La Certosa di Valmanera (Astensis Cartusia), che secondo qualche storiogafo, sarebbe stata addirittura fondata nella prima metà del secolo VIII da Liutprando, re dei Longobardi, prese nome dai Certosini, che, nel 1387, subentrarono ai Vallombrosani, in forza di una Bolla di Papa Clemente VII. avignonese.
La Bolla attesta che il Monastero era cadente e che in esso era rimasto il solo abate. Nos igitur praefatum Monasterium cum ecclesia, domibus, hedificiis, cimiterio, censibus, redditibus, fructibus, proventibus et aliis iuribus et pertinentiis suis universis vobis et vestro Ordini perpetuo, auctoritate apostolica, donamus.Il sommo Pontefice autorizzava i Certosini a edificare monasterium ad morem et consuetudinem ipsius vestri Ordinis, ed essi non tardarono a instaurare omnia, cum ecclesia, campanili, campana, cimiterio et aliis necessariis officinis.

portone rustico
La chiesa, dedicata agli Apostoli Filippo e Giacomo, era ornata di classici dipinti e dotata di sei altari marmorei di squisita fattura. Il coro, ultimato nel 1496 da Tommaso Sacha, aveva scanni " rappresentanti moltissime cose, cioè uccelli in gabbia, fabbricati, alberi, paesi, campagne e simili, tutto assai bene lavorato ". La biblioteca, ricca di molti volumi di teologia, filosofia e storia, possedeva pure undici grosse cartelle di documenti vergati su pergamena, che andarono disperse, eccezion fatta per quelle che portavano i numeri 1-4-5-9, le quali, ritrovate da Quintino Sella, furono da lui donate alla nostra Città.
Il caseggiato, disposto in forma di quadrilatero, era abitato di solito da dieci religiosi sacerdoti, otto professi conversi, diversi novizi e numerosi domestici di casa e di campagna. Com'è ancora attualmente, anche allora il tenore di vita dei Certosini era austerissimo. Digiunavano otto mesi all'anno, non mangiavano mai carne, si astenevano dalle uova e dai latticini durante la Quaresima e l'Avvento; vestivano una tonaca bianca con cintura di cuoio; portavano il cilicio lombare; andavano a letto alle 18 e si levavano alle 22;

la Certosa con le casette abitate
in solitudine dai singoli Certosini

resti del rustico

com'è oggi
osservavano perenne silenzio, eccettuate le domeniche; avevano ognuno una minuscola casetta munita delle suppellettili indispensabili e circondata da un giardinetto, che lavoravano con le proprie mani. Il turbine della Rivoluzione Francese scosse la Certosa moralmente e la devastò materialmente. Il monastero fu soppresso nel 1801 e la chiesa demolita nel 1816. I religiosi vennero dispersi e i molti beni incamerati. Annotava l'Incisa in data 3 agosto 1801: " Alla Certosa si diede quasi il sacco a tutto quanto ancora si può levare, a segno che si portarono via tutti gli usci e finestre, perfino schiantandone le inferriate; e così quella casa, già tanto magnifica, si riduce, poco per volta, a una spelonca di ladri ".

resti dell'antico Chiostro della Certosa

interno ristrutturato
Quattro anni dopo, il 22 novembre 1805, il Vescovo Gattinara supplicava il Governo francese perchè la Certosa venisse passata alla Cattedrale, stretta da urgenti necessità di ogni genere, ma la sua supplica non ebbe risposta.
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