonale; alla promozione e realizzazione di iniziative finalizzate a favorire la conoscenza e il rispetto delle specie fungine; all'espletamento delle funzioni di vigilanza delle guardie ecologiche volontarie.

Dunque, chiunque voglia raccogliere funghi epigei spontanei in Piemonte, deve essere in possesso della ricevuta di versamento - pagata tramite bollettino postale o bonifico bancario, solo per i titoli giornalieri e settimanali è possibile acquisire appositi voucher - che riporta i dati del legittimo proprietario. Fanno eccezione i minori di 14 anni che non devono essere muniti di alcun permesso se accompagnati da una persona maggiorenne munita di valido titolo per la raccolta.

I guardiaparco sono tra i soggetti deputati alla vigilanza del rispetto delle regole stabilite dalla legge regionale e possono comminare sanzioni a chi le viola, a partire da 30 euro per ogni 500 grammi di funghi raccolti in eccedenza rispetto ai tre chilogrammi giornalieri consentiti.

Per alcune specie di funghi non è necessario possedere il titolo abilitativo. Si tratta di specie di basso pregio commerciale - indicate all'art. 3 comma 1bis l.r. 24/2007 - come: chiodini o famigliola buona (Armillariella mellea), prataioli (Agaricus campestris, Agaricus macrosporus), specie diverse del genere Morchella, gambe secche (Marasmius oreades), orecchione (Pleurotus ostreatus), coprino chiomato (Coprinus comatus) e mazza di tamburo (Macrolepiota procera).

La legge rassicura anche gli amanti dei funghi più pantofolai. Chi infatti intende degustarli senza doverli raccogliere può stare tranquillo:  i funghi destinati alla vendita e alla somministrazione sono sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio. L'ispettore micologo preposto al controllo, se riscontra una raccolta non corretta, oppure una carenza delle caratteristiche morfologiche che non consentono la sicura determinazione della specie, tali da far sospettare la tossicità dei funghi, provvede alla loro immediata distruzione. Sono destinati alla distruzione tutti i funghi riscontrati in stato di alterazione dovuta sia a cattiva conservazione che a invasione di parassiti.

(fonte: Emanuela Celona Piemonte parchi)

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